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«Con il voto di fiducia della Camera via libera al quarto condono nazionale edilizio, firmato Meloni-Salvini, dopo quelli del governo Craxi e dei governi Berlusconi»

Approvato il decreto Salva Casa, Legambiente: governo e maggioranza gettano la maschera

Ma in Senato si discute la proposta di legge di principi fondamentali dell’Istituto Nazionale di Urbanistica
 |  Territorio e smart city

Esulta il capo della Lega ex nord e vicepremier Matteo Salvini: «La Camera dei Deputati ha approvato la fiducia al Decreto Salva Casa. Un’ottima notizia per una misura che taglierà la burocrazia e semplificherà la vita a milioni di italiani. Avanti tutta!».

Ma per il presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani, «Con il voto di fiducia della Camera, governo e maggioranza gettano la maschera. Lo avevamo già denunciato prima e dopo l’approvazione in consiglio dei ministri del cosiddetto decreto “Salva Casa”, ma con gli emendamenti approvati a Montecitorio siamo in presenza di novità normative a favore di chi ha costruito abusivamente che non erano previste in nessuno dei tre condoni precedenti. Salta, infatti, la doppia conformità anche per le variazioni rilevanti su immobili costruiti in aree vincolate e addirittura in parchi e aree protette. Se, com’è purtroppo prevedibile, il Senato approverà, magari con un voto di fiducia, il testo licenziato oggi a Montecitorio, dov’è confermato anche il meccanismo del silenzio-assenso da parte dei Comuni entro 45 giorni dalla domanda di sanatoria, quello di Meloni-Salvini passerà alla storia come il quarto condono nazionale edilizio del nostro Paese. L’esatto contrario di quello che sarebbe necessario fare per combattere la crescita del mattone illegale». 

Legambiente denuncia che «Con il nuovo art. 36 bis, modificato dalla Camera, viene tanto esteso il concetto di variazione essenziale, ampliandolo agli interventi che stravolgono completamente il progetto iniziale approvato, che la verifica della doppia conformità rimarrebbe applicabile a pochissimi casi. Verrebbero così condonati, se il decreto diventerà legge, anche gli aumenti consistenti di cubature e persino interventi difformi realizzati in aree a rischio sismico. Tutti interventi ad oggi non sanabili.  La cancellazione dell’articolo 32, comma 3, terzo periodo del Testo unico dell’edilizia (dpr 380 del 2001), garantisce invece l’applicazione della procedura semplificata per l’accertamento di conformità, introdotta con l’art. 36-bis, anche agli interventi su immobili con vincoli (storici, artistici, architettonici, archeologici, paesistici etc.) ma anche su quelli costruiti in difformità dal titolo edilizio in parchi o aree protette, nazionali e regionali. Suscitano forti perplessità sia la proroga a 240 giorni (erano 90) dell’esecuzione delle demolizioni ordinate dai Comuni, per motivi sociali ed economici (facile immaginare le pressioni che subiranno gli amministratori locali chiamati ad accertarne la “gravità”) ma anche i nuovi limiti previsti per dichiarare abitabile una casa. Non basta. Il nuovo decreto “Salva Casa” cancella di fatto tutti i vincoli, già “alleggeriti” dal testo varato dal governo, previsti per i cambiamenti di destinazione d’uso degli immobili, che si potranno fare senza standard per i servizi pubblici e i parcheggi».

E Ciafani conclude: «Il Parlamento non riesce nemmeno a discutere le proposte di legge sulla rigenerazione urbana e con la conversione di un decreto si rischia di stravolgere, esautorando di fatto i Comuni, il tessuto urbanistico delle città. Insomma, invece delle riforme che servirebbero, compresa quella del dpr 380/2001 e delle necessarie semplificazioni, a cui Legambiente è da sempre favorevole, si procede con colpi di mano, senza valutarne davvero le conseguenze». 

Per il deputato di Alleanza Verdi . Sinistra Angelo Bonelli, «L’approvazione degli emendamenti al decreto Salva-casa  rappresenta un grave pericolo per il nostro patrimonio culturale e paesaggistico. Questi emendamenti introducono un condono edilizio indiscriminato, permettendo la sanatoria di costruzioni abusive, incluse quelle in aree. Gli interventi in parziale difformità realizzati prima del 1977, con una semplice dichiarazione del tecnico e il pagamento di una sanzione irrisoria potranno essere sanati. Considerando che il 58,4% delle abitazioni italiane è stato costruito prima del 1977, questo provvedimento aprirà la strada ad una sanatoria che potrà riguardare oltre la metà del patrimonio edilizio privato. Non è un decreto salva-casa, ma un decreto sfascia-regole, una sanatoria ‘liberi tutti’ e un doppio regalo ai costruttori. L’approvazione di altri emendamenti facilita i cambi di destinazione d’uso, ignorando gli standard urbanistici e violando il principio costituzionale di competenza concorrente tra Stato e Regioni. Questo cambiamento porterà a processi di gentrificazione e ‘turistificazione’, danneggiando residenti, studenti e artigiani dei centri storici. Ulteriori emendamenti riscrivono le soglie minime per l’abitabilità, abbassando gli standard igienico-sanitari e legittimando soffitte e seminterrati come mini case per giovani, compromettendo la qualità abitativa. Infine, un emendamento della Lega allunga da 90 a 240 giorni il termine per demolire opere abusive, rendendo inefficace la lotta all’abusivismo edilizio. Con questo emendamento, diventa quasi impossibile abbattere case abusive, l’unico strumento efficace per combattere gli abusi edilizi».

