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Negli ultimi 3 anni l’Italia avrebbe potuto installare 60 GW di rinnovabili, ma si è fermata a 16
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Nel Consiglio dei ministri di domattina, se non ci saranno ulteriori slittamenti, è previsto l’annuncio di provvedimenti governativi per affrontare il caro bollette che grava sui cittadini quanto sulle imprese del nostro Paese, dove l’energia è tra le più care d’Europa. Non sono però attese novità dove più servirebbero per contenere i costi: l’accelerazione nelle installazioni di fonti rinnovabili.
Secondo il pur timido aggiornamento del Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) approvato dal Governo Meloni la scorsa estate, entro il 2030 la produzione italiana da fonti rinnovabili dovrà coprire il 39,4% dei consumi finali lordi di energia (a fronte del 19,2% raggiunto nel 2022) e il 63,4% dei consumi elettrici (a fronte dell’iniziale 37,1%): per farlo, il Pniec prevede un aumento della capacità installata di fotovoltaico a 79,2 GW (dai 25,1 del 2022) e di eolico a 28,1 GW (rispetto agli 11,8 del 2022).
Il ritmo delle installazioni resta però ampiamente insufficiente, tant’è che lo scorso anno si è chiuso con soli +7,48 GW entrati in esercizio, mentre nel gennaio 2025 si sono aggiunti +421 MW, in calo del 39% rispetto allo stesso mese del 2024. Avremmo potuto fare meglio?
Per rispondere basta ricordare la proposta illustrata esattamente tre anni fa da Agostino Re Rebaudengo, allora presidente dell’associazione confindustriale Elettricità futura – che rappresenta il 70% della filiera elettrica nazionale – per installare, se autorizzati, nuovi impianti rinnovabili in un triennio pari a 60 GW.
«La situazione geopolitica è drammatica – spiegava già allora Re Rebaudengo – La sicurezza energetica sia tra le priorità dell’Italia e dell’Europa. Per risolvere questa grave emergenza, chiediamo al Governo e alle Regioni di autorizzare entro giugno 60 GW di nuovi impianti rinnovabili, pari a solo un terzo delle domande di allaccio già presentate a Terna. 60 GW di nuovi impianti rinnovabili faranno risparmiare 15 miliardi di metri cubi di gas ogni anno, ovvero il 20% del gas importato. O, in altri termini, oltre 7 volte rispetto a quanto il Governo stima di ottenere con l'aumento dell'estrazione di gas nazionale».
Nel merito è utile ricordare che dal 2022 a oggi la dipendenza del nostro Paese dall’import di fonti fossili – avendo riserve interne estremamente limitate se paragonate al fabbisogno – è costata agli italiani esattamente 230 miliardi di euro di cui 48,5 solo l’anno scorso, quando il petrolio ha inciso per 21,2 mld di euro e il gas naturale per altri 20,6.
Le imprese rappresentate da Elettricità futura nel 2022 erano pronte a investire 85 miliardi di euro dal febbraio 2022 a oggi per installare quei 60 GW di nuovi impianti rinnovabili e creare 80.000 nuovi posti di lavoro, dando un grande slancio all'economia italiana.
È andata diversamente: «Tre anni fa con le imprese elettriche proponevo un piano per installare 20 GW/anno per 3 anni. Già allora era chiara la necessità di un’accelerazione straordinaria. Causa le restrizioni approvate – spiega oggi Re Rebaudengo – si sono potuti realizzare solo poco più di 16 GW invece di 60».
Paradossalmente, si tratta di una tendenza fomentata dalla scarsa propensione del Governo Meloni a dare sufficiente spazio ai nuovi impianti rinnovabili, che infatti arrancano. Al 31 dicembre 2024 in Italia si registrano 76,6 GW di potenza installata da fonti rinnovabili, di cui, nel dettaglio, 37,1 GW di solare e 13 GW di eolico. Rispetto a quanto previsto dal decreto Aree idonee (21 giugno 2024), il target fissato per il quadriennio 2021-2024 di nuove installazioni è stato superato di 1.609 MW, ma c’è poco da rallegrarsi. Per rispettare i target di decarbonizzazione e sicurezza energetica prevista dal RePowerEu servirebbero circa +12 GW l’anno al 2030, mentre anche il 2024 si è fermato molto al di sotto di tale soglia, aumentando così il gap da colmare nel periodo di tempo rimasto.
Eppure erano stati proprio gli industriali di Elettricità futura, guidati da Re Rebaudengo, a presentare – con l’apprezzamento del ministro Pichetto – un piano d’investimenti per arrivare al 2030 a produrre l’84% di elettricità da fonti rinnovabili. Si trattava di arrivare al 2030 con 143 GW di potenza totale rinnovabile installata, installando in 7 anni almeno 85 GW di nuovi impianti insieme a 80 GWh di accumuli di grande taglia, creando nel mentre qualcosa come 540mila nuovi posti di lavoro. Le imprese si dicevano pronte a investire 320 miliardi di euro per dare corpo a questo Piano elettrico al 2030, ma senza un assetto normativo favorevole gli investimenti stanno rimanendo fermi al palo.
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