
Con la crisi climatica sono aumentati del 30% i casi di allergie e malattie respiratorie

Il cambiamento climatico sta provocando un massiccio aumento di muffe e pollini e questo fenomeno ha fatto aumentare del 30% i casi di malattie allergiche e respiratorie. A lanciare l’allarme è la Società italiana di allergologia e immunologia pediatrica (Siaip), riunita a congresso a Milano fino a dopodomani. Già l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha previsto che nel 2050 il 50% dell'intera popolazione mondiale sarà colpita da allergie, in particolare i bambini. Ma la Siaip ora evidenzia che già rispetto a 20 anni fa c’è stato un notevole aumento dei problemi dell’apparato respiratorio e le cause sono da ricercare nell’innalzamento delle temperature globali, nell'alterazione dei modelli meteorologici e nell'intensificazione di eventi climatici estremi.
«Il riscaldamento globale - spiega Michele Miraglia del Giudice, presidente Siaip - causa un anticipo della stagione pollinica in molte regioni del mondo, che permette l'aumento della concentrazione di biossido di carbonio, sostanza in grado di stimolare una maggiore produzione di polline ad esempio da parte di betulle e ambrosia, responsabili di moltissime reazioni allergiche». E in questo scenario sono i bambini a pagare il prezzo più alto. «L'aumento dell'ozono troposferico – sottolinea l’ex presidente Siaip Gianluigi Marseglia – può aggravare rinite allergica, asma, dermatite atopica. Uno studio svedese sottolinea come l'esposizione a pollini nei primi mesi di vita o addirittura nella vita intrauterina sia associata a una maggiore probabilità di sensibilizzazione allergica e insorgenza di malattie respiratorie».
Secondo i dati di Save the Children - ricordano gli allergologi pediatri - in Italia l'8,4% dei piccoli tra i 6 e i 7 anni soffre di asma correlata all'inquinamento. L'81,4% vive in zone inquinate da polveri sottili e il 100% in 8 regioni: Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Piemonte Puglia, Trentino e Veneto. C’è oi il fattore inquinamento atmosferico, e in particolare quello da Pm2,5 e Pm10, che rappresenta una delle principali minacce per la salute respiratoria dei bambini. «Questi inquinanti - spiega Miraglia del Giudice - penetrano profondamente nei tessuti respiratori e provocano un'infiammazione cronica che influenza negativamente il sistema immunitario e aumenta così la suscettibilità alle allergie».
Secondo uno studio pubblicato su 'Allergy' citato dal presidente della Siaip, i livelli di CO2 atmosferica sono aumentati del 48% dall'epoca pre-industriale, stimolando una maggiore produzione di pollini. «Le concentrazioni di polline di ambrosia, ad esempio, sono quadruplicate negli ultimi 30 anni e continueranno a crescere – dice Miraglia del Giudice - Inoltre, la durata della stagione pollinica è aumentata mediamente di 20 giorni, esponendo milioni di persone a sintomi allergici più gravi e prolungati. Si stima che nei bambini sotto i 4 anni vi sia stato un incremento a livello globale del 17% nei casi di asma correlati a questo fenomeno».
Oltre ai pollini, anche le muffe rappresentano una minaccia crescente: l'aumento delle precipitazioni e delle inondazioni favorisce la proliferazione delle spore di Alternaria e Cladosporium, note per il loro ruolo scatenante nelle allergie respiratorie e negli attacchi d'asma. La prevalenza di sensibilizzazione a questi allergeni è aumentata di circa il 30% negli ultimi 2 decenni. Le condizioni climatiche estreme stanno amplificando la diffusione delle spore fungine. Inoltre, la scarsa qualità dell'aria indoor, aggravata da edifici non adeguatamente ventilati e costruiti con materiali inquinanti, contribuisce alla diffusione della Sick Building Syndrome (Sbs), un insieme di sintomi allergici e respiratori legati agli ambienti chiusi non salubri. Interventi per migliorare la qualità degli edifici sono essenziali per prevenire queste problematiche e ridurre l'impatto sulle malattie allergiche.
Uno studio pubblicato sull’International Journal of Environmental Research and Public Health citato dagli allergologi pediatri, ha dimostrato che nei centri urbani con alti livelli di inquinamento la prevalenza dell'asma infantile è superiore del 40% rispetto alle aree rurali. La combinazione di allergeni e inquinanti rende le città un ambiente particolarmente ostile per chi soffre di patologie allergiche.
In questo contesto, la Siaip auspica un approccio globale al cambiamento climatico e sottolinea l'importanza di sviluppare programmi di ricerca congiunti a livello europeo e internazionale per monitorare e studiare gli effetti dei cambiamenti climatici sulle allergie, così da migliorare la comprensione di questi fenomeni e supportare lo sviluppo di nuove strategie di prevenzione e cura.
Otto i punti del primo Manifesto della Siaip dedicato proprio a questo importante tema, perché «i costi in termini di malattie e spese sanitarie dei paesi saranno presto insostenibili». Gli specialisti chiedono: 1) Piani di controllo dell'inquinamento: riduzione delle emissioni urbane per migliorare la qualità dell'aria; riduzione delle emissioni di gas serra; 2) Rafforzamento delle strategie di sanità pubblica attraverso misure come il miglioramento della ventilazione e il controllo dell'umidità; 3) Eliminazione fonti inquinanti indoor, come il fumo di sigaretta e di sigarette elettroniche; 4) Progettazione urbana sostenibile: aumento delle aree verdi per ridurre la dispersione degli allergeni, interventi mirati per migliorare la qualità dell'aria, ridurre l'inquinamento atmosferico e migliorare la qualità degli edifici per prevenire la Sick Building Syndrome (Sbs), attraverso una migliore ventilazione, l'uso di materiali non inquinanti e la riduzione dell'umidità indoor; 5) Monitoraggio pollinico: creazione di sistemi di allerta precoce per informare in maniera corretta e puntuale la popolazione; 6) Educazione e sensibilizzazione: informare la popolazione sui rischi e sulle strategie preventive. Diffusione di informazioni tempestive sui livelli di allergeni nell'aria; 7) Ricerca e innovazione: sviluppo di nuove terapie e strategie per migliorare la gestione delle allergie ambientali; 8) Collaborazione internazionale: sviluppo di programmi di ricerca congiunti a livello europeo e globale per studiare gli effetti del cambiamento climatico sulle allergie.
