783 milioni di persone affamate, ma il cibo sprecato potrebbe sfamarne quasi il doppio

Azione contro la Fame: c’è cibo per tutti, ma bisogna ripensare i sistemi produttivi e alimentari e distribuire equamente le risorse

[2 Febbraio 2024]

Mentre i trattori dei contadini europei rumoreggiano e assediano le ricche città satolle di generi alimentari a basso prezzo grazie a sussidi e politiche di mercato neoliberiste, per Azione contro la Fame la Giornata nazionale per la prevenzione dello spreco alimentare – che ricorre in Italia il 5 febbraio – è un’occasione per riflettere sul grande paradosso dell’era attuale: «Nel mondo abbiamo cibo a sufficienza per tutti, eppure 783 milioni di persone soffrono la fame. (SOFI 2023). Un’ingiustizia tanto più inaccettabile se si pensa che il cibo perso e sprecato ogni anno a livello globale potrebbe sfamare 1,26 miliardi di persone, ovvero quasi il doppio di quelle che ogni giorno vanno a letto senza cena».

E, dati di Waste Watcher 2023 e Istat alla mano, l’ONG ricorda che «Non si tratta di una realtà lontana, relegata alle aree più remote del globo, ma riguarda anche l’Italia. Nel nostro Paese, infatti, quasi 1 persona su 10 è povera e non ha accesso ad un’alimentazione adeguata. Allo stesso tempo, si stima che ogni italiano butti nella spazzatura mezzo chilo di cibo ogni settimana».

Il direttore di Azione contro la Fame, Simone Garroni, evidenzia che «Nella loro essenzialità, questi numeri parlano chiaro: la fame non è un problema di scarsità di risorse, ma di sistema. La buona notizia che ne deriva è che questa non è una piaga ineliminabile, ma può essere sconfitta, agendo sulle sue cause strutturali, tra cui figurano anche le disuguaglianze nella distribuzione di risorse a livello globale» .

La giornata di prevenzione dello spreco alimentare rappresenta un’occasione importante per sensibilizzare sul tema del cibo e dei sistemi alimentari e per riflettere sull’altra faccia della medaglia: il cibo che manca.

Garroni conclude: «Creare consapevolezza è un primo passo necessario verso il cambiamento, che deve investire sia le pratiche individuali che le scelte politiche dei governi. Solo ripensando profondamente i sistemi alimentari globali e lavorando per un’equa distribuzione delle risorse potremo garantire ad ogni persona il diritto a una vita libera dalla fame».