Il surriscaldamento del mar Tirreno porta già in sofferenza gorgonie, spugne e alghe

Grazie ai "ricercatori volontari" del progetto MedFever, una rete di 67 sensori-termometro sta misurando l’impatto della crisi climatica dai 5 a 60 metri di profondità

[8 Aprile 2022]

A nemmeno un anno di distanza dalla posa dei primi termometri di MedFever, il progetto che ha posizionato una rete di 67 sensori-termometro dai 5 a 60 metri di profondità per controllare la temperatura del mar Tirreno e monitorare l’impatto del cambiamento climatico sull’ecosistema marino, i profili delle temperature sono stati pubblicati sulla piattaforma open source SeaNoe e sono a disposizione della comunità scientifica per studi di biologia, oceanografia, chimica, climatologia.

I dati e le osservazioni raccolte dai subacquei di MedFever consentiranno ai ricercatori di comprendere meglio i meccanismi alla base della sofferenza degli ecosistemi sommersi – in particolare di gorgonie, alghe coralline e madrepore arancioni – legata al surriscaldamento delle acque e alle onde di calore in mare, un fenomeno che gli scenari climatici indicano come sempre più frequente in futuro e che può influenzare in modo determinante gli ecosistemi costieri.

Le prime indicazioni non sono positive, in un Mediterraneo che – sulla spinta della crisi climatica in corso – si sta riscaldando più di ogni altro mare e oceano al mondo. «Dai risultati delle elaborazioni condotte dall’Enea emergono indicazioni cruciali riguardo alcuni processi che regolano la variabilità ad alta frequenza delle correnti e della temperatura del mare», spiega Ernesto Napolitano, oceanografo del Laboratorio modellistica climatica e impatti dell’Enea, l’Ente che rappresenta il partner scientifico del progetto.

A livello operativo, i sensori, delle dimensioni di una scatola di fiammiferi, sono stati calibrati dai tecnici dell’Enea per raggiungere la precisione di 0,1°C e misurano la temperatura del mare ogni 15 minuti. A posizionarli in 18 punti strategici presso l’Isola del Giglio (Toscana), il Golfo di Napoli, Capri e Palinuro (Campania), lo Stretto di Messina, Palermo e San Vito lo Capo (Calabria e Sicilia), il Golfo di Cagliari, Capo Figari, Santa Teresa di Gallura e Isola Mortoriotto (Sardegna), Nettuno e Ponza (Lazio) sono stati subacquei volontari di diversi centri immersione.

«MedFever è un’iniziativa partita dalla società civile che non ha precedenti nel nostro Paese – evidenzia Eleonora de Sabata, presidente di MedSharks e coordinatrice del progetto – con capillarità, i ricercatori volontari hanno installato una ventina di stazioni in tutto il Tirreno dove, prima di MedFever, esistevano solo due stazioni di monitoraggio delle temperature. Non avendo termini di riferimento, è troppo presto dire se quella passata sia stata un’estate “calda”, ma i sub hanno segnalato in diversi luoghi lo stato di sofferenza di gorgonie, madrepore, spugne e alghe calcaree».