Mobilità sostenibile, per metà Firenze è già una città a 30 km/h

All’orizzonte nuove manifestazioni contro il ministero de Trasporti e il nuovo Codice della strada, che limitano l’innovazione urbana

[12 Febbraio 2024]

A Firenze le Zone30, ovvero dove i limiti di velocità per il transito dei veicoli sono fissati a 30 km/h, hanno già raggiunto il 50% della superficie urbana.

A rimarcarlo sono le associazioni attive nel mondo sociale e ambientalista riunite nella rete Firenze30: Associazione Gabriele Borgogni, Bycs, Fiab Firenze ciclabile, Fridays for future Firenze, Associazione Lorenzo Guarnieri, Legambiente Firenze.

«Si tratta di un primo tassello di una trasformazione che deve includere il ridisegno e la riqualificazione di strade e piazze e la riduzione dell’uso dell’auto privata a beneficio di tutte le persone, del trasporto pubblico, di pedoni e ciclisti, di lavoratrici e lavoratori durante i loro spostamenti e di tutto il traffico veicolare residuo privato e professionale», spiegano le associazioni.

La richiesta alla prossima amministrazione – a Firenze le elezioni comunali si terranno a giugno, insieme a quelle europee – è quella di investire nella sicurezza stradale: «Le zone 30 non possono fermarsi alla mera apposizione di segnaletica orizzontale e verticale, ma servono anche da un lato maggiori controlli, dall’altro la riprogettazione delle strade. Pensiamo a casi come via di Ripoli o via Torcicoda, in cui la geometria della strada continua a incentivare velocità eccessive».

Velocità, distrazione e mancata precedenza ai pedoni sono i fattori che causano infatti il 55% dei morti in ambito urbano.

«Difendiamo quindi l’autonomia delle amministrazioni locali in materia di mobilità sostenibile – concludono le associazioni –, contro le prese di posizione ideologiche avanzate recentemente dal ministero dei Trasporti e annunciamo future mobilitazioni, a livello locale e nazionale, in vista della discussione della riforma del Codice della strada, nella quale vengono stralciati strumenti importanti per il controllo delle regole e per la promozione della ciclabilità e della mobilità sostenibile, rischiando seriamente di arrestare l’innovazione urbana e accrescere il ritardo italiano in materia di sicurezza stradale e mobilità sostenibile».