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Coste e città italiane a rischio per l’innalzamento del mare, nella mappa Nasa al 2150

Hamlington: «Le cause principali sono il riscaldamento globale e lo scioglimento dei ghiacci dovuto alle emissioni di gas serra»
 |  Prevenzione rischi naturali

Venezia, Trieste e molte altre zone costiere del pianeta sono nel mirino della nuova mappa interattiva pubblicata dalla Nasa, che mostra l’innalzamento previsto del livello del mare da qui al 2150. Lo strumento, messo a punto dal Sea Level Change Team, consente agli utenti di cliccare su qualsiasi punto degli oceani o delle coste e visualizzare le proiezioni decennio per decennio, a partire dal 2020 fino alla metà del XXII secolo. L’obiettivo è rendere accessibili i dati scientifici sul cambiamento climatico per comprendere meglio l’impatto locale e globale del riscaldamento terrestre.

Alla base di queste previsioni c’è il rapporto IPCC, il principale documento internazionale che valuta ogni 5-7 anni l’evoluzione del clima del pianeta. L’IPCC include informazioni cruciali sui cambiamenti di temperatura, sull’aumento dei gas serra, sul ritiro dei ghiacciai e sul livello medio dei mari, dati che vengono integrati nello strumento Nasa per offrire una visione più precisa e comprensibile anche per i non addetti ai lavori.

Lo strumento della Nasa si basa su dati raccolti da satelliti e sensori terrestri, elaborati attraverso simulazioni al computer ad alta precisione. I numeri confermano una tendenza in rapido peggioramento: negli ultimi 30 anni, la velocità con cui il livello del mare si alza è raddoppiata.

Nel 1993 l’innalzamento era di 2,1 millimetri all’anno. Oggi siamo arrivati a 4,5 millimetri ogni 12 mesi. Se questa tendenza non cambierà, il mare potrebbe salire di ulteriori 169 millimetri entro il 2053, causando potenziali impatti devastanti per aree costiere e città basse sul livello del mare, come molte zone dell’Alto Adriatico.

Sebbene lo strumento sia di portata globale, l’interesse per alcune zone italiane è particolarmente alto. Le aree costiere del Nordest, come Venezia e Trieste, già soggette a fenomeni di subsidenza e acqua alta, risultano particolarmente vulnerabili all’innalzamento dei mari. Con livelli crescenti, aumenterà la frequenza di eventi estremi, come mareggiate, erosione costiera e allagamenti.

Secondo i modelli proposti dal team Nasa, queste aree potrebbero essere tra le più colpite d’Europa, se non verranno messe in atto strategie efficaci di adattamento e mitigazione.

Secondo Benjamin Hamlington, ricercatore a capo del Sea Level Change Team della Nasa, “le cause principali sono il riscaldamento globale e lo scioglimento dei ghiacci dovuto alle emissioni di gas serra. È il calore che viene assorbito dall’oceano, e poi l’oceano si espande in risposta, e c’è lo scioglimento delle calotte glaciali e dei ghiacciai che si trovano sulle montagne”, ha spiegato lo scienziato.

Lo strumento online della Nasa è liberamente accessibile e progettato per essere usato anche da amministratori pubblici, tecnici, urbanisti e cittadini. È possibile simulare diversi scenari futuri e visualizzare in dettaglio l’evoluzione locale del livello del mare, utile anche per piani di protezione e adattamento delle zone costiere.

Il messaggio implicito dell’agenzia spaziale è chiaro: il tempo per intervenire è ora. Conoscere l’entità del rischio permette di anticipare le misure, ma serve anche una riduzione concreta delle emissioni per evitare gli scenari peggiori.

a cura della redazione di GTNews, con cui greenreport ha attiva una collaborazione editoriale

Redazione Greenreport

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