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Elettricità, la Sardegna può funzionare con il 100% di rinnovabili: -62% di CO2 e bollette più basse

È quanto emerge da uno studio commissionato dal Coordinamento Free e realizzato dal Politecnico di Milano insieme alle università di Cagliari e Padova. Scenario possibile entro il 2030 con installati 7 GW di fotovoltaico, 4 GW di eolico e 14 GWh di accumuli. Il prezzo zonale andrebbe a -39%
 |  Nuove energie

Un nuovo studio evidenzia quanto si stia sbagliando l’attuale amministrazione della Sardegna, che ha riconosciuto come aree idonee per la realizzazione di nuovi impianti da fonti rinnovabili soltanto l’1% del territorio e che, per aggiungere danno a danno, dopo aver detto no a eolico e solare ora ha detto sì a due nuovi rigassificatori.

Lo studio è stato realizzato dal Politecnico di Milano, dall’Università degli studi di Cagliari e dall’Università degli Studi di Padova. Il titolo è “Analisi di possibili traiettorie per la transizione energetica in Sardegna” e il contenuto è decisamente interessante. Dalle 9 slide di sintesi (consultabili nel Pdf in fondo all’articolo) emerge infatti che il sistema energetico della Sardegna potrebbe funzionare con il 100% di rinnovabili entro il 2030. Non solo. Il prezzo zonale dell’elettricità calerebbe del 39%, passando da una media di circa 108 euro per MWh nel 2024 a circa 66 euro per MWh tra cinque anni.

A commissionare e finanziare lo studio è il Coordinamento Free, che in tempi non sospetti aveva lanciato un allarme sulle criticità introdotte col Testo unico sulle rinnovabili e sui rischi derivanti dal lasciare alle Regioni la decisione sull’individuazione delle aree idonee. Il governo non ne ha tenuto conto e la Sardegna ha chiuso le porte a eolico e fotovoltaico. Un errore grave, a leggere lo studio del Politecnico di Milano e delle altre università.

L’indagine ha preso in esame vari scenari per il 2030, e in quello con rinnovabili al 100% si avrebbero 7 GW di fotovoltaico installati, 4 GW di eolico (metà a terra metà off-shore) e, fondamentali, 14 GWh di accumuli prevalentemente di grandi dimensioni. I costi d’investimento inziali sarebbero ricompensati dai costi di esercizio, ampiamente inferiori rispetto agli impianti di energia fossile e sarebbe occupato soltanto lo 0,4% della superficie agricola totale. Nello studio si evidenzia che con Fer al 100% la riduzione delle emissioni di CO2 sarebbe del 62% rispetto al 2020 e anche che il risparmio nella bolletta elettrica tipo sarebbe di circa 80 euro all’anno (-20%) per un consumatore da 2000 kWh annui. E, potenzialmente, benefici più ampi ci sarebbero al crescere del tasso di elettrificazione.

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Redazione Greenreport

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