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Meloni minimizza il peso dei dazi, attaccano anche i Verdi europei: «Patriota? Ma per quale Paese?»

La segretaria del Pd Schlein: «L’ambiguità del governo ci fa trovare completamente impreparati di fronte a questa sfida. Ora dare subito una risposta in una cornice unitaria europea»
 |  Green economy

Non ci sono solo le forze di opposizione italiane a chiedere a Giorgia Meloni di non fare «il cavallo di Troia dell’amministrazione Trump all’interno dell’Unione europea». Era stata Elly Schlein, una settimana fa, a evocare l’immagine omerica per commentare l’atteggiamento della presidente del Consiglio nei confronti dei minacciati dazi del presidente Usa. E ora che il tycoon ha confermato un aumento al 20% delle tariffe doganali nei confronti dell’Ue, ora che Meloni è tornata a dire dalle telecamere del Tg1 che «non è la catastrofe che alcuni stanno raccontando», la segretaria del Pd chiede al governo di «dare subito delle risposte e di farlo in una cornice unitaria europea» perché, come sottolinea intervenendo all’assemblea delle Autonomie locali italiane, non si tratta di fare o non fare allarmismo: «Siamo preoccupati dalla guerra commerciale annunciata dal presidente degli Stati uniti Donald Trump. Un paese come il nostro rischia di pagare un prezzo altissimo. Spiace dover notare come l’ambiguità del governo Meloni ci faccia trovare completamente impreparati di fronte a questa sfida. Il governo spagnolo guidato da Pedro Sanchez ha immediatamente messo in campo 14 miliardi di euro. Qui hanno continuato a minimizzare, anche ieri».

Ma, appunto, non è solo dall’Italia che si punta il dito sull’atteggiamento ambiguo di Palazzo Chigi. I Verdi europei hanno diffuso una nota dal titolo eloquente: «Dai brindisi ai dazi: l’affetto di Meloni e dell'estrema destra per Trump si ritorce contro di loro». Nel testo si sottolinea che «l’amicizia del primo ministro italiano Giorgia Meloni e di altri politici europei di estrema destra con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump si ritorcerà contro i cittadini europei che dovranno affrontare l'aumento dei prezzi a causa dei dazi di Trump». Gli European Greens ricordano che i leader dell'estrema destra Mateusz Morawiecki, presidente dei Conservatori e Riformisti europei, Santiago Abascal del partito spagnolo Vox e il co-leader di Alternativa per la Germania Tino Chrupalla hanno brindato all'insediamento di Trump a Washington a gennaio. E ricordano anche, mettendo nella nota diffusa tanto di link all’Ansa che ne dava conto, il fatto che «il primo ministro italiano Giorgia Meloni (Fratelli d'Italia, membro dell'ECR) è stato l'unico leader europeo in carica a partecipare». 

Vula Tsetsi, co-presidente del Partito Verde europeo, mette giù così la questione: «Ora che il Presidente Trump ha imposto una tariffa del 20% sui prodotti europei, le alleanze dell'estrema destra con Trump si ritorceranno contro le imprese europee che si troveranno in difficoltà a causa dei dazi di Trump. L'ironia è palpabile: i nazionalisti di estrema destra come la Meloni incolpano sempre l'Ue per i problemi interni. Ma ora che l'alleanza con il loro caro amico Trump sta infliggendo danni storici alle imprese europee, sostengono gli Stati Uniti invece di difendere le loro aziende e il potere d'acquisto familiare. Come spiegherà la Meloni ai viticoltori italiani che ha ballato con il diavolo e che ora sta distruggendo le aziende italiane?». 

Batte sullo stesso tasto Ciarán Cuffe, co-presidente del Partito Verde europeo, aggiungendo tra l’altro: «Quando l'esportazione dei prodotti agricoli europei è in caduta libera, ricordate chi ha fatto da cheerleader all'inaugurazione di Trump: i suoi amici di estrema destra di Italia, Spagna e Polonia - Meloni, Abascal, Morawiecki. Dagli abbracci ai dazi: l'abbraccio con i leader di estrema destra ha un prezzo elevato per l'Europa. Queste persone di estrema destra amano definirsi “patrioti”. La domanda è: per quale Paese? Ora, di fronte a questa guerra commerciale iniziata da Trump, l'Ue deve rimanere unita e sostenere gli Stati membri più colpiti. Un approccio comune è essenziale per prevenire le divisioni e proteggere la nostra economia, i cittadini e la transizione climatica».

E se Meloni nell’intervista al Tg1 ha sminuito il peso dei dazi riguardo l’export italiano Oltreoceano («non facciamo allarmismo, vale alla fine il 10% complessivo delle nostre esportazioni») i Verdi europei ricordano, solo per fare un esempio, che gli Stati Uniti sono il principale mercato italiano per il vino, con 1,9 miliardi di euro nel 2024, pari al 24% delle esportazioni mondiali di vino dell'Italia.

Redazione Greenreport

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