
Costruire più strade non serve a decongestionare il traffico, anzi lo fa aumentare

Già nel 1988, la celebre società di consulenza McKinsey avvertiva – nel suo rapporto "Ending traffic jams" – che investire nell’ampliamento e nella costruzione di nuove strade non avrebbe risolto i problemi di congestionamento nel traffico. Si tratta di uno dei consigli meno ascoltati degli ultimi 36 anni, eppure le evidenze scientifiche continuano a validarne la bontà.
Da ultimo è una ricerca della Rijkswaterstaat a confermarlo, ovvero l'organizzazione esecutiva del ministero delle Infrastrutture e della gestione delle acque dei Paesi bassi. Lo studio offre una panoramica degli effetti comportamentali di varie misure di mobilità, mostrando risultati in linea con quelli delle ricerche finora condotte a livello internazionale.
«Nelle aree urbane, l'1% di capacità autostradale in più porta all'1% di traffico in più. Per le strade principali urbane, la cifra è dello 0,75%. Ciò conferma la "legge fondamentale della congestione stradale"», come riassume Arie Bleijenberg, in qualità di presidente dell’associazione ambientalista Transport&Environment (T&E).
Di fatto è il traffico a regolare il comportamento di mobilità degli automobilisti. Una congestione eccessiva incoraggia i conducenti a scegliere un viaggio più breve, a evitare l'ora di punta, a viaggiare con qualcun altro o a utilizzare un altro mezzo di trasporto. Una minore congestione ha l'effetto opposto. «Dopo l'apertura del tunnel Zeeburger vicino ad Amsterdam – sottolinea Bleijenberg – il 16% in più di auto ha attraversato il Canale del Mare del Nord durante l'ora di punta, l'occupazione media di queste auto è diminuita del 7%, e il 31% dei conducenti è tornato a guidare durante l'ora di punta». Risultato? L’asfalto cresce, ma il traffico rimane, sollecitando la messa in opera di soluzioni alternative: in primis il trasporto pubblico.
