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Elba: il bike sharing fantasma e la rivoluzione sperimentale del traffico che non piace ai marinesi

Legambiente: «Una scelta ambientalmente ed energeticamente incomprensibile»
 |  Trasporti e infrastrutture

Legambiente Arcipelago Toscano ormai da settimane riceve proteste e segnalazioni sulla nuovo piano “sperimentale” del traffico a Marciana Marina, all’Isola d’Elba, che sta causando numerosi disagi, per questo ha deciso di riunirle in un piccolo ma denso Dossier intitolato “Traffico, Ambiente, Ciclisti e pedoni a Marciana Marina” che ha inviato anche all’Amministrazione Comunale (maggioranza e minoranza), «Sperando che provvedano a rivederne le criticità, gli errori ed i pericoli evidenziatici da marinesi ed ospiti».

Il primo capitoletto del Dossier “Quella strada è una camera a gas”  parte da una lettera ricevuto nei giorni scorsi dal Cigno Verde isolano ed inviata anche a Comune, Asl ed Arpat, che spiega cosa sta succedendo con lo spostamento del traffico della Provinciale dell’Anello Occidentale e di quello locale in  Via Vadi, Via Murzi e Via Lloyd: «Tale disagio è provocato dal rumore assordante dei veicoli (macchine, moto, camion articolati trasporto merci, autobus di linea e turistici, camion della nettezza urbana) che a qualsiasi ora del giorno e della notte transitano per raggiungere le rispettive destinazioni. La presenza di uno Stop e il successivo restringimento della carreggiata intensificano il rumore per frenate, accelerazioni, conseguenti rallentamento e ripartenze, aggravando la già critica situazione con eccesso di emissioni di gas di scarico che raggiungono con le loro esalazioni le persone all’interno delle abitazioni. A quanto sopra si aggiunge l’incremento in casa di polveri sottili e la pericolosità per l’alta concentrazione di traffico in un’area già precedentemente critica».

Gli ambientalisti dicono che si tratta di una situazione condivisa da altri cittadini ed proprietari di seconde case che vivono nelle strade interessate dallo spostamento ed intensificazione del traffico, «Che comprendono anche via Martiri di Corfù e Cefalonia, diventata da strada residenziale la via più trafficata per raggiungere le aree di vecchia e nuova edificazione e più densamente abitate al di sopra della strada Provinciale, e Via Aldo Moro, diventata l’unico sbocco per andare verso gli altri Paesi dell’Elba occidentale. In queste strade il disturbo è ulteriormente aggravato dai rumori dei veicoli sui dossi artificiali per rallentare la velocità».

Per Legambiente si tratta di una scelta ambientalmente ed energeticamente incomprensibile ed il perché lo spiega nel secondo capitoletto: «Marciana Marina sembra l’unico Comune ad aver deciso di deviare il traffico extraurbano dentro un centro abitato invece che ridurlo. Infatti, aver scelto di spostare il traffico che percorreva un tratto di strada provinciale caratterizzata da non moltissime  abitazioni, spesso  distanziate dalla strada da giardini con muri, all’interno di un centro abitato caratterizzato da molte abitazioni sia in condominio che singole, ha costretto, come ci segnalano diversi proprietari degli appartamenti che danno sulla nuova principale direttrice del traffico, a mettere doppi vetri anti-rumore ed a dotarsi di  condizionatori per l’impossibilità di tenere le finestre aperte a causa dei gas di scarico. Il tutto per evitare il traffico in salita su un tratto di circa 250/300 metri verso Marciana su Viale Principe Amedeo, che resta comunque percorribile in discesa e che ha un nuovo pericoloso incrocio finale. Inoltre è indubbio che il tortuoso percorso al quale sono costretti i cittadini provoca maggior consumo di carburante ed inquinamento atmosferico, il che non ci sembra il massimo per un Comune che nel 2008 ha approvato una Dichiarazione Ambientale (anche se lacunosa e disattesa per aspetti importanti come la mancata realizzazione del depuratore) e che per questo si fregia del certificato Uni En Iso 14001:2004».

