
Nel 2024 le emissioni Ue sono calate del 2,9%, due terzi in meno del -8,5% registrato nel 2023

Un’analisi condotta dal Centro internazionale per la ricerca sull’energia e l’aria pulita (Centre for research on energy and clean air, Crea) ha evidenziato che nel 2024 le emissioni di CO2 derivanti dai combustibili fossili nell’Unione europea sono diminuite del 2,9%, segnando però un calo meno marcato di quello del 2023, che si era assestato sull’8,5%.
Il taglio della quantità di diossido di carbonio immesso nell’atmosfera, spiega l’approfondito report del Crea, è principalmente attribuibile alla riduzione dell’uso di carbone nel settore energetico, che ha beneficiato dell’espansione delle fonti rinnovabili come l’eolico e il solare. Tuttavia, le emissioni provenienti da settori diversi da quello energetico hanno mostrato un incremento: +1,4% nei trasporti e +0,6% nell’industria e nell’edilizia.
Nonostante i progressi del settore energetico, che ora rappresenta il 19% delle emissioni totali di CO2 da combustibili fossili nell’Ue, il Crea sottolinea dunque la necessità di accelerare la decarbonizzazione nei trasporti, nell’industria e negli edifici. Questi interventi sono cruciali non solo per raggiungere gli obiettivi climatici europei, viene sottolineato dal think tank no profit, ma anche per ridurre la dipendenza dal petrolio e dal gas importati, una questione geopolitica legata all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia.
L’Ue ha fissato obiettivi ambiziosi per il clima: una riduzione del 55% delle emissioni nette di gas serra entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990, un taglio del 90% entro il 2040 e la neutralità climatica entro il 2050. Tuttavia, l’attuale ritmo di riduzione delle emissioni (-2,9% nel 2024) potrebbe non essere sufficiente per rispettare gli impegni previsti senza interventi più incisivi nei settori dei trasporti e dell’industria. La decarbonizzazione di questi ambiti richiede cambiamenti tecnologici significativi e sforzi più intensi rispetto a quelli già attuati nel settore energetico.
Lo studio realizzato dal Crea presenta anche un focus sul taglio delle emissioni a livello nazionale. I cali maggiormente significativi sono stati compiuti da Repubblica Ceca, Bulgaria e Danimarca, mentre le emissioni sono aumentate in Slovenia, Grecia, Lussemburgo, Belgio e Spagna. L’Italia ha fatto segnare -3,1%, collocandosi un gradino subito sotto la media Ue del -2,9%.
