Skip to main content

Onu: il bombardamento delle tende degli sfollati di Gaza è una sfida al diritto internazionale

Fame e morte a Gaza e prigionieri torturati. Lo sporco volto di una guerra sporca
 |  Inquinamenti e disinquinamenti

Secondo Francesca Albanese, relatrice speciale dell’Onu per i diritti umani nei Territori palestinesi occupati, il bombardamento israeliano delle tende degli sfollati  a Rafah, che ha fatto più di 40 vittime, soprattutto donne e bambini, nella tendopoli di Al Hashash allestita dall’United Nations Relief and Works Agency for Palestine Refugees in the Near East (UNRWA), è una palese sfida al diritto internazionale e ha scritto in un post su X: «Il genocidio a Gaza non finirà senza pressioni esterne, e devono essere imposte sanzioni a Israele e gli investimenti, gli accordi, il commercio e le partnership con esso devono essere sospesi».

IL 24 maggio maggio la Corte Internazionale di Giustizia (ICJ) aveva ordinato a Israele di interrompere immediatamente le sue operazioni militari a Rafah e di mantenere aperto il valico per consentire l’ingresso di aiuti umanitari nella Striscia di Gaza. La risposta è stata quella che lo stesso premier Benjamin Netanyahu ha definito per l’ennesima volta «Un tragico incidente» e uno scontro armato con i soldati egisziani al confine che è costato la vita a un militare del Cairo.

Intanto nella prigione a cielo aperto di Gaza trasformata in un cimitero di macerie si contano dal 7 ottobre 35.984 persone uccise, la maggior parte bambini e donne, e 80.643 ferite, ma nessuno conosce davvero quante migliaia di vittime siano rimaste sotto le macerie o sparse lungo le strade e nelle fosse comuni di Gaza occupata da Israele.

Lo sa bene il capo per i diritti umani dell’Onu,  Volker Türk che ha espresso tutto il suo «Orrore per l’ulteriore perdita di vite civili a Gaza, dopo che gli attacchi aerei israeliani domenica hanno colpito un campo per sfollati nella città meridionale di Rafah. Le immagini dal campo sono orribili e non indicano alcun cambiamento apparente nei metodi e nei mezzi di guerra utilizzati da Israele che hanno già portato a così tante morti civili. L’attacco  domenica sottolinea ancora una volta che non esiste letteralmente un posto sicuro a Gaza».

E Netanyahu e i suoi fascistissimi ministri non sono nemmeno riusciti ad annichilire le milizie di Hamas, visto che il 26 maggio gli islamo-fascisti e i loro alleati hanno lanciato verso Tel Aviv molti razzi che hanno ferito leggermente diverse persone. La strage di profughi a Rafah è la rabbiosa risposta a quei razzi. Di fronte al massacro di civili, Le Israel difence forces  (IDF) – smentendo lo stesso Netanyahu - hanno detto che l’attacco aveva preso di mira alti  esponenti di Hamas e che i morti tra i civili erano vittime collaterali degli incendi sviluppatisi dopo l’attacco mirato.

Türk ha preso atto della versione dell’IDF e dell’annuncio di indagini, ma ha fatto notare che «Quel che è sorprendentemente chiaro è che colpire un’area del genere, densamente affollata di civili, era un risultato del tutto prevedibile. E’ fondamentale che tali indagini ni portino alla responsabilità e a cambiamenti nelle politiche e nelle pratiche. Chiedo a Israele di cessare la sua offensiva militare nel Governatorato di Rafah, come ordinato dalla Corte Internazionale di Giustizia (ICJ). Invito ancora una volta tutte le parti in conflitto a mettere in atto un cessate il fuoco, dato l'imperativo di proteggere i civili. I gruppi armati palestinesi devono fermare il lancio di razzi che sono intrinsecamente indiscriminati, in chiara violazione del diritto umanitario internazionale. Devono anche rilasciare incondizionatamente tutti gli ostaggi in una volta. Israele deve adottare misure immediate per proteggere i civili, garantire loro l’accesso all’assistenza umanitaria essenziale e rilasciare tutti coloro che sono detenuti arbitrariamente».

E, a proposito di prigionieri, il governo palestinese denuncia che «I prigionieri gazawi sono detenuti in carceri segrete dove sono stati sottoposti a torture sistematiche dal 7 ottobre dello scorso anno. Tra  le prigioni segrete in cui sono detenuti i gazawi c’è quella di Sde Teiman, nel Negev, ben nota per il trattamento crudele dei prigionieri. Il processo investigativo nella prigione di Sde Teiman prevede gravi percosse e vari tipi di tortura, oltre a negare ai prigionieri il diritto di comunicare con il mondo esterno, in particolare con il Comitato internazionale della Croce Rossa. Le Forze di occupazione israeliane commettono diversi crimini contro i prigionieri palestinesi, in generale, e contro i gazawi in particolare, compresi crimini che equivalgono all’omicidio, oltre a perseguire politiche sadiche che impongono dure condizioni di detenzione, chiudendo un occhio su tutte le norme e i regolamenti internazionali e umanitari».

