L’intelligenza artificiale trasformerà l’economia globale colpendo il 40% dei posti di lavoro

Georgieva (Fmi): «Assicuriamoci che vada a beneficio dell'umanità. Abbiamo bisogno di un attento equilibrio tra le politiche per sfruttarne il potenziale»

[16 Gennaio 2024]

Kristalina Georgieva, la direttrice operativa del Fondo monetario internazionale (FMI) scrive che con l’intelligenza artificiale «Siamo sull’orlo di una rivoluzione tecnologica che potrebbe far ripartire la produttività, stimolare la crescita globale e aumentare i redditi in tutto il mondo. Tuttavia potrebbe anche sostituire posti di lavoro e aggravare la disuguaglianza. Il rapido progresso dell’intelligenza artificiale ha affascinato il mondo, provocando entusiasmo e allarme e sollevando importanti domande sul suo potenziale impatto sull’economia globale. L’effetto netto è difficile da prevedere, poiché l’intelligenza artificiale si diffonderà nelle economie in modi complessi. Ciò che possiamo dire con una certa sicurezza è che dovremo elaborare una serie di politiche per sfruttare in modo sicuro il vasto potenziale dell’intelligenza artificiale a beneficio dell’umanità».

La nuova analisi “Gen-AI: Artificial Intelligence and the Future of Work” pubblicata da un team di ricercatori dell’FMI guidato da Mauro Cazzaniga  esamina il potenziale impatto dell’intelligenza artificiale sul mercato del lavoro globale e ne emerge che «L’intelligenza artificiale (AI) ha il potenziale per rimodellare l’economia globale, soprattutto nel campo dei mercati del lavoro. Le economie avanzate sperimenteranno i vantaggi e le insidie ​​dell’intelligenza artificiale prima rispetto ai mercati emergenti e alle economie in via di sviluppo, in gran parte a causa della loro struttura occupazionale incentrata su ruoli ad alta intensità cognitiva. Esistono alcuni modelli coerenti riguardo all’esposizione all’IA, con donne e individui con istruzione universitaria più esposti ma anche più pronti a trarne i benefici, e lavoratori più anziani potenzialmente meno capaci di adattarsi alla nuova tecnologia. La disuguaglianza del reddito da lavoro potrebbe aumentare se la complementarità tra l’intelligenza artificiale e i lavoratori ad alto reddito è forte, mentre i rendimenti del capitale aumenteranno la disuguaglianza della ricchezza. Tuttavia, se gli incrementi di produttività fossero sufficientemente ampi, i livelli di reddito potrebbero aumentare per la maggior parte dei lavoratori. In questo panorama in evoluzione, le economie avanzate e i mercati emergenti più sviluppati devono concentrarsi sul miglioramento dei quadri normativi e sul sostegno alla riallocazione della manodopera, salvaguardando al contempo coloro che sono colpiti negativamente. I mercati emergenti e le economie in via di sviluppo dovrebbero dare priorità allo sviluppo delle infrastrutture e delle competenze digitali».

Secondo la Georgieva, «Nelle economie avanzate, circa il 60% dei posti di lavoro potrebbe essere influenzato dall’intelligenza artificiale. Circa la metà dei lavori esposti potrebbe trarre vantaggio dall’integrazione dell’intelligenza artificiale, migliorando la produttività. Per l’altra metà, le applicazioni dell’intelligenza artificiale potrebbero eseguire compiti chiave attualmente svolti dagli esseri umani, il che potrebbe ridurre la domanda di manodopera, portando a salari più bassi e a una riduzione delle assunzioni. Nei casi più estremi, alcuni di questi posti di lavoro potrebbero scomparire. Nei mercati emergenti e nei paesi a basso reddito, invece, l’esposizione all’intelligenza artificiale dovrebbe essere rispettivamente del 40% e del 26%. Questi risultati suggeriscono che i mercati emergenti e le economie in via di sviluppo si trovano ad affrontare meno interruzioni immediate a causa dell’intelligenza artificiale. Allo stesso tempo, molti di questi paesi non dispongono delle infrastrutture o della forza lavoro qualificata per sfruttare i vantaggi dell’intelligenza artificiale, aumentando il rischio che nel tempo la tecnologia possa peggiorare la disuguaglianza tra le nazioni».

