Gli europei: accordo sul nucleare iraniano vicino. L’Iran: l’atteggiamento Usa lo allontana

E a Teheran ricompaiono i falchi. Khameni: rinunciare alle nostre richieste per evitare le conseguenze delle sanzioni è un grande errore

[10 Marzo 2022]

Ieri, con un comunicato congiunto, Gran Bretagna, Francia e Germania avevano  dichiarato di essere molto vicine a finalizzare un accordo nei colloqui in corso a Vienna sul per il ripristino dell’accordo nucleare iraniano e la revoca delle sanzioni anti-iraniane. Secondo l’agenzia iraniana Fars News, «I tre Paesi europei in una riunione del Board of Governors dell’AIEA hanno annunciato che orami il raggiungimento di un accordo nei negoziati in corso a Vienna con Teheran è molto vicino.

Ieri a Vienna era nuovamente tornato Ali Bagheri-Kani, che guida la squadra negoziale iraniana. Ma oggi il segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale dell’Iran, Ali Shamkhani, ha gettato acqua sul fuoco dell’entusiasmo: «Gli Stati Uniti non hanno alcuna volontà per raggiungere un accordo forte e difendibile per le parti. I colloqui sono andati avanti grazie all’iniziativa della squadra negoziale iraniana, ma la riluttanza dell’Occidente, in particolare dell’amministrazione di Joe Biden a compensare le azioni illegali dell’ex amministrazione statunitense e il proseguimento della campagna di massima pressione, ha messo in dubbio la serietà del Paese di tornare al Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA, BARJAM in farsi) siglato del 2015. La Repubblica islamica dell’Iran, in qualità del Paese responsabile ha più volte affermato che gli Stati Uniti, che hanno violato l’accordo nucleare per questo motivo dovrebbero tornare all’accordo revocando le sanzioni e verificando l’adempimento dei propri obblighi». Shamkhani ha poi scritto su Twitter che «Gli Stati Uniti non hanno la volontà di un accordo forte e difendibile. L’assenza di una decisione politica da parte degli Stati Uniti complica i negoziati per riattivare l’accordo nucleare del 2015 che si stanno svolgendo a Vienna. L’approccio degli Stati Uniti alle principali richieste dell’Iran, insieme alle loro offerte irragionevoli e alle pressioni ingiustificate per raggiungere frettolosamente un accordo, dimostrano che Washington non è interessata a un accordo solido che soddisfi entrambe le parti. In assenza di una decisione politica degli Stati Uniti, i colloqui si complicano di ora in ora».
Secondo una fonte governatiova iraniana sentita dall’agenzia Tasnim, in realtà al tavolo negoziale di Vienna ci sono ancora in sospeso diverse questioni chiave, mentre Washington viene accusata di aver «Posticipato questi problemi dall’inizio dei colloqui e di non mostrare alcun interesse a risolverli».

Eppure, il Dipartimento di Stato Usa la scorsa settimana aveva dichiarato che e le sanzioni imposte dall’Occidente alla Russia non dovrebbero pregiudicare l’accordo nucleare con l’Iran, mentre la portavoce della Casa Bianca, Jen Psaki, aveva notato «Progressi significativi nel dialogo tra le parti».

Questa incertezza fa riprendere fiato ai falchi iraniani, a cominciare dall’Ayatollah Khameni. Secondo il sito di informazione dell’Ufficio del Sommo leader, oggi, durante un incontro con il capo ed i membri dell’Assemblea degli Esperti dell’Orientamento, Khameni ha affermato che «Rinunciare alle nostre richieste davanti agli Usa o a qualsiasi altra potenza solo per evitare le conseguenze delle sanzioni è un grande errore e danneggia la forza politica. Non c’è una proposta più stupida ed ingenua di coloro che sostengono la riduzione del potere difensivo solo per non sensibilizzare il nemico».

La Guida Suprema della Rivoluzione Islamica ha definito il potere nazionale «Una realtà composita e interconnessa. Scienza e tecnologia e pensiero e libero pensiero sono tra i pilastri della forza nazionale, e senza il libero pensiero e il progresso intellettuale, neanche la scienza e la tecnologia saranno di aiuto».

Insomma, un avvertimento anche ai politici conservatori e ai tecnocrati al potere a Teheran su chi comanda davvero in Iran.