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Alluvione in Toscana, Giani torna a chiedere che sia riconosciuta l’emergenza nazionale

Spiega il presidente della Regione: «È palese che i danni che abbiamo subito richiedono il riconoscimento di questo stato, in considerazione del fatto che il Mugello, in due anni e mezzo, ha subito gli effetti di cinque grandi calamità»
 |  Toscana

Si fatica a tornare alla normalità in varie zone della Toscana, dopo l’alluvione del 14 marzo. A raccontarlo è lo stesso presidente della Regione, Eugenio Giani, parlando a margine di un incontro a Sesto Fiorentino: «Nell’Alto Mugello c’è una situazione di chiaro disagio e sofferenza e ancora ieri ho visitato i Comuni di Firenzuola, Palazzuolo sul Senio e Marradi. Stiamo intervenendo a loro supporto, verificando la situazione delle frane locali e le necessità di recupero. Voglio subito lanciare un messaggio chiaro: non permetteremo che la strada regionale 302, che è l'asse fondamentale di collegamento con Marradi, possa rimanere chiusa fino a settembre, e lo dico rispetto a voci che si sono create. Non lo permetteremo assolutamente».

Il presidente della Regione Toscana fa sapere che ha già mobilitato i dirigenti dell’amministrazione e questa mattina farà un nuovo sopralluogo con loro per verificare frana per frana come poter intervenire con urgenza: «Il mio obiettivo è rendere percorribile la strada, magari con passaggi a senso unico alternato, nell'arco di 10 giorni. Non si può avere un Comune come Marradi separato dalla Toscana e allora la Regione interviene in prima persona per garantire ai cittadini di Marradi tutto questo. Mi auguro – ha detto ancora Giani - che altrettanto facciano le Ferrovie perché non è assolutamente pensabile il rallentamento dei lavori sulla Faentina, che devono ripartire perché il trasporto pubblico su ferro in questa area ha una valenza assolutamente strategica». Domani, nell'incontro che ha organizzato con tutti i sindaci della zona interessata, si parlerà del piano speciale per il Mugello. Un piano rispetto al quale la Regione avrà un ruolo da protagonista, verificando come mettere insieme le risorse necessarie per individuare interventi specifici che anticipino il Pac, il Piano di adattamento ai cambiamenti climatici, per l'area del Mugello e dell'Alto Mugello.

Il presidente Giani è tornato anche sulla richiesta avanzata nei giorni scorsi di dichiarare per le zone colpite dal maltempo l’emergenza nazionale. «Il capo del Dipartimento nazionale Ciciliano, nell’incontro del 16 marzo, ci propose di attendere gli sviluppi della successiva perturbazione attesa, anche se per me lo stato d'emergenza poteva essere attivato subito e, sotto questo aspetto, mi ero mosso dichiarando lo stato d'emergenza regionale. Ho comunque ascoltato, con spirito di collaborazione istituzionale, le considerazioni di Ciciliano, ma è evidente che da oggi, visto che è cessata quella che poteva presentarsi come un'ulteriore emergenza maltempo, mi rimetterò a sollecitare l’intervento di carattere nazionale, perché è così palese che i danni che abbiamo subito richiedono il riconoscimento dello stato d'emergenza nazionale in considerazione che il Mugello, in due anni e mezzo, ha subito gli effetti di cinque grandi calamità. La prima – ha ricordato - quella del 15 maggio del 2023, la seconda nel settembre del 2023 con il terremoto. E poi, ancora, il Mugello subì danni nel settembre del 2024 e ancora nelle devastazioni di fine anno e quest’ultima ondata: insomma cinque volte in due anni e mezzo. Noi ci mettiamo mano – ha concluso - ma è necessario avere un riconoscimento dal governo come lo stato di emergenza nazionale. È stato riconosciuto ad altre realtà con danni meno gravi».

Redazione Greenreport

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