
Oxfam: due miliardi di persone oggi non hanno acqua a causa della crisi climatica e delle guerre

«Negli ultimi 5 anni, l’Etiopia è diventata uno dei luoghi simbolo della crisi climatica globale», denuncia via social Oxfam Italia. «Qui, il numero di persone in condizione di insicurezza alimentare è cresciuto del 175%: oggi sono 22 milioni a non sapere dove trovare acqua o cibo per sopravvivere. Il cambiamento climatico ha stravolto i cicli agricoli, le piogge sono sempre più irregolari e le fonti d’acqua si stanno prosciugando». Per questo, per i Paesi africani e non solo, l’organizzazione umanitaria ha lanciato una campagna di raccolta fondi che si chiude dopodomani e che riguarda un problema che investe in modo drammatico vaste zone del pianeta.
Nel mondo sono infatti oltre 2 miliardi le persone che non hanno accesso a fonti d'acqua pulita, per bere o per servizi igienico-sanitari, a causa dei conflitti armati o della crisi climatica e delle catastrofi naturali. Metà della popolazione mondiale, inoltre, non può contare su servizi igienico sanitari degni di questo nome. E questa crisi idrica globale entro il 2050 potrebbe colpire un miliardo di persone in più, concentrate soprattutto nei paesi più poveri, dove la mancanza di acqua e igiene provoca epidemie e malattie infettive: oltre 1.000 bambini sotto i 5 anni muoiono ogni giorno per questo motivo.
Oxfam Italia denuncia tutto ciò e lancia un appello al settore privato italiano per assicurare acqua pulita e servizi igienico-sanitari adeguati a quante più persone possibile ed anche perché si possa contribuire a cambiare le cose e salvare vite nelle più gravi crisi umanitarie.
«In occasione dell'inizio del Mese della Terra, che ci celebra ogni aprile, vogliamo riportare l'attenzione delle aziende italiane su una crisi globale che anno dopo anno si sta aggravando - spiega Marta Pieri, head of private sector engagement di Oxfam Italia - Come denunciato nel nostro ultimo report, solo in Africa oltre 116 milioni di persone stanno rimanendo letteralmente senz'acqua. In contesti di conflitto aperto come Gaza 1,5 milioni di persone sono costrette a sopravvivere con meno di 6 litri di acqua al giorno, l'equivalente di meno di 1 minuto della nostra doccia. In Myanmar i tanti sopravvissuti al terremoto, senza più una casa, hanno urgente bisogno di acqua pulita e servizi igienico-sanitari». Purtroppo, continua Pieri, quella che abbiamo di fronte è una fotografia che «rende evidente quanto oggi un diritto umano fondamentale, come l'accesso all'acqua pulita, sia negato a una fascia sempre più ampia della popolazione mondiale. Quanto si tratti non solo di un'emergenza ambientale ma anche sociale che potrebbe acuire sempre di più le enormi disuguaglianze, che già attraversano la nostra società. Per questo crediamo che sia anche responsabilità di tutti gli attori del sistema economico e produttivo contribuire ad assicurare un accesso equo all'acqua alle comunità più vulnerabili nel mondo».
A Gaza la disponibilità di acqua potabile è crollata del 98% e 1,9 milioni di sfollati sono allo stremo, costretti a berne di contaminata o salata. In Siria, 13,5 milioni di persone sono esposte al rischio di epidemie. Tutto ciò è inaccettabile, denuncia Oxfam, che sottolinea che sarebbero necessari solo circa 50 litri di acqua pro capite al giorno per garantire che la maggior parte dei bisogni primari siano soddisfatti mantenendo i rischi per la salute pubblica a un livello basso.
«Oggi le aziende hanno a disposizione strategie e strumenti per ridurre in primo luogo il proprio consumo di acqua, ma anche strumenti di responsabilità complementari come i water credit, che attribuiscono un valore economico a impatti positivi sulla risorsa idrica e che possono anche garantire accesso ad acqua e a servizi igienico-sanitari a famiglie e comunità. - conclude Pieri - Oltre alla possibilità di collaborare con organizzazioni accreditate sul campo che intervengono nelle più gravi emergenze umanitarie del nostro tempo».
