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Ecco il programma nucleare del Governo Meloni: Smr in ipotesi al 2036, la fusione «attorno al 2050»

Il ministero dell’Ambiente ha pubblicato i sette rapporti conclusivi della Piattaforma per il nucleare sostenibile (Pnns)
 |  Nuove energie

Con sei mesi di ritardo e nessun annuncio alla stampa, ieri il ministero dell’Ambiente ha pubblicato i “rapporti conclusivi” Piattaforma per il nucleare sostenibile (Pnns), istituita col Dm 16 novembre 2023: «Ha operato come un gruppo di studio, raccordo e coordinamento dei principali stakeholder italiani nel settore nucleare (enti di ricerca, università, imprese, associazioni di categoria) suddiviso in sette gruppi di lavoro», coordinati dal presidente dell’Enea Gilberto Dialuce e dall’ad di Rse, Franco Cotana.

Il risultato sono sette rapporti, incentrati rispettivamente su Contesto, scenari e prospettive; Tecnologie di fissione; Tecnologie di fusione; Sicurezza, prevenzione, quadro normativo, certificazione; Rifiuti e decommissioning (con relativo allegato); Formazione ed educazione (con relativo allegato); Aspetti trasversali (ambiente, accettabilità sociale, comunicazione, altro).

I documenti chiariscono in primo luogo che l’orizzonte della progettualità nucleare va ben oltre l’orizzonte operativo del Governo in carica. È noto come il ministro Pichetto stimi che il quadro legislativo d’indirizzo possa essere completo solo a fine 2027, ovvero dopo le prossime elezioni politiche, mentre l’orizzonte per il decomissioning delle vecchie centrali nucleari – stima Sogin – arriva al 2052 con costi attualmente previsti a 11,38 miliardi di euro.

Per le nuove centrali nucleari a fissione, argomenta invece la Pnns, si parla del 2036 per quanto riguarda i piccoli reattori modulari (Smr) che al momento non sono ancora sviluppati a scala commerciale, mentre per gli Advanced modular reactor (Amr) di quarta generazione, «attualmente in fase dimostrativa e prototipale», l’orizzonte si sposta al 2040. Infine la speranza della fusione nucleare, quella su cui insiste la presidente Meloni essendo lontanissima nel tempo, viene individuata come concretizzabile alla metà del secolo, ovvero quando il nostro Paese avrà già dovuto raggiungere la neutralità climatica: l’obiettivo finale è «di costruire i(l) primo(i) reattore(i) a fusione in Italia attorno al 2050».

I rapporti stimano «come adeguato un investimento pubblico pari a 2 miliardi di euro» per lo sviluppo di Smr, Amr e microreattori (Mr), considerando che «tali risorse, naturalmente, costituiscono solamente una frazione dello sforzo complessivo e vanno ad integrare gli investimenti privati già previsti, che risultano essere ad oggi non inferiori a tale cifra».

In un esercizio di stile al 2050, la Pnns argomenta che «lo scenario conservativo “Con nucleare” sarebbe in grado di raggiungere l’obiettivo “Net zero” ad un costo stimato complessivo di circa 17 miliardi di € inferiore al costo dello scenario “Senza nucleare”, su tutto l’orizzonte temporale preso a riferimento». Uno scenario che appare in contrasto con le stime fornite dall’Agenzia internazionale per l’energia (Iea), per la quale – anche tenendo conto dei costi di sistema – le rinnovabili restano le fonti d’energia più economiche rispetto al nucleare su tutto il periodo di riferimento.

Anche volendo ritenere credibili le stime fornite dalla Pnns, sarebbe comunque utile domandarsi se un risparmio pari a 16 miliardi di euro in 25 anni – ovvero 680 mln di euro l’anno – valga il rischio di affidarsi a una tecnologia dagli sviluppi lentissimi (la sola Italia nell’ultimo anno ha installato più potenza rinnovabile di tutta quella nuova da nucleare aggiunta nel mondo), intrinsecamente rischiosa, senza che si abbia ancora un’idea chiara di come chiudere il cerchio nella gestione dei rifiuti radioattivi e non si riesca a localizzare neanche il necessario Deposito nazionale, che non risolverebbe la dipendenza dall’estero – si pensi all’import di uranio –, e i cui costi continuano a crescere, al contrario di quanto sta accadendo per le fonti rinnovabili (che in Italia stanno già riducendo, pur tra mille difficoltà, il costo all’ingrosso dell’energia elettrica).

Redazione Greenreport

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