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Entro maggio i progetti di bonifica per la falda della piana di Scarlino

 |  Nuove energie

Che la falda della piana di Scarlino necessiti di bonifiche è noto da lustri. Numerose campagne di monitoraggio sono state condotte negli anni a certificarne la necessità, con i valori di ferro, manganese, solfati e arsenico accuratamente monitorati dall’Arpat. Il problema dunque non è se, ma quando e con i soldi di chi.

Già nel 2009 venne firmato un Accordo di programma fra la Regione Toscana, gli enti locali e le aziende per un “piano unitario di intervento sulla falda nella zona del Casone”, ma questa prospettiva è ora naufragata. Poi il “progetto unitario di bonifica della falda di Scarlino (PUB)” è stato approvato dal Comune nel maggio 2015. Le bonifiche però rimangono da fare.

«Il progetto unitario di bonifica non ha raggiunto un esito positivo, è vero – dichiara oggi l'assessore all'Ambiente Federica Fratoni –, perché le parti non si sono accordate sulla ripartizione interna dei costi, procedura alla quale la Regione ha dato un contributo. A quel punto la Regione stessa, facendo da stimolo e impulso, ha attivato un percorso con tutti i soggetti coinvolti, invitandoli a procedere ciascuno per la propria parte, in maniera autonoma. E così sarà».

Ovvero, tra i soggetti storicamente responsabili dell’inquinamento il cerino è al momento rimasto in mano a Huntsman Tioxide, Nuova Solmine, Scarlino Energia e il Comune di Scarlino, che hanno deciso di realizzare la bonifica della falda (la stessa falda) per la propria parte di propria competenza.

Sarà la Regione, coinvolgendo anche Arpat, a impegnarsi al fine di realizzare un coordinamento tecnico che consenta di armonizzare i diversi interventi, che si attende però si concretizzino: ciascuno – riportano da Firenze – presenterà quindi il progetto di bonifica afferente la propria area di proprietà entro i tempi stabiliti dal Comune, ovvero entro la fine di maggio. Allora inizierà il prossimo giro.

Redazione Greenreport

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