Di fronte a tutto questo, nelle stesse ore in cui alla Camera si approvava il nuovo condono, in Senato le forze politiche di maggioranza e opposizione mostravano grande interesse per la proposta di legge di principi dell’Istituto Nazionale di Urbanistica (INU) che sembra andare in tutt’altra direzione.

Infatti, durante il convegno “Legge di principi fondamentali e norme generali per il governo del territorio e la pianificazione”, organizzato dalla vicepresidente del Senato  Anna Rossomando (PD) è stata presentata la PDL redatta dall’INU o nell’ambito di un percorso partecipato avviato nel novembre 2022 e la Rossomando ha ricordato che «E’ frutto di un lavoro corposo che ha visto una interlocuzione vasta e un reale scambio ed elaborazione. Ora l’obiettivo è arrivare a una proposta di legge larghissimamente condivisa. Su questo tema la legislazione è molto datata e la necessità è una legge di interesse nazionale che tenga conto della modernità con l'ambizione di fornire principi che possano essere di guida e ispirazione a una attività di regolamentazione normativa con un approccio più possibile condiviso, di coesione nazionale e che tenga anche conto delle peculiarità. Lo spirito che sostiene questa proposta di legge è poi la riduzione del gap internazionale in ambito di pianificazione e la promozione di principi che si ispirino all'inclusione sociale e alla giustizia ambientale, prendendo atto della presenza di fragilità geografiche e ambientali che producono disuguaglianze».

Illustrando la PDL, IL  presidente dell’INU Michele Talia ha sottolineato: «Ci proponiamo di contribuire al superamento di un vuoto normativo, con la consapevolezza della necessità di trovare rimedi e soluzioni ai guasti che questo vuoto ha prodotto nel corso degli anni». Talia ha ricordato alcuni passaggi della legge dell’INU, tra cui «gli incentivi, finanziari e fiscali, alla rigenerazione urbana, la modifica della definizione e disciplina degli standard urbanistici per favorire inclusione sociale e qualità ambientale, l’introduzione di un nuovo piano urbanistico più efficace e flessibile. L’orizzonte indicato punta a individuare nel governo del territorio lo strumento più idoneo ad affrontare al meglio le sfide della nostra epoca: transizione ecologica, rigenerazione urbana, adattamento ai cambiamenti climatici, prevenzione del rischio idrogeologico, progressivo azzeramento del consumo di suolo».

Carlo Alberto Barbieri, coordinatore del gruppo di lavoro INU, ha messo in luce come «“il nuovo pianificare” che emerge dall’elaborazione dell’INU sia sostenuto da nuovi principi come la copianificazione interistituzionale e quindi tra enti, che supera una concezione gerarchica del governo del territorio, e la coerenza». Il giurista Emanuele Boscolo ha fatto un excursus sulla filosofia e i principi fondanti della proposta di legge. La  vicepresidente dell’INU Carolina Giaimo ha parlato delle dotazioni urbanistiche territoriali e dell’importanza della scelta di riconfermare la dotazione quantitativa minima nei Lep. Il direttore di Urbanistica Paolo Galuzzi ha messo in luce come «Nell’articolato trovino spazio e siano disciplinati i principi della rigenerazione urbana e territoriale e il contrasto al consumo di suolo».

Il senatore Andrea De Priamo di Fratelli d’Italia,  ha riconosciuto «l’importanza di trattare la rigenerazione urbana nel quadro complessivo del governo del territorio, è arrivato il momento di “immaginare un testo sulla rigenerazione urbana di aggiornamento di principi basilari. Da parte nostra c’è massima volontà di confronto e di ascolto, ci sono elementi di quanto viene presentato oggi nelle nostre elaborazioni. E’ importante che ci sia un dibattito pubblico e nazionale su questi temi, e c’è bisogno di contributi come questo». 

Per Roberto Morassut del Pd «Il lavoro dell’INU va sostenuto nelle sedi parlamentari come leva per cambiare le cose esistenti, in una visione di insieme che consenta il diritto alla cittadinanza». 

Aurora Floridia di Alleanza Verdi Sinistra ha apprezzato «La presenza nell’articolato di un forte richiamo alla sostenibilità», mentre Antonino Iaria del Movimento Cinque Stelle ha chiesto «L’azzeramento del consumo di suolo fino ad arrivare a un saldo positivo e la flessibilità per rispondere ad esigenze della cittadinanza in continuo mutamento» e Daniela Ruffino maggiore attenzione al tema delle Unioni comunali. Anche per Nicola Irto del Pd «La proposta dell’INU è utile per avviare discussione ragionata sull’urbanistica, anche in Parlamento, che guardi a questa disciplina a 360 gradi».

Tutti d’accordo sull’urbanistica virtuosa e rigenerativa, almeno per poche ore, fino a quando il Senato non voterà il condono Salvini/Meloni.

Umberto Mazzantini

Scrive per greenreport.it, dove si occupa soprattutto di biodiversità e politica internazionale, e collabora con La Nuova Ecologia ed ElbaReport. Considerato uno dei maggiori esperti dell’ambiente dell’Arcipelago Toscano, è un punto di riferimento per i media per quanto riguarda la natura e le vicende delle isole toscane. E’ responsabile nazionale Isole Minori di Legambiente e responsabile Mare di Legambiente Toscana. Ex sommozzatore professionista ed ex boscaiolo, ha più volte ricoperto la carica di consigliere e componente della giunta esecutiva del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano.