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In Ucraina ci sono poche "terre rare", l'accordo con gli Usa è per le materie prime critiche
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È attesa per oggi a Washington la possibile firma tra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e la sua controparte statunitense, Donald Trump, in merito a un accordo sullo sfruttamento congiunto delle abbondanti risorse minerarie presenti nel sottosuolo dell’Ucraina. L’accordo però, come già anticipato su queste colonne, non è incentrato sull’estrazione delle “terre rare” – di cui l’Ucraina non è particolarmente dotata –, ma su un più ampio ventaglio di materie prime critiche, come spiegano oggi gli esperti della Società geologica italiana.
Il termine “terre rare” è ormai entrato nell’uso quotidiano, rilanciato giornalmente dalle cronache del possibile accordo sulle risorse minerarie dell’Ucraina con gli Usa. Ma cosa si intende con il termine “terre rare”? Le “terre rare” sono un gruppo di 15 elementi, i lantanidi, a cui si aggiungono ittrio e scandio, con proprietà chimiche e fisiche simili. Conosciute con l’acronimo inglese di Ree (Rare earth elements), nonostante il nome, non sono gli elementi più rari in natura, poiché sono mediamente presenti nella crosta terrestre con concentrazioni di alcuni grammi per ogni tonnellata di roccia. L’oro, ad esempio, è oltre 1000 volte più raro, non superando generalmente 1 milligrammo per tonnellata di roccia. La relativa scarsità di Ree sul mercato non è quindi legato alla loro abbondanza nella crosta terrestre quanto invece alla rarità con cui i processi geologici le hanno concentrate in giacimenti da cui si possono economicamente estrarre.
Le Ree, Rare earth elements, sono insostituibili ed essenziali per applicazioni in settori strategici quali le energie rinnovabili, la mobilità elettrica, l’aerospazio e la difesa. Questi elementi sono stati inseriti in una “speciale” lista europea, quella delle materie prime critiche, dato l’elevato valore economico e le difficoltà nell’approvvigionamento dovuto alla importazione da Paesi extra-europei. Nel caso delle “terre rare”, l’Europa dipende totalmente da Paesi stranieri e, principalmente, dalla Cina. Nel 2024, infatti, sono state estratte in Cina 270.000 tonnellate di ossidi di Ree, circa il 70% della produzione mondiale (fonte dati Usgs). La Cina, infatti, ospita alcuni fra i più importanti giacimenti al mondo per Ree e, ad esempio, i nostri computer probabilmente contengono Ree estratte in Cina, ma non dall’Ucraina.
Ma allora perché si parla dell’accordo per “terre rare” Ucraina-Usa? Probabilmente è una semplificazione della comunicazione, si usa il termine “terre rare” intendendo genericamente tutte le materie prime. Infatti, in Ucraina, non abbiamo notizie su attuali progetti di estrazione di Ree ma, è conosciuto un solo distretto minerario potenzialmente interessante. La mineralizzazione, situata presso il mare di Azov, è attualmente in territorio sotto il controllo russo. L’Ucraina, però, è ricca di altre risorse minerarie importanti, di altre materie prime critiche, fra cui il litio, e probabilmente l’accordo riguarderà tutti questi elementi, così “rari” e “preziosi” per le economie di tutto il mondo. Le “materie prime” critiche e non, avranno sempre più importanza nell’indirizzare le politiche a scala globale ed i geologi, sono e saranno tenuti a fare la loro parte, per affrontare le nuove sfide, legate al rapido mutamento del quadro geopolitico a scala globale e alla transizione energetica.
di Rodolfo Carosi* e Simone Vezzoni**
*docente dell’Università di Torino, presidente della Società geologica italiana
**coordinatore della sezione Giacimenti minerari della Società geologica italiana e ricercatore dell’Istituto di geoscienze e georisorse del Cnr
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