
La Sardegna dice no ai pareri sull’agrivoltaico nell’isola espressi dalla commissione Pnrr-Pniec

Si aggiunge un altro tassello al muro contro muro che da mesi contrappone Regione Sardegna e governo. Dopo aver riconosciuto come area non idonea all’installazione di impianti rinnovabili il 99% del territorio e dopo un voto unanime del Consiglio contro un ipotetico deposito nazionale di scorie nucleari sull’isola, la giunta di centrosinistra guidata da Alessandra Todde va anche contro i pareri positivi espressi dalla commissione tecnica nazionale Pnrr-Pniec su alcuni impianti agrivoltaici. E lo fa proprio sulla base della legge regionale approvata a dicembre riguardante le aree per eolico e fotovoltaico.
«La Regione intraprenderà azioni in tutte le sedi amministrative e giurisdizionali competenti per contrastare e contestare tali decisioni», si legge in una nota diramata da Cagliari dopo neanche ventiquattr’ore dall’uscita dei pareri espressi a Roma. Quelli diffusi dalla Capitale, viene sottolineato, sono giudizi «nonostante la certificata incompatibilità dei progetti, sia col quadro normativo regionale, sia con i valori paesaggistici, ambientali e culturali che la legislazione regionale difende». Una incompatibilità ribadita dal rappresentante regionale ai tavoli romani in coerenza col netto parere negativo della Regione Sardegna.
I progetti sui quali si è pronunciata la commissione tecnica nazionale riguardano gli impianti agrivoltaici denominati “Monte Nurra”, in agro di Sassari, e “Villasor”, i quali si collocano in aree dichiarate non idonee secondo la Legge Regionale n. 20 del 2024. «Questa norma, elaborata in attuazione delle previsioni del Decreto Legislativo 199/2021 e del Decreto Pichetto Fratin del giugno 2024, disciplina un ordinato processo di transizione energetica nel rispetto dei beni paesaggistici, ambientali e culturali della Sardegna. Di conseguenza, le relative istanze devono essere considerate improcedibili», si legge nella nota diffusa da Cagliari.
«Non possiamo accettare che decisioni assunte da una commissione tecnica posta alle dipendenze funzionali del ministero dell'Ambiente, ignorino deliberatamente il quadro normativo regionale e le prerogative delle autonomie locali», ha dichiarato l’assessora regionale dell’Ambiente, Rosanna Laconi. La Legge Regionale 20 del 2024 – ha aggiunto – non offre neppure il pretesto di essere una legge di moratoria, come quelle strumentalmente affossate sino a poche settimane fa dal Governo nazionale, per giustificare una deregolamentazione indiscriminata delle rinnovabili. L’assessora ha sottolineato che la Legge Regionale 20/2024 «rappresenta un esempio di normazione avanzata, concepita per garantire uno sviluppo energetico equilibrato e coerente con i principi di tutela del patrimonio culturale e naturale»: «Non si tratta di impedire la transizione energetica, bensì di assicurarne la sostenibilità e il rispetto delle peculiarità della Sardegna». E da Cagliari arrivano soltanto parole di chiusura: «La Regione Sardegna ribadisce con forza che, sull’intero territorio regionale, non verrà mai autorizzato alcun impianto che sia in contraddizione con le previsioni della Legge Regionale 20 del 2024 o con il quadro normativo regionale. La volontà è quella di difendere le prerogative istituzionali e legislative, nonché i diritti dei cittadini sardi, intraprendendo ogni azione necessaria in tutte le sedi giurisdizionali competenti».