Poi gli ambientalisti enumerano una serie di difetti riscontrati lungo i percorsi pedonali, sottolineando che «La ragione di questa scelta sarebbe da ricercare nella pedonalizzazione delle poche centinaia di metri di Viale Principe Amedeo tra Il Monte dei Paschi di Siena e l’incrocio con Viale Aldo Moro, cosa che fra l’altro non sembra essere stata molto gradita dalle strutture alberghiere alla quale la misura sembrava destinata. Una pedonalizzazione che avrebbe già alternative, visto che gli stessi luoghi sono raggiungibili dal lungomare (anche ben oltre il nuovo senso unico in discesa) percorrendo Via Mentana, Via Zara,  Via Garibaldi, Via San Francesco, Via del Ruotone e Via San Giovanni, già chiuse al traffico o con un traffico locale praticamente inesistente». Alcune situazioni sembrano davvero paradossali e gli attraversamenti del traffico mettono in diverse situazioni in pericolo  pedoni e ciclisti. Ma è all’altezza della palestra delle Scuole medie che ci si trova di fronte ad una cosa davvero paradossale: Il percorso pedonale forse più corto del mondo, circa 5 metri all’incrocio tra via Nello  Bonanno e Via Oliviero Murzi, che cominciano ad un posto parcheggio e terminano ad un altro parcheggio (foto 7)».

Ci sono poi i “buchi” nella pista ciclabile. Legambiente evidenzia che «La costosa pista ciclabile di Marciana Marina, così come pensata, ha sempre avuto poco senso (a meno che il senso non fosse legato al tentativo funesto di raddoppio del lungomare che qualcuno aveva in testa), ma la nuova disposizione del traffico l’ha resa ancor meno appetibile e più pericolosa per i pochi ciclisti che la frequentano. In alcuni tratti è ormai ridotta ad uno sbiaditissimo e quasi indistinguibile percorso color mattone  stinto che, soprattutto ai nuovi incroci creati dalla rivoluzione del traffico, è difficilmente percepibile dagli automobilisti». Gli ambientalisti fanno l’esempio di una serie di incroci ed uscite pericolosi e mal segnalati.

Ma è l’ultimo capitoletto del Dossier, intitolato “Il mistero di “Mare e Bici” e le stazioni del bike sharing “non operative” o a 0 bici”, ad essere il più inquietante: «Ci chiediamo che fine abbiano fatto le biciclette della tanto strombazzato sistema di bike sharing  “Mare e Bici” che già l’anno scorso dimostrò molte pecche, anche per il suo cervellotico regolamento. che non favorisce certo la fruizione, e che quest’anno si è fino ad ora caratterizzata per gli stalli delle “stazioni” desolatamente vuoti, mentre gli unici rari esemplari di bici elettriche sembrano stazionare nell’area della nuova piscina che non pare essere molto frequentata e che ci auguriamo non abbia lo stesso successo della pista ciclabile. Dalla scheda (allegata) presente nella sera del 4 agosto 2013 (ore 19,00 circa) sul sito di Biciincittà (la S.r.l. di Torino che gestisce il progetto), risultavano a Marciana Marina 5 Stazioni di “Mare e Bici”: 4 NON OPERATIVE: Porto Turistico 1 e 2;  Ufficio Turistico; Impianti Sportivi (tutte con 0   bici libere e 0 posti disponibili) ed una OPERATIVA: Palazzo Comunale (foto 11 e 12), ma con 0 bici libere e 10 posti disponibili. Il 5 agosto, alle 7 di mattina, è diventata improvvisamente OPERATIVA anche la stazione di Porto Turistico 2, ma con 0 bici libere e 18 posti disponibili. In totale le bici disponibili sono sempre zero. Sul sito ViaggiaInsieme.it si legge che il numero di bici per il bike sharing  a Marciana Marina sarebbero 30 per 3 rastrelliere, qualcosa, per tempistica e numeri, non torna».

Redazione Greenreport

Greenreport conta, oltre che su una propria redazione giornalistica formata sulle tematiche ambientali, anche su collaboratori specializzati nei singoli specifici settori (acqua, aria, rifiuti, energia, trasporti e mobilità parchi e aree protette, ecc….), nonché su una rete capillare di fornitori di notizie, ovvero di vere e proprie «antenne» sul territorio.