Ma l’intelligenza artificiale potrebbe anche influenzare la disuguaglianza di reddito e ricchezza all’interno dei Paesi. e la CEO dell’FMI avverte che «Potremmo vedere una polarizzazione all’interno delle fasce di reddito, con i lavoratori che riescono a sfruttare l’intelligenza artificiale che vedono un aumento della loro produttività e dei loro salari e quelli che non possono restare indietro».

E qui riemergono con forza i redditi di cittadinanza, i sussidi per le fasce di reddito più povere. la redistribuzione della ricchezza  e la formazione permanente. Infatti, la Georgieva fa niotare che «L’effetto sul reddito da lavoro dipenderà in gran parte dalla misura in cui l’IA integrerà i lavoratori ad alto reddito. Se l’intelligenza artificiale integrasse in modo significativo i lavoratori a reddito più elevato, potrebbe portare a un aumento sproporzionato del loro reddito da lavoro. Inoltre, i guadagni di produttività derivanti dalle aziende che adottano l’intelligenza artificiale aumenteranno probabilmente i rendimenti di capitale, il che potrebbe anche favorire i redditi più alti. Entrambi questi fenomeni potrebbero esacerbare la disuguaglianza.

Nella maggior parte degli scenari, l’intelligenza artificiale probabilmente peggiorerà la disuguaglianza complessiva, una tendenza preoccupante che i politici devono affrontare in modo proattivo per evitare che la tecnologia alimenti ulteriormente le tensioni sociali. E’ fondamentale che i paesi istituiscano reti di sicurezza sociale complete e offrano programmi di riqualificazione per i lavoratori vulnerabili. In tal modo, possiamo rendere la transizione verso l’IA più inclusiva, proteggendo i mezzi di sussistenza e frenando la disuguaglianza».

E’ il contrario di quel che ha fatto finora il governo di destra italiano che sembra ignorare qualcosa che è molto chiaro alla leader del FMI: «L’intelligenza artificiale viene integrata nelle aziende di tutto il mondo a una velocità notevole, sottolineando la necessità che i politici agiscano. Per aiutare i paesi a elaborare le giuste politiche, il Fondo monetario internazionale ha sviluppato un indice di preparazione all’intelligenza artificiale che misura la preparazione in settori quali le infrastrutture digitali, le politiche del capitale umano e del mercato del lavoro, l’innovazione e l’integrazione economica, la regolamentazione e l’etica. La componente relativa alle politiche del capitale umano e del mercato del lavoro, ad esempio, valuta elementi quali gli anni di scolarizzazione e la mobilità nel mercato del lavoro, nonché la percentuale di popolazione coperta da reti di sicurezza sociale. La componente regolamentazione ed etica valuta l’adattabilità ai modelli di business digitali del quadro giuridico di un Paese e la presenza di una governance forte per un’applicazione efficace».

Utilizzando l’indice, lo staff del FMI ha valutato lo stato di preparazione di 125 Paesi e «I risultati rivelano che le economie più ricche, comprese quelle avanzate e alcune economie di mercato emergenti, tendono ad essere meglio attrezzate per l’adozione dell’intelligenza artificiale rispetto ai Paesi a basso reddito, sebbene vi siano notevoli differenze tra i Paesi. Singapore, Stati Uniti e Danimarca hanno registrato i punteggi più alti nell’indice, sulla base degli ottimi risultati ottenuti in tutte e quattro le categorie monitorate».

Secondo le indicazioni dell’AI Preparedness Index, «Le economie avanzate dovrebbero dare priorità all’innovazione e all’integrazione dell’IA, sviluppando allo stesso tempo solidi quadri normativi – conclude la Georgieva –  Questo approccio favorirà un ambiente di intelligenza artificiale sicuro e responsabile, contribuendo a mantenere la fiducia del pubblico. Per i mercati emergenti e le economie in via di sviluppo, la priorità dovrebbe essere quella di gettare solide basi attraverso investimenti nelle infrastrutture digitali e in una forza lavoro digitalmente competente. L’era dell’intelligenza artificiale è alle porte ed è ancora in nostro potere garantire che porti prosperità a tutti».