Mettere al sicuro le prove per condannare i trafficanti di esseri umani

Nel 2018 rilevate quasi 50.000 vittime della tratta di esseri umani in 135 Paesi, ma ci sono state poco più di 3.500 condanne in 88 Paesi

[7 Marzo 2022]

«Tatuaggi da “schiavo”, dispositivi per dare scosse elettriche e braccialetti di plastica. Questi sono esempi dei tipi di oggetti e abusi fisici impiegati dai trafficanti di esseri umani per controllare, torturare e marchiare le loro vittime, e che sono fondamentali per ottenere una condanna. I braccialetti di plastica che le donne indossavano in un bar in Argentina indicavano il numero di uomini con cui erano state costrette a fare sesso. In Thailandia, uomini e bambini del Myanmar sono stati sfruttati nel settore della pesca: se si rifiutavano di lavorare veniva usata una scossa elettrica. E un simbolo cinese per “schiavo” era stato tatuato sulla caviglia di una donna negli Stati Uniti».

E’ questo il tragico e parziale inventario e sono queste alcune delle tattiche utilizzate dai criminali che poi si sono ritorte contro di loro in tribunale, diventando prove essenziali che hanno portato a un verdetto di colpevolezza per traffico di esseri umani, particolarmente importante per  un crimine complesso, difficile da provare.

Infatti, come spiega l’United Nations Office on Drugs and Crime (UNODC), nonostante questi crimini siano diffusi in tutto il mondo, «Permangono bassi livelli di procedimenti giudiziari e condanne dei trafficanti».

Davor Raus, esperto di giustizia penale dell’UNODC, evidenzia che «Una delle sfide principali è la raccolta tempestiva di prove sufficienti e ammissibili. Per farlo sono necessarie determinate abilità. Formiamo agenti di polizia e investigatori su come ottenere legalmente elementi probatori che possano provare che è stato commesso un reato di tratta di esseri umani».

Attualmente, quando indagano e perseguono casi di tratta di esseri umani, i sistemi di giustizia penale fanno affidamento soprattutto sulle dichiarazioni verbali o scritte delle vittime, ma  gli esperti dell’Human Trafficking and Migrant Smuggling Section dell’UNODCS fanno notare che «Queste testimonianze possono essere difficili da ottenere e spesso mancano di credibilità sufficiente per una sentenza del tribunale contro un trafficante».

I dati dell’ultimo Rapporto globale dell’UNODC sulla tratta di persone hanno dimostrato che nel 2018 sono state rilevate quasi 50.000 vittime della tratta di esseri umani in 135 Paesi, mentre 88 Paesi hanno riportato poco più di 3.500 condanne. All’UNODC denunciano che «Alcuni paesi non offrono alle vittime la protezione di cui hanno bisogno, quindi sono riluttanti a collaborare con le forze dell’ordine. Altre temono che i loro trafficanti danneggino loro o le loro famiglie, o non si fidano delle autorità che le stanno interrogando.In alcuni casi, le vittime sono legate ai trafficanti, provano un senso di amore o lealtà nei loro confronti, oppure sono state indottrinate a raccontare una certa storia».

L’avvocato Rahel Gershuni, esperta internazionale di lotta alla tratta di esseri umani e che che ha supevisionato la stesura del “Global Digest on Evidential Issues in Trafficking in Persons Cases” dell’UNODC, aggiunge: «Nella maggior parte dei casi le testimonianze delle vittime sono vitali, perché solo la persona che è stata trafficata può fornire il contesto. Tuttavia, viste le tipiche debolezze che affliggono le testimonianze delle vittime, è necessario raccogliere altre forme di prova e valutare la totalità delle prove, piuttosto che limitarla alla dichiarazione della vittima. Le vittime spesso raccontano la loro storia in segmenti, come se sbucciassero una cipolla, con contraddizioni, incongruenze e ritardi.  Questo può dare l’impressione che la vittima non sia credibile. Ma questo comportamento può essere spiegato con le vulnerabilità della vittima e dal trauma che ha subito»,

Vulnerabilità possono includere la giovane età della vittima, l’ambiente estraneo o l’incapacità di comunicare in modo efficace. Inoltre, le vittime di tratta e schiavitù possono soffrire di vuoti di memoria a causa del loro calvarioa e, se devono affrontare i loro trafficanti in tribunale, potrebbero essere troppo spaventate o intimidite per dire la verità.  La Gershuni sottolinea che «Pertanto, è essenziale che il tribunale consideri le esperienze della vittima prima, durante e dopo il processo della tratta e come ciò possa influenzare una dichiarazione»

Durante i workshop organizzati dell’UNODC i partecipanti apprendono i vari tipi di prove che possono essere utilizzate nei casi di tratta e che possono includere tracce biologiche che possono provenire da macchie di sangue, campioni di saliva e sperma e campioni di tessuto da pelle, unghie, denti, ossa o capelli, che possono essere analizzati dagli scienziati forensi. Anche oggetti come denaro, telefoni cellulari, preservativi e sex toys  trovati in possesso dei sospettati o sulla scena del crimine possono fornire prove dello  sfruttamento.

Davor Raus dell’UNODC racconta a UN News: «C’è stato un caso che coinvolgeva tre uomini slovacchi fisicamente disabili che erano stati portati in Belgio da un trafficante ungherese. Li ha costretti a mendicare tutto il giorno fuori da un supermercato e ha preso tutti i loro soldi. Il verdetto di colpevolezza è stato supportato da oggetti trovati nell’auto dell’imputato dove avevano dormito le vittime: cuscini, una grande quantità di monete e cartelli in francese per chiedere soldi».

Anche fotografie o video di catene, lucchetti e recinzioni alte possono supportare le dichiarazioni sulle condizioni di vita delle vittime o sulla loro presenza in locali adibiti allo sfruttamento.  In un caso in Australia, un video della camera da letto in cui dormivano le vittime di sfruttamento sessuale, mostrava la mancanza di mobili, a sostegno dell’accusa secondo cui le vittime erano tenute in condizioni di schiavitù.

Raus conclude: «E’ importante che le forze dell’ordine non solo comprendano come raccogliere prove vitali, ma anche come gestirle correttamente. Quindi, anche questo aspetto è trattato nelle nostre sessioni di formazione. Se le prove non vengono raccolte, conservate e presentate secondo gli standard nazionali, possono essere respinte in tribunale. Un caso contro un trafficante potrebbe fallire, quindi è questo che c’è in gioco».