Siria: la Turchia bombarda Ain Issa e l’autostrada M4. E rispuntano i miliziani neri dello Stato Islamico

L’attacco turco viola il diritto internazionale e gli accordi con Russia e Usa

[4 Gennaio 2021]

Mentre nel nord est della Siria riprendono gli attacchi e le stragi dello Stato Islamico/Daesh, anche l’esercito turco e i suoi mercenari jihadisti  nelle ultime settimane hanno intensificato – in violazione del cessate il fuoco e del diritto internazionale – i loro attacchi nel nord della Siria controllato  dai kurdi del Rojava e dai loro alleati delle Syrian Democratic Forces (SDF)-

Ieri l’esercito turco ha n bombardato il centro di Ain Issa, il villaggio di Hoshan e l’autostrada M4, vitale per rifornire di cibo e carburante le città kurde e i combattenti della FDS che abcora una volta d si trovano a combattere contro i tgagliagole del Daesh.

L’agenzia Rojinfo spiega  La città di Ain Issa – in quella che era la provincia settentrionale di Raqqa la capitale del califfato nero del Daesh –  così come i suoi dintorni, sono quotidianamente attaccati dalle forze di occupazione turche da diverse settimane. La città si trova a sud della zona di occupazione turca ed è strategicamente importante in termini di connessione tra le regioni autonome dell’Eufrate e di Cizîrê/Jazira».

I bombardamenti arrivano pochi giorni dopo che il ministero della difesa russo aveva invitato tutte le parti a porre fine agli attacchi vicino ad Ain Issa e, secondo gli osservatori siriani, puntano a sfiancare la popolazione e a costringerla alla fuga prima di un attacco via terra che punta ad estendere l’area dell’invasione in Siria. Numerose persone hanno già abbandonato la città kurda e i villaggi nei dintorni per mettersi in salvo, soprattutto famiglie con bambini. Ma i campi profughi gestiti dall’amministrazione autonome del nord della Siria sono ormai sovrappopolati e i bombardamenti turchi e gli attacchi del DAesh rendono il loro approvvigionamento sempre più precario. L’Amministrazione autonoma a guida kurda non riceve praticamente nessun sostegno internazionale se non quello di alcune ONG.

L’attacco alla città kurda è stato confermato anche  dal Syrian Observatory for Human Right e dall’agenzia ufficiale cinese Xinhua che riferiscono che sono in corso intensi combattimenti tra le Sdf e truppe turche e mercenari jihadisti che tentano di avanzare verso la periferia di Ain Issa e ricordano che «Questa città riveste un’importanza strategica perché funge da ganglio vitale tra le province di Aleppo e di Hassaké attraverso l’autostrada M4. Collega anche la città si Tal Abyad alla frontiera siriano-turca».

Le SDF hanno preso il controllo di Ain Issa  nel 2015 con l’aiuto della coalizione a guida Usa, dopo la controffensiva e i violenti combattimenti contro le milizie dello Stato Islamico/Daesh).

L’autostrada era stata aperta il 20 dicembre ma è stata chiusa di nuovo dopo che gruppi jihadisti sostenuti dalla Turchia hanno continuato ad attaccare Ain Issa. Non è chiaro se i recenti bombardamenti influenzeranno la riapertura della strada M4 da parte dell’esercito russo.

All’inizio di dicembre, la Russia, le SDF e il governo siriano hanno raggiunto  un accordo per creare tre punti di osservazione a nord di Ain Issa per prevenire ulteriori attacchi turchi. Ma  i combattimenti vicino ad Ain Issa sono continuati.

Nel 2019, dopo un’incursione militare turca a lungo minacciato nel nord-est della Siria a confrontarsi con gli elementi curdi del SDF, gli Stati Uniti prima  mediato  un cessate il fuoco tra la Turchia e l’SDF il 17 ottobre un  secondo  accordo, mediato da Mosca, proseguiva dal 22 ottobre.

L’accordo russo-turco prevedeva un ritiro delle forze SDF fino a 30 chilometri dal confine turco-siriano e pattuglie congiunte turco-russe in una striscia di 10 chilometri lungo il confine. Da quando è stato raggiunto l’accordo, Turchia e Russia hanno effettuato decine di pattugliamenti congiunti.

Inoltre, le SDF hanno anche raggiunto un  accordo separato  con il governo siriano di Damasco per schierare le forze governative per proteggere il confine siriano dagli attacchi turchi. Tuttavia, nonostante gli accordi, i gruppi armati jihadisti sostenuti dalla Turchia e lo stesso esercito turco continuano a prendere di mira periodicamente le aree controllate dalle SDF. Il governo autonomo della Siria nord-orientale ha regolarmente invitato la Russia e gli Stati Uniti a fare pressione sulla Turchia affinché rispetti i precedenti accordi di cessate il fuoco.

Ma a preoccupare è anche il sanguinoso ritorno dei miliziani dello Stato Islamico che sembrano. di fatto,  alleati dei turchi e degli altri jihadisti nell’attaccare da sud le truppe kurde e delle SDF. La notte del 31 dicembre, rispondendo a una serie di attacchi contro villaggi kurdi e arabi, le SDF hanno lanciato un’offensiva contro lo Stato Islamico nella provincia di Deir ez-Zor, nelle città di Suwar e Kesra e in alcuni dei villaggi dei dintorni, e hanno smantellato cellule dormienti del Daesh e 14 jihadisti che stavano preparando un attentato per l’ultimo dell’anno. Nei combattimenti sono morti anche tre jihadisti irakeni affiliati al Daesh che si sono scontrati con le truppe delle SADF ad Abu Nitil un villaggio vicino a Suwar.