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Legambiente ha dato il via alla 35a edizione della campagna dedicata al monitoraggio e alla pulizia degli oggetti abbandonati lungo le coste

“Spiagge e fondali puliti”: nel 2025, su 63 spiagge sono già 56.168 i rifiuti raccolti e catalogati

La plastica è il principale antagonista degli arenali italiani: rappresenta il 77,9% di quanto rinvenuto. Peggiorato il grado di pulizia: il 28% risulta avere un Clean coast index corrispondente ad un giudizio di «spiaggia sporca» o «molto sporca» (era 6,6% lo scorso anno)
 |  Inquinamenti e disinquinamenti

«Spiagge pulite? Pinzaci tu». È con questo slogan che Legambiente dà il via questo fine settimana alla trentacinquesima edizione di “Spiagge e Fondali puliti”. La storica campagna dedicata al monitoraggio e alla pulizia dei rifiuti abbandonati lungo le coste della Penisola arriva alla vigilia della Giornata nazionale del mare (11 aprile) e prevede oltre 90 le iniziative in tutta Italia (di cui 76 aperte al pubblico) organizzate in 17 regioni (non solo costiere ma dell'entroterra, per la presenza di fiumi e laghi) da Legambiente e 78 dei suoi Circoli e Regionali, che rientrano tra le azioni che contribuiscono alla missione dell’Ue “Restore our Ocean and Waters” per il 2030. I protagonisti saranno centinaia di volontari e volontarie, tra cittadinanza, scuole, associazioni, aziende e amministrazioni comunali, equipaggiati di pinze raccogli-rifiuti e guanti, in nome di un mare pulito e libero dalla plastica e rifiuti.  

In occasione dello start ufficiale, il Cigno verde torna ad accendere i riflettori sulla piaga del marine litter, grave minaccia per gli ecosistemi acquatici: l’Unep stima che, a livello globale, ogni anno 19-23 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica inquinano laghi, fiumi e mari e prevede che le emissioni quasi triplicheranno entro il 2040. Mentre un recente report del progetto MedBioLitter, segnala 22 specie particolarmente a rischio tra la megafauna marina, inclusi cetacei, foche, tartarughe, squali, razze, tonni e pesci spada. Tra i maggiori impatti registrati, la mortalità per ingestione diretta di plastiche e microplastiche e alterazioni sul ciclo riproduttivo.  
Quella del marine litter è un’emergenza che Legambiente torna a fotografare con la nuova indagine Beach Litter 2025, una delle più grandi campagne di citizen science, condotta su 63 spiagge campionate (quasi il doppio rispetto all’edizione del 2024, in cui erano state 33) in 13 Regioni.

Numeri alla mano, nel 2025, su un’area complessiva di 196.890 mq, sono stati 56.168 i rifiuti raccolti e catalogati. Una media di 892 rifiuti ogni 100 metri lineari. Rispetto all’edizione del 2024, si registra un peggioramento del «grado di pulizia» delle spiagge, calcolato per il secondo anno utilizzando il Clean Coast Index (Cci), un indicatore utilizzato a livello internazionale che stabilisce il livello di pulizia di una spiaggia sulla base della densità dei rifiuti presenti nelle aree campione monitorate: il 28% delle 63 spiagge monitorate risulta avere un Cci corrispondente ad un giudizio «spiaggia sporca» o «molto sporca» (nel 2024 il valore delle due categorie era stato del 6,6%). Diminuiscono rispetto al 2024 le spiagge «molto pulite», che passano dal 42% al 27%, e le spiagge “pulite”, dal 24,2% al 14%. 

La plastica si conferma il principale antagonista delle spiagge: rappresenta il 77,9% degli oggetti rinvenuti su tutte e 63 le spiagge campionate (43.776 sui 56.168 totali). Seguono con l’8,3% gli oggetti in vetro/ceramica, il 4,3% la carta e cartone, il 3,6% i metalli e il 2,4% il legno. Tornando alla categoria plastica, tra gli “osservati speciali” i 10 prodotti in plastica monouso e reti e attrezzi da pesca e acquacoltura che, a tre anni dalla loro messa al bando dalla Direttiva SUP (Single Use Plastics), rappresentano ancora il 40,5% del totale dei rifiuti monitorati. 

Continuano a “spopolare” i mozziconi di sigaretta: il 7,5% del totale, una media di 7 ogni 10 metri lineari di spiaggia. Dal 2014 (primo anno di monitoraggi di Beach litter) sono state monitorate 46.923 unità, su un totale di 623 transetti, il 9,4% di tutti i rifiuti monitorati negli stessi anni e una media di 75 mozziconi ogni 100 metri lineari di spiaggia. Altro nemico attestato per le spiagge sono i cotton fioc in plastica, il 5,6% della classifica generale, che sono stati messi al bando in Italia dal 2019. 

Ed ècco la Top ten dei rifiuti spiaggiati. Il 61% dei rifiuti raccolti e catalogati è rappresentato da sole 10 tipologie di oggetti (sulle 180 categorie totali). Oltre ai mozziconi di sigaretta suddetti (in terza posizione) e i cotton fioc (in quinta), il 13% (7.305 su 56.168) è rappresentato da pezzi di plastica compresi tra i 2,5 e i 50 cm di grandezza, rinvenuti in 56 delle 63 spiagge monitorate; seguono tappi e coperchi in plastica (4.612, l’8,2% del totale) ritrovati in 62 transetti, i pezzi di polistirolo compresi tra 2,5 e 50 cm (3.886, il 6,9%) ritrovati in 49 spiagge, salviette umide (2.619, il 4,7%) in 25 spiagge, materiale da costruzione (2.381, il 4,2%) in 47 spiagge; bottiglie e contenitori per bevande in plastica, rinvenuti in 53 spiagge (2.066, il 3,7% del totale); buste, manici di buste e sacchetti (2.046, il 3,6%), ritrovati su 44 transetti; infine, i pezzi e frammenti di vetro e ceramica, trovati su 21 spiagge (1.821, il 3,2%). 

«Da trentacinque anni Legambiente, grazie ai volontari e alle volontarie dei Circoli e alla collaborazione con associazioni, istituzioni, cittadini e imprese, realizza un importante lavoro di citizen science, raccogliendo, monitorando e classificando i rifiuti dispersi sulle nostre spiagge, un lavoro che ha anticipato e contribuito a far nascere i monitoraggi istituzionali in Italia e nel Mediterraneo – dichiara Giorgio Zampetti, direttore generale Legambiente –. Ma il nostro impegno va anche oltre, con tante iniziative di raccolta dei rifiuti per contrastare i loro effetti negativi sull’ecosistema marino costiero e sensibilizzare verso stili di vita più sostenibili e comportamenti responsabili. Particolarmente importante è, in tal senso, che tutti noi facciamo la nostra parte per ridurre l’utilizzo di prodotti usa e getta. Prodotti che, nonostante l’approvazione di una direttiva europea che ha fissato obiettivi ambiziosi per la loro riduzione e messa a bando, nel caso della plastica monouso, di fatto continuano ad essere venduti ed utilizzati a causa della mancata definizione normativa del concetto di riutilizzabile, come denunciato già dalla nostra Indagine del Cliente Misterioso appena pubblicata. Infatti, la loro dispersione nell’ambiente e la massiccia presenza sulle spiagge e non solo, rappresenta uno dei principali nemici degli ecosistemi marini. Ce lo chiede il mare, ma anche il nostro futuro». 

Redazione Greenreport

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