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Per limitare i danni, il Pd propone un ddl di riforma dell’Acquirente unico a tutela dei vulnerabili

L’addio al mercato tutelato è costato ai consumatori rincari in bolletta del 20%

Nell’analisi Arera sull’anno 2024 la differenza tra le offerte a prezzo fisso sul mercato libero e il servizio di maggior tutela arriva al 22,86%, ovvero 113,33 euro in più
 |  Nuove energie

L’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (Arera) ha pubblicato il nuovo Monitoraggio sull’evoluzione dei mercati di vendita al dettaglio dell'energia elettrica e del gas, aggiornato a gennaio 2025, in cui si fa il punto (anche) su come l’addio forzato al mercato tutelato abbia gravato sulle bollette elettriche dei cittadini.

Dalla scorsa estate il mercato tutelato dell’elettricità, che prevedeva un contratto con tariffe fissate da Arera non esiste più; oggi resta in piedi il servizio di maggior tutela, che è la fornitura di energia elettrica a condizioni economiche e contrattuali regolate dall'Arera, destinato però per 3 anni ai soli clienti domestici vulnerabili che non hanno un venditore nel mercato libero.

In base ai dati Arera, che peraltro si concentra sul 10% delle offerte più economiche tra tutte quelle presenti sul libero mercato, in media nell’ultimo anno il cliente tipo domestico residente con 2.000 kWh di consumo annuo e 3 kW di potenza – nei casi di offerte a prezzo variabile – ha speso 597,43 euro, ovvero 101,69 euro in più (+20,51%) rispetto alla spesa all’interno del mercato di maggior tutela (495,74 euro); nel caso di consumi annui pari a 2.700 kWh, invece, l’aggravio arriva a 125,89 euro in più (+19,9%) rispetto alla maggior tutela (758,61 euro contro 632,72 euro).

Passando invece ad analizzare l’andamento delle offerte a prezzo fisso, sempre Arera mostra che il cliente domestico residente con 2.000 kWh di consumo annuo e 3 kW di potenza ha speso in media 609,07 euro, a fronte di una spesa annua prevista di maggior tutela pari a 495,74 euro: si tratta di 113,33 euro in più (+22,86%). Solo nel caso di offerte a prezzo fisso e consumi pari a 2.700 kWh le differenze in bolletta rispetto al servizio di maggior tutela sono ridotte, passando da 632,72 euro a 664,52 euro (+31,8 euro, ovvero un incremento del +5% rispetto alla maggior tutela).

Premesso che il costo di tutte le bollette italiane è tornato a salire trainato in alto dal prezzo del gas fossile, è dunque evidente come l’addio al servizio tutelato non abbia favorito i consumatori italiani, facendo leva sulla presunta efficienza del libero mercato. Per provare a limitare i danni, il Pd ha presentato un ddl che si propone di ampliare il ruolo dell’Acquirente unico per renderlo una sorta di gruppo di acquisto pubblico di elettricità anche sul mercato libero per i clienti vulnerabili lì presenti.

«Il ddl è il frutto di un lavoro corale – spiega Annalisa Corrado, responsabile Conversione ecologica del Pd nazionale – sia all’interno del partito, ad esempio ha collaborato Pierluigi Bersani, che con gli operatori del settore, i consumatori, i produttori di rinnovabili. L’Acquirente unico è un soggetto interamente pubblico già operativo sul mercato all’ingrosso, che potrebbe svolgere l’ulteriore funzione di consentire ai clienti vulnerabili l’accesso all’energia nel mercato retail in condizioni di sicurezza, quella sicurezza che solo un servizio pubblico può garantire. L’Acquirente unico si muoverebbe in sostanza come un gruppo d’acquisto per spuntare il miglior prezzo sul mercato e potendolo così assicurare ai cittadini in condizioni di fragilità. È una soluzione che avrebbe il pregio di essere strutturale, senza oneri per la finanza pubblica, in grado anche di portare trasparenza e chiarezza nei prezzi e nel mercato dell’energia».

Redazione Greenreport

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