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Nel nostro Paese l’incertezza normativa pesa sui costi quanto sulla decarbonizzazione

Caro bollette? La Germania sta installando impianti rinnovabili 7 volte più velocemente dell’Italia

Re Rebaudengo: «Abbiamo i prezzi dell’energia tra i più alti d’Europa e la maggiore dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili»
 |  Nuove energie

In Italia la progressiva diffusione degli impianti rinnovabili sta già contribuendo a tagliare il costo all’ingrosso dell’elettricità – che è ovviamente uno dei fattori fondamentali, anche se non l’unico, a incidere sulle bollette –, ma si tratta di un’avanzata ancora troppo lenta per compensare le fluttuazioni di prezzo del fattore che più di ogni altro pesa sulle tasche degli italiani: il gas fossile.

«Abbiamo i prezzi dell’energia tra i più alti d’Europa. Siamo anche il Paese europeo con la maggiore dipendenza dalle importazioni dall’estero di combustibili fossili, principalmente gas – spiega a greenreport Agostino Re Rebaudengo, presidente di Asja Energy Società Benefit – È nostro anche il primato in Europa per esposizione a eventi climatici estremi e per vittime da inquinamento atmosferico. A fronte di questi davvero poco inviabili record, sarebbe lecito attendersi – o meglio, doveroso attuare – una decisa accelerazione della transizione, dato che la crescita delle rinnovabili riduce la dipendenza, le emissioni climalteranti e inquinanti, e i prezzi dell’energia».

In realtà la transizione energetica nel nostro Paese è rimasta impantanata nelle sabbie mobili costituite da normative contraddittorie, iter autorizzativi dalla lunghezza biblica, sindromi Nimby (non nel mio giardino) e Nimto (non nel mio mandato elettorale): «Incredibilmente, in Italia tra criticità normative e obiettivi di decarbonizzazione messi in discussione (sebbene già sottoscritti e inseriti anche nel Pnrr), la transizione è in una fase di estrema difficoltà, come conferma una recente analisi di Enea – osserva nel merito Re Rebaudengo – Lo ha spiegato Arera, ed emerge anche dall’Osservatorio Fer di Anie Rinnovabili: pur con l’attuale funzionamento del mercato elettrico, le rinnovabili stanno già abbassando i prezzi dell’elettricità in Italia. E lo stanno facendo anche a livello europeo: a marzo, nota Eurelectric, il record di produzione del fotovoltaico ha fatto abbassare i prezzi».

Altri Paesi europei sono oggi alla testa della transizione energetica, con benefici ben più tangibili per consumatori e imprese, oltre che per il clima. La Spagna ad esempio, che la scorsa estate ha autorizzato in un solo giorno tanti impianti rinnovabili quanto quelli entrati in esercizio in Italia nell’intero 2023; oggi il 56% di energia elettrica prodotta in Spagna arriva dalle fonti rinnovabili (l’Italia è al 48,8%, quanto basta a coprire il 41,2% della domanda), il che sta consentendo di «generare migliaia di posti di lavoro e avere un'elettricità più economica del 30% rispetto a quella dei nostri concorrenti europei, superando la più grande debolezza competitiva che il nostro Paese ha avuto per molti decenni», per dirla con le parole del presidente Pedro Sánchez.

Nel merito, è utile richiamare le stime elaborate dal ricercatore Luigi Moccia: se nell’ultimo quadriennio l’Italia avesse investito sulle rinnovabili quanto Spagna o Portogallo, avrebbe risparmiato sull’elettricità ben ben 74 miliardi di euro. E siamo appena all’inizio: come già spiegato a greenreport dal direttore scientifico del Kyoto club, Gianni Silvestrini, secondo «un modello predisposto dalla Banca di Spagna, se si raggiungessero gli obbiettivi al 2030 del Pniec spagnolo (78% di rinnovabili elettriche) i prezzi del kWh potrebbero ridursi di un ulteriore 50%».

La rivoluzione dell’energia avanza con rapidità non solo nella penisola iberica, ma anche nel principale Paese manifatturiero d’Europa: «La Germania in un solo anno, il 2024, ha installato 20 GW di energia rinnovabile. L’Italia per installare 20 GW ci ha messo 7 anni», nota Re Rebaudengo. E anche in questo caso le ricadute economiche sono assai rilevanti, sempre guardando all’ultimo quadriennio, se l’Italia avesse investito sulle rinnovabili quanto la Germania avrebbe risparmiato 49,4 miliardi di euro sui prezzi elettrici.

«A fronte di questi benefici, è difficile comprendere come sia possibile – conclude il presidente di Asja – che il Dm Aree idonee potrebbe rendere non idoneo il 99% dell’Italia (anche le aree già idonee per legge rischiano di non esserlo più), ponendo a rischio sia i nuovi progetti sia quelli già in fase di realizzazione, che il Dl Agricoltura abbia vietato il fotovoltaico a terra (in un Paese con 4 milioni di ettari agricoli abbandonati), e che il Testo unico che avrebbe potuto risolvere queste criticità, invece di farlo ha persino aumentato l’incertezza normativa. Così, invece di diminuire, aumentano i costi, la dipendenza dall’estero e il ritardo accumulato per i target di decarbonizzazione».

Luca Aterini

Luca Aterini, toscano, nasce settimino il 1 dicembre 1988. Non ha particolari talenti ma, come Einstein, si dichiara solo appassionatamente curioso: nel suo caso non è una battuta di spirito. Nell’infanzia non disegna, ma scarabocchia su fogli bianchi un’infinità di mappe del tesoro; fonda il Club della Natura, e prosegue il suo impegno studiando Scienze per la pace. Scrive da sempre e dal 2010 per greenreport, di cui è oggi caporedattore.