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Altro che Remy e Ratatouille, a Parigi ratti alla conquista dei giardino delle Tuileries [VIDEO]

 |  Natura e biodiversità

Nei Giardini delle Tuileries, una dei luoghi più apprezzati da turisti e parigini, sembra essere in corso un’invasione di ratti (Rattus norvegicus) quelli che i francesi chiamano rat des greniers o rat des champs.

I turisti che passeggiano a migliaia tra la torre Eiffel,  la piramide del Louvre i  jardins du Carrousel  con i prati, siepi tagliate che  sono in paradiso per i picnickers urbani umani ma anche per i grossi roditori, che ormai non esitano a mostrarsi alla luce del giorno.

Il problema è che gli umani che fanno gli spuntini ai Giardini delle Tuileries si lasciano dietro una scia di avanzi di cibo che sono una vera e propria miniera di cibo a cielo aperto per i ratti  ben contenti che i turisti, saturi della bellezza e l’arte di Parigi, non abbiano altrettanto rispetto per l’ambiente. Così i rifiuti che si accumulano sui prati, nonostante la presenza di molti cestini per i rifiuti.

Cécile Aurouze, la portavoce di una società di derattizzazione che lavora anche per il Comune di Parigi, ha detto che «Di notte, vedere  i ratti a Parigi è normale. Ma quel  che sorprende è che non esitano a mostrarsi alla luce del giorno. Vorrei anche dire che hanno smesso di aver paura degli esseri umani.  Il grande problema di  Parigi è che non siamo in grado di controllarli tutti. D’altronde ci sono nettamente meno cittadini che ratti: ci sono almeno due ratti per ogni parigino». Quindi la capitale della Francia ospiterebbe almeno 5 milioni di ratti.

Eppure la città e la Prefettura di Parigi effettuano regolari campagne di disinfestazione dei ratti, l’ultima delle quali realizzate  tra il  14 aprile e il 13 giugno,  ma che non sembrano dare risultati visibili.

Probabilmente anche i ratti parigini stanno sviluppando la resistenza ai rodonticidi riscontrata in quelli che ormai vengono chiamati i super-ratti di Londra, un fenomeno che sembra sempre più diffuso anche in altre metropoli-. L’abbondanza di cibo e la maleducazione dei turisti fanno il resto.

Redazione Greenreport

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