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Livorno, tornare a usare il termovalorizzatore in attesa dell’ossicombustore di Peccioli
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L’associazione “Per la Rinascita di Livorno” ha sostenuto a più riprese che, per una corretta gestione dei rifiuti secondo i principi dell’economia circolare, una volta espletate tutte le azioni utili per prevenire la produzione dei rifiuti e riciclarli per un loro riutilizzo, è consentito il ricorso al recupero di energia mediante la termovalorizzazione.
L’orientamento della Ue è deciso verso la drastica riduzione del conferimento dei rifiuti in discarica, pratica ancora molto utilizzata.
La nostra Regione, ad esempio, che si è posta l’obiettivo del 65% di raccolta differenziata, si deve fare carico del rimanente 35% di rifiuto non differenziato a cui va aggiunto un 20/25% di scarto derivante dal recupero delle materie plastiche e un 15-20% dagli impianti di recupero carta e di compostaggio. Risulta quindi che circa la metà dei rifiuti urbani prodotti deve comunque essere smaltito nelle discariche della Regione.
Vogliamo ricordare che la Regione ha concesso nel 2024, su specifica richiesta dell’Aamps, l’autorizzazione per il prosieguo dell'attività del termovalorizzatore di Livorno con validità fino al 2036, a condizione degli interventi tecnologici necessari per il suo corretto funzionamento (manutenzione ordinaria e straordinaria) e un programma di miglioramento delle emissioni in atmosfera.
La prospettiva del conferimento di 400 t/g dei rifiuti prodotti nell’Ato Toscana Costa nell’impianto sperimentale “ossicombustore” di Peccioli, si basa sul presupposto che lo stesso entri in funzione nel 2027; trattasi di un impianto sperimentale, del quale allo stato attuale non si conosce la progettazione e le caratteristiche, di un costo stimato in almeno 125 milioni di euro, non ancora autorizzato.
Sulla base di questo assunto il Comune di Livorno ha commissionato una perizia nella quale in sostanza si chiedeva se l’investimento per l’ammodernamento del Tvr di Livorno (stimato in 15 milioni di euro) fosse economicamente sostenibile nell’arco di tempo previsto per l’entrata in esercizio dell’ossicombustore. Non bisogna essere grandi esperti di economia per arrivare alla conclusione che l’arco di tempo preso a riferimento è troppo limitato per consentire l’ammortamento dell’investimento.
La conseguente decisione del Comune di Livorno di non procedere all’ammodernamento del Tvr, peraltro non funzionante da oltre un anno, comporta, tra mancati ricavi (da vendita di energia elettrica e dallo smaltimento di rifiuti da terzi), e costi (connessi allo smaltimento dei rifiuti non più inceneriti), un onere di qualche milione di euro all’anno, che indubbiamente si ripercuote sulla Tari.
Ma l’aspetto che più deve preoccupare è l’indeterminatezza del fantomatico impianto di ossicombustione, del quale, come si è detto, non è conosciuto il progetto, che una volta presentato sarà oggetto di finanziamento, valutazione delle autorità competenti che rilasceranno le necessarie autorizzazioni; solo allora si potrà procedere alla cantierizzazione e quindi alla costruzione, collaudo e messa in esercizio. Anche in questo caso non ci vuole la sfera di cristallo per affermare che il 2027 è pura utopia.
Pertanto riteniamo che è auspicabile ambientalmente, e più che sostenibile economicamente, ritornare sulla scelta di utilizzare il termovalorizzatore di Livorno nel periodo di transizione, che non sarà certo breve, sino all’entrata in esercizio dei nuovi impianti di Ato.
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