
Caro bollette? Besseghini (Arera): «Il mercato libero fatica a proporre condizioni migliori rispetto alla tutela»

La seconda giornata di Duezerocinquezero 2025, il Forum nazionale sull’energia e la sostenibilità che si chiude oggi a Padova, ha visto l’intervento di Stefano Besseghini, presidente dell’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (Arera), che si è soffermato sui vari motivi che portano in alto il costo della bolletta energetica italiana.
Rispetto al mix energetico nazionale ha sottolineato che paghiamo un prezzo elevato «per la dipendenza dal gas e per gli oneri infrastrutturali», sottolineando che «nel breve-medio periodo, bisogna compensare questi costi valorizzando al massimo il contributo nazionale, e lavorando su una maggiore diversificazione».
Tra i due fattori citati, la dipendenza dal gas (che fissa il prezzo all’ingrosso dell’elettricità nella maggior parte delle ore, per il meccanismo del prezzo marginale) è certamente il più importante, vista la ripartizione dei costi tra le varie voci in bolletta, richiamata di seguito a partire da dati Terna.
Il problema della dipendenza dal gas fossile è già stato messo in evidenza da Besseghini all’inizio di quest’anno, ma non è l’unico. Sempre sul tema del prezzo dell’energia, il presidente ha evidenziato la distanza tra mercato tutelato e libero, soprattutto nel segmento retail: «Il mercato libero fatica a proporre condizioni realmente migliorative rispetto alla tutela, ma se vedessimo offerte che si avvicinano a quel benchmark, potremmo già considerarlo un buon risultato. Il prezzo della commodity non è l’unico valore di mercato da considerare, ma chiaramente i consumatori oggi lo riconoscono come il principale elemento di scelta. È vero che in questo momento l'indicatore di prezzo medio del mercato libero è significativamente più alto rispetto a quello previsto per la tutela della vulnerabilità, ma ci sono anche un certo numero di offerte che sono confrontabili, è una piccola percentuale, ma esistono. La trasparenza resta decisiva: strumenti come il portale offerte e l’indicatore di spesa annua sono fondamentali».
Si tratta di un fattore richiamato su greenreport nei giorni scorsi anche da Andrea Alberizzi – docente a contratto per l’Università di Ferrara e ricercatore del centro di Ricerca sul sistema energetico (Rse) – e Luisa Loiacono, ricercatrice all'Università di Ferrara, per i quali «è verosimile che a seguito del processo di liberalizzazione del mercato, i fornitori stiano attuando politiche collusive aumentando i costi, fissi o variabili, dell’energia. A questo aumento generale dei costi, si aggiunge il fatto che le bollette energetiche sono poco chiare e le offerte tutt’altro che limpide». Da qui il disegno di legge avanzato in Parlamento dal Partito democratico (Pd) per rafforzare il ruolo dell'Acquirente unico, e renderlo una sorta di gruppo di acquisto pubblico di elettricità anche sul mercato libero (e non solo nel servizio di maggior tutela) per i clienti vulnerabili lì presenti.
In merito infine al rapporto tra regolazione e dinamiche di mercato, a partire dal sistema marginale di formazione del prezzo dell’energia, secondo Besseghini «dobbiamo affrontare il problema con una lettura scientifica in evoluzione, capace di accompagnare le trasformazioni strutturali del mercato. Serve riflettere con lucidità, lontano dalle pressioni delle emergenze».
Una delle principali ipotesi in campo, richiamata su greenreport sempre da Alberizzi e Loiacono, è quella di «disaccoppiare i prezzi dell’energia in due mercati, un prezzo marginale per gli impianti non rinnovabili e un prezzo (magari fisso?) per gli impianti rinnovabili. In questa direzione vanno già i contratti a lungo termine come i Contract for differences (Cfd) e Power purchase agreement (Ppa)».
«Potremmo disporre nel breve periodo di una quota maggiore di elettricità rinnovabile ad un prezzo “disaccoppiato” da quello del gas accelerando la diffusione dei Ppa tra le imprese – conferma nel merito il presidente di Asja energy, Agostino Re Rebaudengo – Per farlo, è fondamentale che si dia concreta attuazione alla disciplina introdotta dall’articolo 8 del Dl Emergenze (Dl n. 208 del 31 dicembre 2024), volta a mitigare i rischi finanziari nei Ppa. Questa norma prevede che, tramite apposito decreto, il Mase stabilisca criteri e condizioni affinché il Gse assuma il ruolo di garante di ultima istanza nei contratti Ppa. In altri termini, il Gse dovrebbe subentrare alla parte inadempiente (produttore o acquirente) di un Ppa così da garantire l’adempimento delle obbligazioni reciprocamente assunte dalle parti.
È altresì necessario che diventi operativa quanto prima la piattaforma di negoziazione organizzata, gestita dal Gme, a partecipazione volontaria, istituita dall’articolo 28 del Dlgs. n. 199/2021 ma non ancora partita. Per accrescere la quota di energia elettrica rinnovabile venduta a un prezzo disaccoppiato dal gas, andrebbe valorizzata al massimo la leva degli acquisti verdi della Pubblica amministrazione. Il Gse, il Gme e il Consip possono svolgere un ruolo cruciale per la partecipazione della Pubblica amministrazione alle aste competitive e per la sottoscrizione di contratti d’acquisto a lungo termine (Ppa), due opportunità di disaccoppiamento ancora largamente inesplorate da parte della Pubblica amministrazione. Se davvero si facessero funzionare questi meccanismi e venissero risolte le criticità del nuovo quadro normativo, avremmo prezzi stabili a lungo termine e significativamente più bassi rispetto al mercato spot dell’energia elettrica. In parallelo, si dovrebbe lavorare alacremente alla crescita dell’elettrificazione dei consumi e al phase-out degli impianti più inquinanti, oggi del carbone, e, in prospettiva, anche del gas».
