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Dall’American college of cardiology nuove prove che collegano microplastiche e problemi circolatori

Da una ricerca presentata al prestigioso istituto statunitense di cardiologia emerge una correlazione tra l’esposizione a questi materiali e fenomeni di ipertensione, diabete e ictus
 |  Inquinamenti e disinquinamenti

Ipertensione, diabete, ictus. Non può che suscitare un certo allarme la nuova ricerca presentata alla sessione scientifica annuale dell’American college of cardiology. Le analisi condotte dai ricercatori statunitensi segnalano infatti che l’inquinamento da microplastiche presenta dei rischi concreti per la salute umana che vanno ben al di là di quanto finora evidenziato. Studi su questi minuscoli frammenti di plastica che possono essere inavvertitamente ingeriti o inalati non mancano. È di pochi giorni fa, per esempio, uno riguardante la loro presenza nel cervello umano, che è in costante aumento. O un altro, per rimanere al solo mese di marzo, che ha evidenziato come le microplastiche alimentano la minaccia dei batteri resistenti agli antibiotici.

Ma ora questo studio presentato al prestigioso istituto americano di cardiologia conferma una correlazione tra l’esposizione alle microplastiche e malattie croniche non trasmissibili e gravi problemi legati al sistema circolatorio. «Lo studio fornisce le prime prove che l'esposizione alle microplastiche ha un impatto sulla salute cardiovascolare, in particolare sulle condizioni croniche non trasmissibili come l'ipertensione, il diabete e l'ictus», ha dichiarato Sai Rahul Ponnana, ricercatore presso la Case Western Reserve School of Medicine in Ohio e autore principale dello studio. «Quando abbiamo incluso 154 diverse caratteristiche socioeconomiche e ambientali nella nostra analisi, non ci aspettavamo che le microplastiche si classificassero tra le prime 10 per la previsione della prevalenza di malattie croniche non trasmissibili».

Le microplastiche, definite come frammenti di plastica di dimensioni comprese tra 1 nanometro e 5 millimetri, vengono rilasciate quando i pezzi di plastica più grandi si rompono. Provengono da molte fonti diverse, come imballaggi per alimenti e bevande, prodotti di consumo e materiali da costruzione. Le persone possono essere esposte alle microplastiche nell'acqua che bevono, nel cibo che mangiano e nell'aria che respirano.

Questo studio esamina le associazioni tra la concentrazione di microplastiche nei corpi idrici e la prevalenza di varie condizioni di salute nelle comunità degli Stati Uniti lungo le coste orientale, occidentale e del Golfo, nonché in alcune coste lacustri, nel periodo compreso tra gli anni 2015 e 2019. Sebbene anche le aree interne contengano inquinamento da microplastiche, i ricercatori si sono interessati in particolar modo a laghi e coste perché le concentrazioni di microplastiche sono meglio documentate in queste aree. Hanno utilizzato un set di dati che copre 555 tratti di censimento del National Centers for Environmental Information che ha classificato la concentrazione di microplastiche nei sedimenti dei fondali marini come bassa (da zero a 200 particelle per metro quadrato) a molto alta (oltre 40.000 particelle per metro quadrato).

La ricerca ha valutato i tassi di ipertensione, diabete, ictus e cancro negli stessi tratti di censimento nel 2019, utilizzando i dati dei Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie. Gli scienziati hanno inoltre utilizzato un modello di apprendimento automatico per prevedere la prevalenza di queste condizioni in base agli schemi presenti nei dati e per confrontare le associazioni osservate con la concentrazione di microplastiche con altri 154 fattori sociali e ambientali come il reddito familiare, il tasso di occupazione e l'inquinamento atmosferico da particolato nelle stesse aree.

Ebbene, i risultati hanno rivelato che la concentrazione di microplastiche era correlata positivamente con l'ipertensione, il diabete e l'ictus, mentre il cancro non era coerentemente collegato all'inquinamento da microplastiche. I risultati hanno anche suggerito una relazione di dose, in cui cioè concentrazioni più elevate di inquinamento da microplastiche sono associate a una maggiore prevalenza di malattie. Tuttavia, i ricercatori hanno affermato che l'evidenza di un'associazione non significa necessariamente che le microplastiche siano la causa di questi problemi di salute. Sono necessari ulteriori studi per determinare se esiste una relazione causale o se questo inquinamento si verifica insieme a un altro fattore che porta a problemi di salute.

Secondo Ponnana, sono necessarie ulteriori ricerche per determinare la quantità di esposizione o il tempo necessario affinché l'esposizione alle microplastiche abbia un impatto sulla salute, se esiste una relazione causale. Tuttavia, ha aggiunto, sulla base delle prove disponibili, è ragionevole ritenere che le microplastiche possano avere un qualche ruolo sulla salute e che sia necessario adottare misure per ridurre l'esposizione. Sebbene non sia possibile evitare completamente di ingerire o inalare le microplastiche quando sono presenti nell'ambiente, data la loro ubiquità e le loro dimensioni ridotte, i ricercatori hanno affermato che il modo migliore per ridurre al minimo l'esposizione alle microplastiche è quello di ridurre la quantità di plastica prodotta e utilizzata e di assicurarne un corretto smaltimento. «L'ambiente svolge un ruolo molto importante per la nostra salute, soprattutto quella cardiovascolare», ha detto Ponnana. «Di conseguenza, prendersi cura dell'ambiente significa prendersi cura di noi stessi».

Redazione Greenreport

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