Irpet, passa dalla geotermia la strada per la sovranità energetica della Toscana

Giani: «Possiamo crescere ulteriormente, peccato che comitati ed enti spesso rallentino questi interventi»

[6 Maggio 2022]

Dopo i freni alla produzione e al commercio mondiale imposti dalla pandemia, nel 2021 l’economia toscana aveva ripreso a viaggiare, facendo registrare alla fine dell’anno scorso una crescita del Pil pari al +6,2%, ma il quadro è bruscamente mutato col caro energia, le tensioni nelle catene di fornitura e infine il conflitto in Ucraina: L’istituto di programmazione economica della Toscana (Irpet) ha presentato in Regione un rapporto in cui si stima che nel 2022 la crescita del Pil non vada oltre +2,4%, col caro energia a mordere famiglie e imprese.

In media, ogni impresa toscana spenderà infatti 25 mila euro in più alla fine dell’anno (55 mila se manifatturiera) per il caro energia. Al contempo, la bolletta energetica oggi vale quasi il 13% del reddito disponibile delle famiglie (prima era l’8%), arrivando al 21% per quelle con redditi bassi, che pagheranno in media 1.747 euro l’anno. Dietro ai numeri di questa crisi si nasconde però un’opportunità preziosa: lo sviluppo delle rinnovabili, geotermia in particolare.

«La Toscana è tra le Regioni che più produce energia rinnovabile rispetto al proprio fabbisogno – spiega il presidente Eugenio Giani – Grazie alla geotermia garantiamo quasi il 30%: con l’idroelettrico, il fotovoltaico e l’eolico sforiamo il 40, come racconta anche Irpet. Possiamo crescere ulteriormente: peccato che comitati ed enti spesso rallentino questi interventi. La Soprintendenza si è opposta al progetto di Sorgenia sulla geotermia sull’Amiata e alle pale eoliche sul Mugello. Dobbiamo fare di più, anche in Regione, liberandosi di una cultura in cui qualche dirigente ha paura ad assumersi le proprie responsabilità», portando avanti un programma di sburorcratizzazione.

I numeri messi in fila dell’Irpet supportano questa visione. Ad oggi una piena autosufficienza energetica, a livello regionale, è molto lontana: solo un quarto (23,6%) del fabbisogno energetico regionale potrebbe trovare soddisfazione dalle risorse primarie disponibili all’interno del territorio toscano, poco meglio di quanto avviene a livello nazionale (22,5%). E per ridurre questo gap l’unica strada passa per le rinnovabili.

«In Toscana, per ovvie ragioni – argomenta l’Irpet – la produzioni da fonti interne è composta solo da fonti rinnovabili, a differenza di quanto accade in Italia. Nel caso della regione, primeggia come fonte endogena quella geotermica, che rappresenta già oggi il 70% della energia elettrica da fonti rinnovabili (ma solo il 20% della produzione elettrica complessiva). Che ha, secondo gli esperti, margini ulteriori di sfruttamento. Con la conseguenza che tramite opportuni investimenti la Toscana potrebbe aumentare significativamente la quota di sovranità energetica».

Si tratterebbe di mettere pienamente a frutto, in modo sostenibile, le risorse naturali già presenti sul territorio: «La Toscana ha il vantaggio di avere sul proprio territorio una fonte rinnovabile come la geotermia, che, diversamente dalle altre fattispecie di fonti rinnovabili come eolico e fotovoltaico, che sono caratterizzati da aleatorietà e discontinuità di produzione, è dispacciabile. Ne può essere, cioè, programmata la produzione secondo le esigenze della domanda. La Toscana, inoltre, ha importanti margini di crescita nello sviluppo di altre fonti rinnovabili, fino ad oggi frenate nel loro sfruttamento da una legislazione sui vincoli paesaggistici forse troppo rigida. Il potenziamento della geotermia e delle altre fonti rinnovabili è quindi possibile per ridurre la debolezza strutturale del nostro sistema energetico. La quota di produzione da fonti rinnovabili ha infatti ampi margini di crescita, e ciò in prospettiva significa – con opportuni investimenti – ridurre in modo rilevante la nostra dipendenza energetica, tanto nei volumi che nei costi», conclude Irpet.