Insomma, il democratico governo di estrema destra israeliano fa ai prigionieri palestinesi quel che accusa la dittatoriale Hamas di fare ai prigionieri e agli ostaggi israeliani. Un occhio per occhio biblico che è destinato a rispondere all’odio con l’odio e alla tortura con tortura… all’infinito.

Anche Tor Wennesland, coordinatore speciale dell’Onu per il processo di pace in Medio Oriente, ha chiesto al governo israeliano di condurre un'indagine approfondita e trasparente sul bombardamento della tendolpoli di Rafah: «Tutte le parti in conflitto devono astenersi da azioni che ci allontanano ulteriormente dal raggiungimento della fine delle ostilità e mettono ulteriormente a repentaglio la già fragile situazione sul campo e nella regione più ampia».

Balakrishnan Rajagopal, relatore speciale Onu sul diritto alla casa, sollecitato «Un’azione globale concertata per fermare la guerra. Attaccare donne e bambini mentre si rannicchiano nei loro rifugi a Rafah è un’atrocità mostruosa. Abbiamo bisogno di un’azione globale concertata per fermare le azioni di Israele adesso».

L’UNRWA ha espresso nuovamente preoccupazione per la sicurezza e lo status dei suoi operatori di Gaza con i quali si sono persi i contatti dopo l’attacco a Rafah: «Non abbiamo una linea di comunicazione stabilita con i nostri colleghi sul campo. Non siamo in grado di confermare la loro posizione e siamo estremamente preoccupati per il loro benessere e per quello di tutti gli sfollati che si rifugiano in quest'area. Nessun posto è sicuro. Nessuno è al sicuro. per la popolazione di Gaza la carestia è ancora un pericolo quotidiano».

Dall’inizio del mese, le IDF stanno attuando un blocco quasi totale dei convogli di aiuti salvavita al valico di Rafah, in risposta a un attacco missilistico sul valico di Kerem Shalom il 5 maggio che ha provocato la morte di 4 militari israeliani. Secondo il direttore della pianificazione dell’UNRWA, Sam Rose, da domenica scorsa nella Striscia di Gaza non  è entrato nessun camion con mezzi di soccorso umanitari e carburante attraverso Rafah e la vicina Kerem Shalom: «Gli aiuti sono lì, a decine di chilometri di distanza, lungo i confini, mentre la popolazione si avvicina alla carestia». 

Anche l’ United Nations Office for the Coordination of Humanitarian Affairs (OCHA) ha confermato  che ricevere e fornire aiuti in tutta Gaza è quasi impossibile  a causa dei «Frequenti ritardi, controlli arbitrari, restrizioni di accesso da parte delle autorità israeliane. Tra il 1° e il 23 maggio, a 31 missioni umanitarie è stato negato l'accesso e 40 sono state ostacolate, anche a causa di estesi ritardi, detenzione di operatori umanitari, spari di avvertimento e costrizione a interrompere missioni ufficialmente approvate».

Il World food programma (WFP) ha avvertito che «Se cibo e forniture umanitarie non cominciano ad entrare a Gaza in quantità massicce, la disperazione e la fame si diffonderanno». Poco prima il portavoce del segretario generale dell’Onu António Guterres aveva detto fatto che a Gaza «L’operazione umanitaria è prossima al collasso» e che «Le autorità israeliane devono facilitare il ritiro e la consegna sicura delle forniture umanitarie dall'Egitto che entrano a Kerem Shalom a coloro che ne hanno bisogno. Il Segretario generale ribadisce la sua richiesta per un cessate il fuoco immediato e per il rilascio immediato e incondizionato di tutti gli ostaggi per porre fine alle sofferenze dei civili. Guterres è rimasto sconcertato dalla mancata attuazione della le recenti ordinanze della Corte Internazionale di Giustizia ( ICJ ) riguardanti la situazione a Gaza. Le decisioni della Corte sono vincolanti».

Ma chi farà rispettare a Israele quella sentenza che in altri Paesi si sarebbe probabilmente trasformata in un intervento armato internazionale?

Umberto Mazzantini

Scrive per greenreport.it, dove si occupa soprattutto di biodiversità e politica internazionale, e collabora con La Nuova Ecologia ed ElbaReport. Considerato uno dei maggiori esperti dell’ambiente dell’Arcipelago Toscano, è un punto di riferimento per i media per quanto riguarda la natura e le vicende delle isole toscane. E’ responsabile nazionale Isole Minori di Legambiente e responsabile Mare di Legambiente Toscana. Ex sommozzatore professionista ed ex boscaiolo, ha più volte ricoperto la carica di consigliere e componente della giunta esecutiva del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano.