La guerra in Ucraina, Oms: rischio di diffusione del Covid-10 e di altre malattie infettive

A due anni dalla dichiarazione della pandemia, la guerra crea le condizioni peggiori possibili per la salute delle persone

[10 Marzo 2022]

L’11 marzo di 2 anni fa l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) disse che la diffusione globale del Covid-19 era ormai diventata una pandemia e ora, in un briefing con la stampa, il Direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ricorda che l’Agenzia Onu aveva effettuato questa  valutazione «6 settimane dopo aver dichiarato il Covid-19 un’emergenza sanitaria globale, quando c’erano meno di 100 casi e nessun decesso al di fuori della Cina. Due anni dopo, sono morte più di 6 milioni di persone».

Ghebreyesus ha sottolineato che «Sebbene i casi segnalati e i decessi siano in calo a livello globale e diversi paesi abbiano revocato le restrizioni, la pandemia è tutt’altro che finita e non sarà finita da nessuna parte finché non sarà finita ovunque. Molti Paesi dell’Asia e del Pacifico stanno affrontando ondate di casi e decessi.  Il virus continua ad evolversi e continuiamo ad affrontare grandi ostacoli nella distribuzione di vaccini, test e trattamenti ovunque siano necessari. L’Oms teme che diversi Paesi stiano riducendo drasticamente i test. Questo inibisce la nostra capacità di vedere dove si trova il virus, come si sta diffondendo e come si sta evolvendo. I test rimangono uno strumento vitale nella nostra lotta contro la pandemia, come parte di una strategia globale».

L’Oms è molto preoccupata per la situazione in Ucraina dove dice che fino a ieri aveva verificato «18 attacchi a strutture sanitarie, operatori sanitari e ambulanze, inclusi 10 morti e 16 feriti. Questi attacchi privano intere comunità di assistenza sanitaria».

Intervenendo al briefing, Mike Ryan, direttore del programma per le emergenze sanitarie dell’Oms, ha aggiunto: «La realtà è che le condizioni che vediamo in Ucraina sono i peggiori ingredienti possibili per l’amplificazione e la diffusione delle malattie infettive. Non importa se è Covid, non importa se è poliomielite, non importa se è morbillo, non importa se è colera».

Ieri il governo ucraino ha accusato l’esercito russo di aver bombardato un ospedale nella città di Mariupol, uccidendo anche diversi bambini. Mosca ha risposto con quello che ormai sembra  un refrain per le situazioni più scabrose: dei miliziani nazionalisti ucraini avrebbero preso posizione nell’edificio dopo aver evacuato i civili e le forze russe li hanno attaccati.

Kiev aveva già chiesto all’Oms di «Interrompere qualsiasi cooperazione e scambio di informazioni con la Federazione Russa» perché ha bombardato diversi ospedali durante l’avanzata delle truppe in territorio ucraino.

il Direttore generale dell’Oms ha sottolineato il lavoro che la sua agenzia sta facendo in Ucraina: «Finora, l’Oms ha consegnato 81 tonnellate di forniture e l’Oms sta creando una pipeline di forniture per le strutture sanitarie in tutta l’Ucraina, in particolare nelle aree più colpite. L’8 marzo abbiamo consegnato 5 tonnellate di forniture mediche a Kiev per supportare l’assistenza chirurgica a 150 pazienti traumatizzati e altre forniture per gestire una serie di condizioni di salute per 45mila persone per un mese. Ieri sono state distribuite altre forniture e abbiamo 400 metri cubi di forniture in attesa di essere trasportate in Ucraina dal nostro hub logistico a Dubai».

Più di 2 milioni di persone hanno lasciato l’Ucraina e l’Oms sta aiutando i Paesi vicini a fornire assistenza sanitaria ai rifugiati, la maggior parte dei quali sono donne e bambini. Ghebreyesus ha spiegato che «Alcune delle principali sfide per la salute che vediamo sono l’ipotermia e il congelamento, le malattie respiratorie, la mancanza di cure per le malattie cardiovascolari e il cancro e i problemi di salute mentale.  Il personale dell’Oms è stato inviato nei Paesi vicini per fornire salute mentale e supporto psicosociale. Ringrazio tutti i miei colleghi dell’Oms,  e tutti i nostri partner in Ucraina e nei Paesi  vicini e in tutto il mondo, che continuano a lavorare per proteggere e promuovere la salute, anche nelle situazioni più difficili. Ma l’unica vera soluzione a questa situazione è la pace. L’Oms  continua a chiedere alla Federazione Russa di impegnarsi per una soluzione pacifica a questa crisi e di consentire un accesso sicuro e senza ostacoli all’assistenza umanitaria per i bisognosi.  Una soluzione pacifica è possibile e questo è vero per ogni guerra e crisi umanitaria a cui l’Oms sta rispondendo in tutto il mondo».

Ieri l’Oms ha pubblicato nuove linee guida sull’autotest per Covid-19, raccomandando che gli autotest dovrebbero essere offerti oltre ai servizi di test gestiti da professionisti. Ghebreyesus fa notare che «Questa raccomandazione si basa su prove che dimostrano che gli utenti possono eseguire l’autotest in modo affidabile e accurato e che l’autotest può ridurre le disuguaglianze nell’accesso al test. Il modo in cui i Paesi utilizzano l’autotest dovrà essere adattato in base alle priorità nazionali, all’epidemiologia locale e alla disponibilità di risorse, con il contributo della comunità. Ci auguriamo che la nostra nuova guida aiuti anche ad aumentare l’accesso ai test, che è troppo costoso per molti Paesi a basso reddito, dove questi strumenti potrebbero svolgere un ruolo importante nell’espansione dei test. L’Oms e i suoi partner nell’ACT Accelerator stanno cercando urgentemente ulteriori finanziamenti per garantire che tutti i paesi che necessitano di autotest possano riceverli il più rapidamente possibile. In attesa di queste linee guida, l’OMS ha contattato i produttori per incoraggiarli a richiedere la prequalificazione degli autotest. Ad oggi, l’Oms ha concesso l’elenco dell’uso di emergenza a 5 test antigenici rapidi per uso professionale e stiamo raccogliendo dati aggiuntivi per supportare l’uso degli autotest».