
Dalla Corte europea nuove multe all’Italia per il mancato rispetto della direttiva sulle acque reflue

Con la sentenza del 27 marzo 2025 (causa C-501/23), la Corte di giustizia europea impone nuove sanzioni all’Italia per il mancato rispetto degli obblighi in materia di raccolta e trattamento delle acque reflue urbane in relazione a quattro agglomerati (in Sicilia e in Valle d’Aosta).
In questi agglomerati, l’Italia è stata accusata di essere venuta meno agli obblighi relativi alla mancata realizzazione delle reti fognarie e il mancato trattamento preventivo prima dello scarico che hanno un numero di abitanti equivalenti superiore a 10.000.
L’iter giudiziario nasce ormai moli anni fa: la Corte aveva già constatato una prima volta l’inadempimento dell’Italia in una sentenza pronunciata nel 2014, in quanto venuta meno agli obblighi ad essa incombenti a norma della Direttiva 91/271/CEE sulle acque reflue su ben 41 agglomerati. La Commissione europea, ritenendo che, oltre 20 anni dopo la scadenza dei termini di recepimento previsti dalla suddetta direttiva e gli anni passati dalla sentenza del 2014, l’Italia non si fosse ancora pienamente conformata alle norme europee (in quanto ancora inadempiente su quattro agglomerati) ha proposto poi un nuovo ricorso per inadempimento, diretto all’imposizione di sanzioni pecuniarie.
Il danno ambientale è diminuito grazie alla riduzione significativa del numero di agglomerati, che sono passati da 41 nel 2014 a 4, ma comunque persiste: per questo la Corte di giustizia condanna quindi l’Italia a pagare una somma forfettaria di 10 milioni e una penalità di euro 13.687.500 per ogni semestre di ritardo nell’attuazione delle misure necessarie per conformarsi alla sentenza del 2014, a partire da oggi e fino alla completa esecuzione della sentenza del 2014.
Somme che si andranno ad aggiungere alle molte già versate finora: la Corte dei conti italiana, in un report pubblicato all’inizio di quest’anno, stima che il mancato rispetto della normativa europea sulle acque reflue sia già costato all’Italia oltre 210 milioni di euro.
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