
Economia circolare, l’importante ruolo giocato dai fanghi di depurazione delle acque reflue

Utilitalia ha realizzato uno studio sulla qualità dei fanghi da depurazione delle acque reflue urbane da cui emergono diversi elementi interessanti sia per le prospettive europee di revisione della direttiva di settore sia per la piena attuazione degli indirizzi strategici in tema di economia circolare. I fanghi costituiscono parte del prodotto dei processi depurativi delle acque reflue e, in quanto tali, possono giocare un ruolo importante in vari settori. Ad esempio? Innanzitutto, per il recupero delle sostanze in essi contenute, come il carbonio, elemento essenziale per la salute dei suoli, nonché l’azoto e il fosforo, nutrienti fondamentali per le colture agricole. Inoltre, i fanghi costituiscono fertilizzanti di origine naturale, da valorizzare per ridurre la dipendenza dai concimi chimici e rendere il mercato europeo più autonomo. Infine, possiedono un significativo potenziale energetico, sia per la produzione di biocarburanti, sia come materiali destinati al trattamento termico, con particolare attenzione al recupero del fosforo, una materia prima critica per l’economia del nostro Paese.
In Italia, emerge innanzitutto dallo studio di Utilialia, i fanghi di depurazione delle acque reflue urbane sono di buona qualità e rispettano ampiamente i parametri di legge sia per quanto riguarda l’utilizzo in agricoltura, sia per quanto concerne lo smaltimento in discarica (che comunque deve essere un’opzione residuale). Potranno dunque - a fronte di un contesto normativo e istituzionale stabile e coordinato - contribuire all’attuazione della strategia nazionale per l’economia circolare grazie al recupero di nutrienti, di materia e di energia, favorendo il recupero di materie prime critiche come il fosforo, così riducendo la dipendenza europea da paesi terzi per l’approvvigionamento dei fertilizzanti. Lo studio sulla qualità dei fanghi di depurazione delle acque reflue urbane di Utilitalia è ora giunto alla terza edizione e si basa su un campione di 624 impianti di depurazione gestiti da 61 imprese, per una potenzialità di trattamento di circa 47 milioni di abitanti equivalenti.
Come evidenziato da Andrea Massimiliano Lanz di Ispra nel corso della presentazione a Roma, la produzione di rifiuti costituiti da fanghi di depurazione delle acque reflue urbane è pari a circa 3,2 milioni di tonnellate, con una produzione annuale media per impianto intorno alle 180 tonnellate. Oltre la metà dei fanghi urbani prodotti è avviata ad operazioni di smaltimento. Con riferimento ai fanghi in generale, si rileva una crescita negli anni della quota gestita da impianti di trattamento biologico della frazione organica (+49,8% tra il 2015 e il 2023): nel 2023 il quantitativo è pari a 1,2 milioni di tonnellate, di cui il 50% è costituito da fanghi di depurazione delle acque reflue urbane.
Dei fanghi avviati a recupero l’utilizzo in agricoltura resta l’opzione prevalente, come emerge anche dalla Relazione annuale di Arera. Dallo studio di Utilitalia – che ha elaborato circa 53.500 dati - emerge come la quasi totalità dei fanghi prodotti ha evidenziato la matrice organica “naturale” con presenza di carbonio organico superiore al 33% nel 50% dei fanghi analizzati. Le concentrazioni di azoto e fosforo evidenziano anche l’utilità del recupero dei fanghi in agricoltura con abbondante copertura delle necessità colturali dei due elementi fertilizzanti. Infatti, considerando le concentrazioni dei due elementi nei fanghi e gli apporti massimi di fanghi previsti dalla vigente normativa, in un triennio si apporterebbero al terreno quantità di azoto e fosforo tali da garantire le necessità medie delle colture agricole. Inoltre, dai fanghi è possibile recuperare energia ed efficientare ulteriormente il recupero di fosforo con l’incenerimento: la termovalorizzazione svolge infatti anche per i fanghi di depurazione un ruolo fondamentale quale alternativa alla discarica, come peraltro già avviene in altri paesi europei; a questo proposito in Italia sono in corso di sviluppo vari progetti di impianti di termovalorizzazione dei fanghi, al fine di garantire la massima flessibilità nella gestione degli stessi.
«Con questo studio – spiega il presidente di Utilitalia, Filippo Brandolini - offriamo il nostro contributo con approccio scientifico per affrontare un tema complesso come quello della gestione dei fanghi di depurazione che, occorre sottolinearlo, sono parte del servizio idrico integrato e su cui peraltro ARERA ha previsto un indicatore di qualità. La loro qualità deve guidare le scelte di trattamento, alla luce dell’apporto che i fanghi possono fornire in termini di sostanze utili a garantire la fertilità dei suoli, tutelandone al contempo la salute. L’importanza dei dati è fondamentale per orientare le scelte del legislatore: questa è la terza edizione del nostro Studio e a breve ci attiveremo per aggiornarlo anche sulla base di nuovi parametri, relativi in particolare ai microinquinanti emergenti, secondo le indicazioni che forniranno le istituzioni europee».
«Rispetto a una materia complessa come quella della gestione dei fanghi di depurazione – evidenzia il viceministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Vannia Gava - l’approccio corretto è partire da studi come quello presentato oggi da Utilitalia, importante per l’ampiezza del campione e per le questioni che pone, più che mai attuali. Come emerge dallo studio, i fanghi prodotti in Italia sono conformi per l’utilizzo in agricoltura, quindi partiamo da una buona base: ma dobbiamo fare ancora di più e ancora meglio. Da un lato il corretto riutilizzo dei fanghi di depurazione può contribuire a ridurre le importazioni di fertilizzanti chimici dall’estero e, al contempo, la loro valorizzazione energetica resta una strada da perseguire con convinzione in alternativa allo smaltimento in discarica. Il PNRR ha fornito un impulso importante, destinando risorse all’ammodernamento delle linee di gestione di questo rifiuto. Ma ora è fondamentale aggiornare la normativa che disciplina la materia, che risale al 1992».
In particolare, a conclusione dello studio, Utilitalia avanza sette proposte di policy, auspicando:
1. La revisione e l’aggiornamento della legislazione nazionale di riferimento, in particolare del D.lgs 99/92, e di quella comunitaria (Direttiva 86/278/CEE) al fine di adeguare la gestione dei fanghi ai principi dell’economia circolare e della gerarchia dei rifiuti, creando una base normativa solida sulla quale impostare la pianificazione della gestione dei fanghi prodotti a livello nazionale.
2. L’individuazione della qualità dei fanghi e del conseguente destino attraverso un approccio scientifico e basato sull’analisi di rischio.
3. La ricerca di metodiche analitiche robuste per l’identificazione dei microinquinanti emergenti.
4. L’istituzione di un tavolo permanente presso il MASE finalizzato alla condivisione delle conoscenze e degli studi innovativi tra istituzioni, enti di ricerca, gestori e stakeholders.
5. La semplificazione normativa finalizzata alla creazione di “hub di trattamento” dei fanghi per favorire la sostenibilità industriale dei processi di recupero energetico e di materia.
6. L’introduzione di norme “end of waste” per i rifiuti, attuabili anche dai gestori negli impianti di depurazione delle acque reflue, e regole per l’individuazione dei sottoprodotti derivanti dai processi di recupero di materia dai fanghi.
7. L’inserimento dei fanghi nelle categorie di materiali costituenti (Cmc) individuate nel Reg. (UE)/2019/1009 inerente alle norme relative alla messa a disposizione sul mercato di prodotti fertilizzanti.
