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Il monitoraggio Unrae

Vendite auto ancora in calo e se l’Ue è ambigua sulle emissioni penalizza l’elettrico senza altri benefici

Immatricolazioni a febbraio a quota -6,3%. Diminuisce la domanda per i veicoli a benzina e diesel, mentre vanno meglio ibride e plug-in. Occhi puntati sul Piano d’azione per l’automotive che verrà presentato domani a Bruxelles. Le associazioni di settore: «Serve coraggio e niente messaggi equivoci»
 |  Green economy

Continua il calo delle immatricolazioni auto in Italia e non è affatto detto che l’allentamento delle regole sui limiti alle emissioni annunciato da Ursula von der Leyen sarà utile a rilanciare il settore e a invertire una tendenza che ormai va avanti da mesi. Analizzando i dati delle vendite diffusi da Unrae, si nota infatti che nel mese di febbraio 2025, contrassegnato da un complessivo calo delle vendite del 6,3%, a far registrare un segno più sono state soprattutto le ibride, seguite da elettriche e plug-in, mentre hanno avuto un calo i veicoli alimentati a benzina (-4,6%) e diesel (-5,1%). 

Il monitoraggio realizzato dall’associazione delle case automobilistiche è precedente all’annuncio lanciato da Bruxelles dei tre anni anziché uno per mettersi in regola con i limiti alle emissioni di CO2, e la preoccupazione espressa da un’altra organizzazione del settore trasporti, Transport&Environment, è che ora le aziende avranno meno interesse a spingere sulla fetta di mercato che ha visto aumentare la domanda e dunque a vendere auto a zero emissioni nel 2025, dovendo per compensazione venderne di più nel 2026-27, e continueranno invece a spingere ancora di più su quelle alimentate a combustibili fossili, che al contrario da mesi stanno patendo un calo nella domanda che appare più strutturale che congiunturale.

È difficile infatti che allentare la pressione sulle case automobilistiche basti a produrre un rimbalzo nelle vendite. Il settore deve fare i conti con altri problemi, non ultimo quello di una forbice che si sta allargando sempre di più negli ultimi anni. Quale? Quella tra il prezzo delle auto e il potere d’acquisto degli italiani, con il primo che è aumentato del 58% dal 2011 e il secondo che è calato nello stesso periodo del 3%. E il risultato è quello registrato, da ultimo, a febbraio 2025: le immatricolazioni complessive si sono attestate a 137.922 unità, quasi 9.300 vetture in meno rispetto alle 147.170 di febbraio 2024 (un calo del 6,3%). Così il primo bimestre dell’anno si chiude con 271.638 immatricolazioni, in calo del 6,1% rispetto allo stesso periodo del 2024, ma con un pesante -21,0% rispetto al 2019. La percentuale di auto elettriche pure si attesta solo al 5%, ma comunque in crescita rispetto al 3,4% di febbraio 2024, che risentiva dell’attesa dell’avvio degli incentivi, e in linea con il 5% di gennaio. Le auto ibride plug-in salgono al 4,5% rispetto al 3,6% di gennaio e al 3,2% di febbraio 2024. Complessivamente, le auto elettrificate raggiungono una quota di mercato del 9,5%. In crescita ma ancora troppo poche rispetto a quel che fanno i principali mercati europei. 

E se a Bruxelles si stanno preparando per presentare domani il Piano d’azione per il settore automobilistico, le bozze del documento che stanno circolando in queste ore, unite all’annunciato emendamento dei tre anni per mettersi in regola con le emissioni, non sembrano utili né a rilanciare il settore né a tagliare le emissioni e raggiungere i target Ue 2030. «Da queste primissime indiscrezioni sul ‘Piano d’azione’ della Commissione europea – dice non a caso il presidente di Unrae Michele Crisci, che pure apprezza quanto annunciato da von der Leyen – non sembrano ancora emergere misure concrete per rendere il settore più competitivo e affrontare con decisione la transizione verso la decarbonizzazione».

A guadagnare da questa altalenante strategia europea su taglio delle emissioni e spinta al motore elettrico potrebbero essere le case cinesi, che da qualche tempo stanno attuando una politica di espansione in occidente. Ne è un esempio Byd, che sta aprendo diversi autosaloni in Italia e che in soli due mesi, calcolano i vertici dell’azienda di auto elettriche cinesi, si attesta come il primo marchio per la vendita di vetture Nev (Veicoli a nuova energia: Bev+Phev) con una crescita circa 7 volte superiore a quella del mercato (i dati Byd parlano di 1.350 vetture Nev vendute a febbraio, facendo registrare il 9,9% di quota di mercato in questo segmento).

Non a caso l’associazione italiana che spinge sulla mobilità sostenibile, Motus-E, mostra soddisfazione per l’aumento di vendite dei motori a zero emissioni a febbraio, ma sottolinea che «ora serve un piano d’azione europeo per l’automotive coraggioso e senza ambiguità». Gli occhi sono sempre puntati sul documento che verrà presentato domani a Bruxelles, e il presidente di Motus-E, Fabio Pressi, ribadisce che «occorrono interventi coraggiosi sia sul fronte della domanda che dell’offerta, evitando ambiguità e incertezze che finirebbero per penalizzare gravemente industria, lavoratori e consumatori».

Simone Collini

Dottore di ricerca in Filosofia e giornalista professionista. Ha lavorato come cronista parlamentare e caposervizio politico al quotidiano l’Unità. Ha scritto per il sito web dell’Agenzia spaziale italiana e per la rivista Global Science. Come esperto in comunicazione politico-istituzionale ha ricoperto il ruolo di portavoce del ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca nel biennio 2017-2018. Consulente per la comunicazione e attività di ufficio stampa anche per l’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino centrale, Unisin/Confsal, Ordine degli Architetti di Roma. Ha pubblicato con Castelvecchi il libro “Di sana pianta – L’innovazione e il buon governo”.