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Bankitalia, per adeguare la rete elettrica alla crescita delle rinnovabili servono 23 mld di euro al 2032
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Secondo il pur timido aggiornamento del Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) approvato dal Governo Meloni la scorsa estate, entro il 2030 la produzione italiana da fonti rinnovabili dovrà coprire il 39,4% dei consumi finali lordi di energia (a fronte del 19,2% raggiunto nel 2022) e il 63,4% dei consumi elettrici (a fronte dell’iniziale 37,1%): per farlo, il Pniec prevede un aumento della capacità installata di fotovoltaico a 79,2 GW (dai 25,1 del 2022) e di eolico a 28,1 GW (rispetto agli 11,8 del 2022). Ma oltre ai nuovi impianti servono anche investimenti in stoccaggi e nella rete di trasmissione elettrica, per ampliare la capacità di trasporto dai centri di produzione a quelli di consumo.
«In prospettiva – spiega la Banca d’Italia in un nuovo rapporto sul tema – l’incremento delle fonti rinnovabili e la potenziale maggiore concentrazione nel Mezzogiorno di impianti di grandi dimensioni potrebbero accrescere i problemi di congestione della rete di trasmissione nazionale, richiedendo investimenti infrastrutturali aggiuntivi rispetto a quanto pianificato in precedenza».
Già oggi l’Italia è suddivisa in sette zone di mercato separate fra loro da potenziali “colli di bottiglia”, ovvero aree fra le quali la capacità di trasporto potrebbe non essere tale da garantire gli scambi di mercato e la sicurezza della rete in ogni ora dell’anno: la differenza fra i prezzi zonali e il Prezzo unico nazionale (Pun, ovvero la media dei prezzi zonali ponderata per il volume degli scambi) è molto variabile sia nel tempo che fra zone di mercato: concentrandosi sulle ore in cui il prezzo è stato pari o prossimo allo zero in almeno una zona, si ha un’indicazione dei casi di segmentazione più gravi e si può misurare quanto frequentemente la produzione di energia rinnovabile in una data area è stata così abbondante da saturare completamente sia la domanda locale che la capacità di trasporto.
«Nel 2023 – spiega Bankitalia – il prezzo è stato pari a zero in almeno una zona in poco più del 2% delle ore, in crescita rispetto agli anni precedenti. Nei primi otto mesi del 2024 la quota di ore con prezzo zero in almeno una zona è stata quasi del 4%. Il fenomeno interessa quasi sempre la Sardegna, in qualche rara occasione il Sud, la Sicilia, il Centro Sud e la Calabria e mai le zone settentrionali. Dagli indicatori emerge dunque che al momento la segmentazione del mercato nazionale a causa di vincoli di trasporto è un fenomeno abbastanza frequente. Le congestioni risultano in allocazioni necessariamente meno efficienti di quelle che si otterrebbero se il mercato fosse completamente integrato. Questa situazione potrebbe esacerbarsi se l’espansione della capacità di produzione rinnovabile prevista nei prossimi anni non sarà accompagnata da una parallela espansione della capacità di trasmissione, oltre che dei sistemi di accumulo».
Che fare? La soluzione c’è già, ed è stata messa nero su bianco nel «più recente Piano di sviluppo della rete elettrica di trasmissione nazionale (Rtn), pubblicato nel 2023» da Terna, la società che gestisce la rete: il documento «pianifica investimenti per 21 miliardi di euro nella rete AT-AAT (alta e altissima tensione, ndr) da realizzarsi entro il 2032, in coerenza con gli obiettivi Pniec rivisti alla luce del pacchetto “Fit-for-55” […] Le stime di Terna indicano che con questi investimenti sarà possibile raddoppiare la capacità di scambio tra le zone di mercato, da 16 GW a oltre 30 GW». Lo stesso Piano di sviluppo di Terna prevede poi investimenti per il rafforzamento dei collegamenti transfrontalieri pari a 2 miliardi di euro.
Tanto, poco? Basti osservare che dal 2022 a oggi la dipendenza del nostro Paese dall’import di fonti fossili – avendo riserve interne estremamente limitate se paragonate al fabbisogno – è costata agli italiani esattamente 230 miliardi di euro di cui 48,5 solo l’anno scorso, quando il petrolio ha inciso per 21,2 mld di euro e il gas naturale per altri 20,6.
Anche l’installazione di sistemi di accumulo potrà contribuire allo sviluppo delle rinnovabili, aggiunge Bankitalia, mitigando i problemi legati all’intermittenza e alla capacità di trasporto. Secondo i dati riportati da Terna, a fine novembre 2024 la potenza dei sistemi di stoccaggio in Italia era cresciuta a 9,7 GW (dai 5,9 di gennaio 2023): il Piano di sviluppo di Terna datato marzo 2023 prevede che per il 2030 tale potenza risulti ampliata a 22,5 GW, accrescendo significativamente l’apporto dei sistemi di stoccaggio di maggiore scala, principalmente nel Mezzogiorno.
Ma gli sforzi saranno inutili se non verrà incrementata la quantità di impianti rinnovabili presenti sul territorio. Le richieste di connessione in AT-AAT di impianti rinnovabili presentate a Terna sono cresciute fino raggiungere 341 GW di potenza a metà 2024, ma «quasi il 90% della potenza richiesta si trova negli stadi preliminari del processo, e di queste una quota consistente potrebbe corrispondere a progetti di fatto abortiti o sospesi». Di fatto, nel corso dell’intero 2024 la nuova potenza rinnovabile installata si è fermata a quota +7,48 GW.
«La recente accelerazione delle installazioni di impianti a fonti rinnovabili risulta ancora insufficiente a raggiungere quanto stabilito» dal Pniec, certifica nel merito Bankitalia: «Per favorire lo sviluppo delle fonti rinnovabili saranno necessari ulteriori interventi di semplificazione normativa e di accelerazione delle procedure autorizzative rispetto a quelli adottati nel recente passato. Andrà inoltre reso più stabile il quadro normativo per fornire maggiore certezza agli investitori».
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