Riduzione del 90% delle emissioni Ue per il 2040, Legambiente: decisione politica importante

Greenpeace: ma così l’Ue non si pone un obiettivo di uscita dai combustibili fossili

[6 Febbraio 2024]

Oggi la Commissione europea ha adottato la Comunicazione sul nuovo target europeo di riduzione delle emissioni climalteranti per il 2040 secondo quanto previsto dalla Legge Europea sul Clima.

Per il presidente di Legambiente Stefano Ciafani «Si tratta di un’importante decisione politica che avrà un forte impatto sul futuro del Green Deal Europeo. Ora l’Europa faccia un ulteriore passo in avanti e metta in campo un’ambiziosa azione climatica in grado di raggiungere zero emissioni nette già nel 2040 fissando un calendario (2030 per il carbone, 2035 per il gas e 2040 per il petrolio) per il phase-out dei combustibili fossili. E fare così da apripista per tradurre in realtà l’Accordo di Dubai attraverso quel Patto di solidarietà per il clima, proposto dal Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, tra Paesi industrializzati, emergenti ed in via di sviluppo per raggiungere zero emissioni nette entro il 2050 a livello globale. La palla passa ora ai governi nazionali e in questa partita sarà cruciale anche il ruolo dell’Italia. Il nostro auspicio è che assuma al più presto una posizione altrettanto ambiziosa come hanno fatto già Germania e Francia, che insieme ad altri 9 Paesi – Spagna, Olanda, Danimarca, Austria, Finlandia, Irlanda, Lussemburgo, Portogallo e Bulgaria – si sono già espressi a favore di un target ambizioso, cruciale per un nuovo Green Deal Europeo».

Ma Greenpeace European Unit fa notare che le bozze trapelate dell’obiettivo climatico dell’Ue per il 2040 proposto dalla Commissione europea, «Non includono le date per eliminare gradualmente carbone, petrolio e gas, un’omissione lacunosa. La combustione di combustibili fossili per produrre energia è responsabile di circa il 75% di tutte le emissioni di gas a effetto serra prodotte dall’uomo nell’Ue».

Inoltre, secondo Greenpeace la Commissione fatto marcia indietro sui piani per ridurre le emissioni di gas serra prodotte dall’agricoltura. L’organizzazione ambientalista fa notare che «La Commissione europea propone un obiettivo di riduzione del 90% delle emissioni nette di carbonio entro il 2040, sulla base dei livelli del 1990. L’obiettivo “netto” tiene conto delle riduzioni effettive delle emissioni insieme al tentativo di cattura delle emissioni nel punto di inquinamento e agli sforzi per estrarre carbonio dall’atmosfera».

Silvia Pastorelli, campaigner per il clima di Greenpeace EU, ha dichiarato: «Questo è significativo quanto l’obiettivo di prevenire il cancro ai polmoni senza alcun piano per smettere di fumare. E’ palesemente chiaro che i combustibili fossili devono essere portati a termine rapidamente se vogliamo evitare i peggiori effetti del collasso climatico. L’assenza di un piano di eliminazione graduale per i combustibili fossili, e anche per i sussidi, non solo ritarda l’azione per il clima di cui abbiamo urgente bisogno, ma finirà per danneggiare maggiormente le persone».

Greenpeace avverte che «I piani della Commissione europea prevedono ancora un ruolo per il petrolio e il gas nei prossimi decenni, quando l’UE dovrebbe raggiungere la neutralità climatica entro il 2040 per essere in linea con l’Accordo sul clima di Parigi. La Commissione incoraggia inoltre un ruolo significativo per l’energia nucleare, che rischia di sottrarre fondi a progetti che potrebbero mettere in funzione l’elettricità rinnovabile o ridurre gli sprechi energetici in modo rapido ed economico, mentre le centrali nucleari superano di miliardi il bilancio e con molti anni di ritardo. Le vecchie bozze dell’annuncio della Commissione e le recenti raccomandazioni del Comitato consultivo scientifico europeo sui cambiamenti climatici includevano la necessità di ridurre le emissioni del settore agricolo e di porre fine ai sussidi per i combustibili fossili». Entrambi sono assenti nell’ultima versione.

La proposta della Commissione, sarà discussa nel Consiglio ambiente del 25 marzo, in preparazione del vertice dei 27 Capi di Stato e di governo del 27-28 giugno dove si adotterà l’Agenda Strategica Europea 2024-2029, che fissa le priorità del nuovo ciclo istituzionale che inizierà dopo le prossime elezioni di giugno, e dovrà avere l’azione climatica come architrave del nuovo Green Deal Europeo.

Legambiente evidenzia che «Non va poi dimenticato che gli anni di qui al 2030, come evidenzia l’ultimo rapporto dell’IPCC, saranno cruciali per poter contenere il surriscaldamento del pianeta entro la soglia critica di 1.5°C. A tal fine, l’Europa può e deve ridurre le sue emissioni di almeno il 65%, grazie ad un contributo più ambizioso di rinnovabili (50%) ed efficienza energetica (20%). E grazie anche al possibile assorbimento di 600 milioni di tonnellate di CO2 da parte del settore agroforestale, investendo nello sviluppo di sinks naturali e nel recupero degli ecosistemi, entro il 2030 si può raggiungere una riduzione netta delle emissioni climalteranti di almeno il 76%. In questo modo, mantenendo costante l’assorbimento di 600MtCO2 nei dieci anni successivi (quasi il doppio delle 317MtCO2 previste dalla Commissione), già nel 2040 con una riduzione delle emissioni climalteranti del 92% si possono raggiugere zero emissioni nette. Obiettivo ambizioso, tecnologicamente ed economicamente possibile. Serve però un forte cambio di passo rispetto all’attuale azione climatica».

Mauro Albrizio, responsabile ufficio europeo di Legambiente, conclude: «L’Europa si trova a fronteggiare una triplice crisi climatica, economica e sociale. Per vincere questa sfida serve un Nuovo Green Deal Europeo con riforme ed investimenti – grazie a una profonda riforma dell’attuale governance economica – in grado di accelerare la transizione verso un’economia europea libera da fonti fossili, circolare ed a zero emissioni. Una transizione giusta fondata su un nuovo contratto sociale come motore di un’economia europea decarbonizzata, inclusiva, resiliente e competitiva al tempo stesso. Una sfida che possiamo e dobbiamo vincere. In particolare, per fronteggiare l’emergenza climatica bisogna triplicare gli sforzi fatti negli ultimi tre decenni e passare da una riduzione media annua delle emissioni climalteranti dell’1.1%, registrata nel periodo 1990-2020, ad almeno il 3.5%, rispetto ai livelli del 1990, entro il 2040. Con una radicale inversione di rotta nei trasporti, unico settore che continua a registrare emissioni in crescita (+16% rispetto al 1990), dove attraverso una rapida elettrificazione servirà raggiungere una riduzione media annua di almeno il 5%. In questo modo sarà possibile contenere il pesante impatto che la crisi climatica sta avendo sull’Europa. Come evidenzia l’Agenzia europea dell’ambiente, dal 1980 ad oggi, gli eventi metereologici estremi dovuti al cambiamento climatico sono costati all’Europa 520 miliardi di euro e 145mila morti».