
Il Forum Euromediterraneo dell’acqua si presenta al water meeting dell’Onu a Roma

Si è chiuso oggi a Roma il 41esimo UN-Water meeting, che ha dato l’opportunità di riunire il “meccanismo di coordinamento” dell’Onu e delle sue organizzazioni partner – dato che non esiste un’unica Agenzia delle Nazioni Unite dedicata alle questioni idriche, essendo un tema trasversale – per fare il punto sulla gestione sostenibile dell’acqua.
Tra i protagonisti alla tavola del confronto spicca il direttore generale del comitato One Water, Emilio Ciarlo, che ha portato all’attenzione del meeting il primo Forum Euromediterraneo dell’acqua, in programma sempre a Roma nel 2026.
«Vogliamo un Forum che parli di speranza, non solo di “disperazione climatica” – spiega Ciarlo – In questi mesi abbiamo sentito sogni e proposte politiche inattese per cambiare la realtà e uscire dal business as usual. Anche il mondo dell’acqua deve pensare fuori dagli schemi e ispirare un cambiamento radicale, non giocare in difesa e perseguire i piccoli passi». Un esempio? «Abbiamo bisogno di proporre di raddoppiare l’acqua disponibile nel Mediterraneo entro il 2050. Le tecnologie sono lì, le soluzioni le abbiamo. Dobbiamo agire e non aver paura».
Il comitato One Water, insieme all’Institut Méditerranéen de l'Eau (Ime) e con la partnership dell’Union for the Mediterranean and Arab Water Council (Awc), sta organizzando il Forum Euromediterraneo dell’acqua in agenda nella capitale il prossimo anno, anche se di fatto l’iniziativa è già entrata nel vivo: la corsa verso l’appuntamento è iniziata nelle scorse settimane a Montecitorio, che ha riunito ministri come quello dell’Ambiente Pichetto Fratin e quello degli Esteri Tajani, il sindaco di Roma Gualtieri, il presidente del Lazio Rocca, scienziati ed esperti del settore, con anche la commissaria Ue all’Ambiente Roswell che ci ha tenuto a mandare un videomessaggio. Con un messaggio chiaro: la risorsa idrica è di vitale importanza, d’obbligo prestarle attenzione a livello locale e globale.
A partire dall’Italia, dove – come documentano gli ultimi dati messi in fila dal modello BigBang dell’Ispra – il Paese nell’ultimo anno è stato diviso in due dall’acqua: si va da +40% precipitazioni al nord al -55% della Sicilia, suggerendo l’urgenza di nuovi investimenti nelle infrastrutture idriche (e nella rapida diminuzione delle emissioni di gas serra, legate all’impiego dei combustibili fossili) per far fronte ai crescenti eventi meteo estremi.
