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Riciclo della plastica, Report visita Revet

 |  Revet SpA

L’Italia è uno dei paesi più avanzati sul fronte del riciclo della plastica, eppure il settore sta attraversando un momento di grande difficoltà, soprattutto per l’invasione di polimeri low cost provenienti da fuori Europa. Di questa situazione si è occupata anche Report, che nella puntata di ieri sera ha mandato in onda l’inchiesta di Antonella Cignarale “L’anno della vergine, intervistando anche l’amministratore delegato di Revet, Alessia Scappini, in quanto la nostra azienda – visitata dalla troupe rai – è una delle quattro aziende italiane in grado di riciclare le poliolefine estratte dal plasmix.

Il presidente di Assorimap, associazione italiana dei riciclatori, Walter Regis, ha ribadito quanto richiesto al tavolo di crisi aperto dal ministero dell’ambiente: “Chiediamo al Governo di seguire l’esempio di altri Paesi europei e di adottare subito una misura semplice, a costo zero per lo Stato, che garantisca quote obbligatorie di utilizzo nella produzione e difenda la qualità del made in Italy: ”.

Questo perché, sostiene Regis: “La filiera è in balia di un mercato che non assorbe la plastica riciclata, costringendo a produrre in perdita. Le imprese che non versano già in situazioni economiche gravemente compromesse, rimangono in una stasi forzata, non per scelta ma per necessità”.

Misura che da sola basterebbe a risolvere tutte le criticità, ma che il governo continua a ignorare, preferendo ipotizzare altre strade che, come è ben evidente nel servizio di Report, piacciono maggiormente ai produttori di imballaggi di Confindustria: il Ministero dell’Ambiente infatti  ha indicato, tra le opzioni possibili per far fronte alla crisi del settore, l’introduzione di un credito d’imposta per chi utilizza plastiche riciclate, misura che ha lunghissimi tempi di attuazione. “Affidarsi a questo strumento – conclude Regis – significa lasciare ad altri soggetti la discrezionalità di scegliere il riciclato in alternativa al prodotto vergine, senza affrontare il nodo dei costi di produzione, né la minaccia delle importazioni low cost asiatiche”.

Redazione Greenreport

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