Un nuovo documentario polacco-italiano presentato all’Università di Pisa

La storia “nascosta” tra Marie Curie e la geotermia toscana riportata alla luce

A 51 anni l’iconica scienziata, due volte premio Nobel, venne ingaggiata dal Governo italiano per una missione scientifica che la portò fino ai soffioni di Larderello

[6 Febbraio 2024]

Un secolo fa, quando la produzione di elettricità rinnovabile da geotermia stava nascendo per la prima volta al mondo a Larderello, la Toscana dal cuore caldo venne esplorata da una delle più celebri scienziate di ogni tempo: Marie Skłodowska Curie.

Due volte premio Nobel (per la fisica e poi per la chimica) e pioniera della ricerca sulla radioattività, il 30 luglio 1918 Marie Curie giunse a Pisa su invito di Raffaello Nasini, professore di Chimica dell’Università di Pisa e tra le altre cose grande esperto di geotermia.

Per tre settimane, insieme a Camillo Porlezza, all’epoca giovane assistente di Nasini, Madame Curie fece dei sopralluoghi in Italia per studiare la radioattività delle principali sorgenti termali e di alcune miniere, cominciando proprio dalla Toscana, dove visitò San Giuliano, Montecatini e Larderello.

Si tratta di un capitolo quasi nascosto nella biografia della famosa scienziata, ma di grande rilevanza per la scienza e per il legame speciale che Curie sviluppò con il nostro paese e con l’ambiente chimico pisano.

Un’avventura che è tornata adesso alla luce grazie al documentario “Maria Skłodowska-Curie in Italia. Alla ricerca del radio“, appena presentato dall’Università di Pisa: un cortometraggio polacco-italiano di circa 25 minuti,  realizzato grazie all’Ateneo pisano insieme all’Accademia polacca delle scienze, al Museo biografico di Marie Skłodowska-Curie a Varsavia, con la disponibilità del Museo della geotermia di Larderello di Enel green power.

Il documentario parla di un’importante missione scientifica, commissionata direttamente dal Governo italiano, interessato a esplorare le potenzialità di estrazione del radio, una sostanza radioattiva e del suo gas radioattivo, noto oggi come rado.

All’epoca, la radioattività era ancora una disciplina scientifica relativamente giovane, e alle sostanze radioattive venivano attribuiti anche effetti sanitari miracolosi, tanto che venivano utilizzate persino in cosmetici.

La 51enne Marie Curie si trovò davanti un programma di viaggio fitto e impegnativo da affrontare. Non amava essere fotografata e prestava molta attenzione alle dichiarazioni che le venivano richieste, temendo che potessero essere sfruttate a scopi pubblicitari, data la crescente commercializzazione delle sostanze radioattive.

Ma il Museo di Larderello custodisce ancora oggi si conserva nel vasto archivio la foto che ritrae Marie Curie in posa davanti alle scalette di ingresso del plesso museale, nonché i ringraziamenti e i saluti firmati dalla scienziata sul grande libro degli ospiti illustri.

Dopo il suo ritorno a Parigi, Curie compilò una relazione dettagliata. Raccomandò al Governo italiano di prestare particolare attenzione alla sorgente romana di Lacco Ameno a Ischia e ai soffioni boraciferi di Larderello per l’estrazione di sostanze radioattive.

Fortunatamente la storia, insieme alle nuove conoscenze scientifiche accumulate in materia, ha preso un’altra e più sostenibile piega.

Nel frattempo infatti la geotermia – che appena 14 anni prima con l’accensione delle cinque lampadine nel 1904 e, successivamente, con l’avvio della prima centrale geotermoelettrica nel 1913, aveva dato vita alla grande avventura elettrica – stava venendo alla luce come nuova e importante fonte rinnovabile per lo sviluppo del Paese: un ruolo che, pur tra mille sfide e difficoltà, continua ancora oggi.