[30/11/2006] Urbanistica

Sovracrescita urbana: entro il 2020 l’80% degli europei vivrà in città

LIVORNO. L’Agenzia europea per l’Ambiente (Aea) ha pubblicato un interessante studio sulla sovraccrescita urbana in Europa che conferma come il nostro continente sia uno dei più urbanizzati, con il 75% circa della popolazione che vive in aree urbane e con più di un quarto del territorio dell’Ue direttamente destinato ad usi urbani. Una crescita destinata a non fermarsi visto che entro il 2020 l’80% degli europei vivrà in aree urbane e che in 7 paesi questa percentuale sarà del 90% ed oltre.

Una situazione preoccupante e che fa crescere la domanda di suolo in città e nelle vicinanze, con cambiamenti rapidi per paesaggio ed ambiente. Un’espansione con diversità nei vari paesi dell’Unione ma l’espansione urbana incontrollata ha comunque caratterizzato la crescita delle città europeee negli ultimi 50 anni.

«L’espansione urbana incontrollata – spiega l’Aea - si verifica quando il tasso di trasformazione e di consumo di suolo per usi urbani supera il tasso di crescita della popolazione per una determinata area e in un periodo specifico. Quello dell’espansione incontrollata dovrebbe ormai essere giustamente considerato uno dei principali problemi che oggi affliggono le aree urbane europee»

Un rapido sviluppo territoriale delle città: più del 5% in un decennio, tre volte la superficie del Lussemburgo e soprattutto in regioni con elevata densità di popolazione e intensa attività economica (Italia settentrionale, Belgio, Paesi Bassi, regioni meridionali e occidentali della Germania, Parigi) e/o rapida crescita economica (Irlanda, Portogallo, Germania orientale, Madrid), una sovracrescita urbana «particolarmente evidente nelle situazioni in cui i paesi o le regioni hanno beneficiato delle politiche e sovvenzioni regionali dell’Ue».

Ma il fenomeno sta emergendo con nuovi modelli a anche attorno a città di minori dimensioni o in campagna, lungo le vie di trasporto, e sulle coste e valli fluviali.

Una crescita che non ha più a che fare, come nel passato, con l’aumento della popolazione urbana. In Europa siamo oggi di fronte ad una pressione demografica spesso irrilevante o inesistente, quindi l’espansione urbana incontrollata ubbidisce ad altri fattori come il desiderio di nuovi stili di vita in aree periferiche, lontane dal centro delle città. Su questo per l’Aea incidono «tendenze sia micro che macro economiche e sociali. La qualità del sistema di trasporti, il prezzo dei terreni, le preferenze abitative individuali, le tendenze demografiche, le tradizioni e i vincoli culturali, la forza di attrazione delle aree urbane esistenti, sono tutti fattori che orientano e determinano il tipo di sviluppo di un’area urbana»

L’altro elemento importante sono le politiche di pianificazione locali e regionali. Gli incentivi ed i fondi strutturali per lo sviluppo delle infrastrutture, hanno contribuito alla sovracrescita urbana che accelera proprio in presenza del potenziamento dei collegamenti e con la crescita della mobilità delle persone.

Ma non ci sono solo aspetti negativi, l’accentramento di grandi masse in aree ristrette ha anche vantaggi per lo sviluppo economico e sociale, e addirittura per l’ambiente. L’utilizzo dei suoli nelle aree urbane ed i consumi energetici sono migliori nelle città, ed anche il trattamento dei rifiuti urbani e delle acque reflue è facilitato dalle economie di scala, con miglioramenti per sicurezza dell’acqua potabile, sanità, condizioni abitative inadeguate, problemi che secondo l’Aea «sono ormai praticamente scomparsi dalle città dell’UE».

Ma i problemi ambientali naturalmente esistono: esposizione al rumore, inquinamento atmosferico elevato, gestione dei rifiuti, scarsa disponibilità di acqua dolce e spazi verdi insufficienti. E l’attuale tendenza verso la realizzazione di aree urbane a minore densità sta determinando un aumento dei consumi: negli ultimi 50 anni
lo spazio consumato per abitante nelle città europee è più che raddoppiato e negli ultimi 20 anni è aumentata del 20% l’estensione delle aree edificate in molti paesi dell’Europa mentre la popolazione cresceva solo del 6%.

La mobilità sembra il problema più grosso per la pianificazione e la gestione urbanistica, le infrastrutture dei trasporti, oltre a modificare il paesaggio, provocano impermeabilizzazione dei suoli e frammentazione delle aree naturali. Eppure mobilità e accessibilità sono, dice l’Aea, «fattori essenziali per la coesione territoriale europea, nonché elementi fondamentali per il miglioramento della qualità della vita delle comunità». Si calcola che i km percorsi sulle aree urbane siano in crescita del 40 %, tra il 1995 e il 2030 e se in nuovi paesi della Ue raggiungeranno lo stesso livello dell’Ue a 15 la crescita sarà ancora più imponente. Se non si prenderanno adeguate misure la congestione stradale in aumento potrebbe costare, già nel 2010, l’’1 % del Pil dell’Ue.

Gli interventi sulle sulle infrastrutture non dovrebbero quindi essere per la costruzione di nuove strade e ferrovie «lo sviluppo delle infrastrutture – si legge nello studio Aea - dovrebbe essere inserito in un approccio globale, che tenga in considerazione l’impatto effettivamente prodotto dagli investimenti finalizzati alla creazione e al sostegno delle economie locali e urbane. Dovrebbe essere parte di uno sviluppo equilibrato e policentrico che riduca i danni all’ambiente».

Ma intervenire sulla sovraccrescita urbana è complicato dai molti livelli di governo: locale, regionale ed eururopeo e dai consistenti interessi economici intorno alla pianificazione del territorio.

«Attualmente, le politiche di pianificazione rispecchiano spesso la logica del mercato -. Scrive l’Aea - Sarebbe auspicabile che riflettessero piuttosto una visione di sviluppo urbano, in cui la sensibilità alle questioni ambientali e sociali fosse perfettamente inserita nell’ambito delle politiche di ordinamento del territorio. Questo deve coinvolgere tutte le fasi del ciclo di sviluppo delle politiche, a partire dalle fasi di individuazione del problema e di formulazione della proposta, fino all’attuazione e alle fasi di valutazione dell’efficacia e degli impatti».

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