Save the Children ai leader mondiali: aumentare finanziamenti mitigazione, adattamento e perdite e danni

Nel 2023 almeno 12.000 persone sono morte a causa di eventi climatici estremi (+30%)

[20 Dicembre 2023]

Secondo una nuova analisi presentata oggi da Save the Children, «Nel 2023 almeno 12mila persone – il 30% in più rispetto al 2022 – hanno perso la vita a causa di inondazioni, incendi, cicloni, tempeste e frane a livello globale». Per identificare il numero di persone morte a causa di eventi estremi legati al cambiamento climatico, Save the Children ha utilizzato il database internazionale dei disastri (EM-DAT). La siccità e le temperature estreme, pur essendo legate al cambiamento climatico, sono state escluse a causa della difficoltà di catturare tutti i decessi attribuiti a queste cause. L’ultimo accesso al database EM-DAT è stato effettuato il 18 dicembre 2023 e copre fino al 6 dicembre 2023. Poiché i dati per il 2023 sono ancora incompleti, le variazioni da un anno all’altro sono state calcolate sulla base delle medie mensili di quell’anno.

Save the Children ricorda che «Gli eventi meteorologici estremi stanno diventando sempre più frequenti e gravi a causa della crisi climatica. Su circa 240 eventi climatici di questo tipo registrati nel 2023, la banca dati internazionale sulle catastrofi EM-DAT ha registrato un aumento del 60% dei decessi dovuti a frane, un aumento del 278% dovuti a incendi e del 340% dovuti a tempeste tra il 2022 e il 2023, causati in gran parte dal devastante bilancio delle vittime in Libia a seguito delle inondazioni provocate dalla tempesta Daniel a settembre.

L’analisi dell’ONG internazionale evidenzia anche come siano stati i Paesi a basso reddito a sopportare il peso maggiore della crisi climatica nel 2023: «La metà delle vittime nel 2023 proveniva da Paesi a reddito basso o medio-basso, e quasi la metà (45%) delle persone uccise (5.326) da Paesi responsabili per meno dello 0,1% delle emissioni mondiali secondo l’Emissions Database for Global Atmospheric Research (EDGAR) dell’Unione Europea».

Il 2023 è stato segnato da una serie di catastrofi climatiche per i bambini e le loro famiglie. A febbraio il ciclone Freddy ha portato morte e distruzione in Madagascar, Malawi e Mozambico, colpendo il Mozambico una seconda volta a marzo. Il ciclone tropicale, uno dei più lunghi mai registrati, ha ucciso circa 1.400 persone in tutta la regione, sfollato migliaia di persone e distrutto oltre 1.600 scuole in Mozambico e Malawi, interrompendo l’apprendimento di centinaia di migliaia di bambini.

Secondo i rapporti di ECHO e dell’Onu, in Pakistan quasi 200 persone, di cui quasi la metà bambini, sono state uccise in incidenti legati alla pioggia durante la stagione dei monsoni iniziata a fine giugno. Le inondazioni di quest’anno hanno amplificato una situazione ancora difficile per le comunità dopo le grandi alluvioni del 2022, che sono state tra le peggiori nella storia del Paese. Quasi 500 bambini hanno perso la vita nel devastante diluvio dello scorso anno.

Mentre nell’ultimo secolo il miglioramento delle previsioni, della preparazione e della gestione delle catastrofi ha ridotto il numero di persone che muoiono a causa di disastri meteorologici, secondo la World meteorological organization il numero di eventi meteorologici estremi a livello globale è aumentato di cinque volte negli ultimi 50 anni. La ricerca “Born into the Climate Crisis: Why we must act now to secure children’s rights” della Vrije Universiteit Brussel pubblicata da Save the Children, ha rilevato che un bambino nato nel 2020 sperimenterà in media un numero di ondate di calore sette volte superiore a quello di un bambino nato nel 1960, un numero doppio di incendi e un’esposizione quasi tripla a inondazioni fluviali, crolli dei raccolti e siccità.

Kelley Toole, responsabile globale per i cambiamenti climatici di Save the Children, conclude: «L’analisi mostra chiaramente come la crisi climatica colpisca in modo sproporzionato coloro che hanno contribuito meno a causarla e che sono meno in grado di resistere ai suoi effetti più dannosi, rafforzando ulteriormente condizioni di disuguaglianza, povertà e sfollamento. Le migliaia di morti causate dagli eventi meteorologici estremi di quest’anno sono un esempio particolarmente drammatico dell’enorme impatto che i cambiamenti climatici hanno sui bambini, sulle famiglie e sulle comunità. Questi disastri lasciano le bambine e i bambini senza casa, senza scuola, affamati e con la paura che inondazioni, tempeste e incendi possano togliere la vita ai loro cari. Dobbiamo aumentare in modo significativo i finanziamenti per il clima e far sì che tengano in considerazione le esigenze dei bambini, anche per quanto riguarda le risorse necessarie a riparare le perdite e i danni causati dalla crisi climatica. L’accordo raggiunto a COP28 che sancisce la transizione dai combustibili fossili va nella giusta direzione, ma è ben lontano dalla rapida eliminazione dei combustibili fossili, disperatamente necessaria per garantire una giusta transizione per i bambini di tutto il mondo».