
È il Green Deal la risposta anche in agricoltura

Quella andata in scena a Bologna nell’ambito della Slow Wine Fair è la risposta di tre importanti organizzazioni che tutelano cibo e ambiente alla nuova “visione” della Commissione Europea sull’agricoltura. Un confronto che aveva il compito di smascherare la retorica che dipinge la sostenibilità come un nemico dell’agricoltura, mentre la vera minaccia è la crisi climatica. Al centro del dibattito, la necessità di politiche coraggiose che coniughino giusto reddito per gli agricoltori, giustizia ambientale, diritti dei lavoratori e sicurezza alimentare, senza cedere a pressioni regressive. Il vero pericolo, sottolineano gli organizzatori, è la crisi climatica, con le sue conseguenze sempre più drammatiche sui territori, sulle produzioni e sulla sicurezza alimentare. La risposta a questa emergenza non può essere un passo indietro rispetto alle politiche ambientali, ma un avanzamento deciso verso l’agroecologia.
Non è ovviamente passato inosservato ai partecipanti, (Angelo Gentili, responsabile agricoltura di Legambiente, Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio e Barbara Nappini, presidente di Slow Food talia) il fatto che nel documento presentato a Bruxelles praticamente non si faccia riferimento al biologico e men che mai all’agroecologia. “Vediamo segnali contrastanti che arrivano dalla Commissione europea” dice Mammuccini, preoccupata dalle incertezze sulle risorse economiche disponibili per supportare il settore in chiave concretamente green. Per Barbara Nappini, “Chi produce il nostro cibo seguendo pratiche agroecologiche deve essere sostenuto, e tutti gli altri devono essere aiutati a intraprendere percorsi virtuosi. Si parla degli ingenti sussidi europei all’agricoltura, ma si dimentica che i soldi delle Pac continuano ad andare a poche grandi aziende: l’80% dei finanziamenti va al 20% degli imprenditori agricoli e premia l’agricoltura industriale intensiva”. Angelo Gentili, responsabile agricoltura di Legambiente, ha posto l’accento sulla necessità di non cadere nell’errore di individuare il bersaglio sbagliato: «Dipingere il Green Deal come un ostacolo per gli agricoltori è un’operazione pericolosa e fuorviante. La vera minaccia è la crisi climatica, che sta già mettendo a dura prova la produzione agricola, con eventi estremi sempre più frequenti e danni ingenti per le aziende.
L'alleanza tra FederBio, Slow Food Italia e Legambiente si fonda su principi condivisi che mirano a promuovere un modello agricolo più sostenibile, etico e rispettoso dell'ambiente. Al centro di questa sinergia c'è il rifiuto deciso dell'agricoltura intensiva, che ha danneggiato la biodiversità e compromesso la fertilità dei suoli, e l'urgenza di favorire la transizione verso un sistema agricolo che rispetti le risorse naturali. L'agroecologia, con il biologico come sua espressione più avanzata, emerge come la strada da seguire: una pratica che non solo limita l'uso di pesticidi, ma che è in grado di proteggere la biodiversità, contrastare i cambiamenti climatici e promuovere la resilienza dei territori.