Il governo del Regno Unito: le nostre misure contro il cambiamento climatico sono inadeguate

Pubblicata la terza valutazione del rischio: sfida senza precedenti per garantire che il Regno Unito sia resiliente ai cambiamenti climatici

[18 Gennaio 2022]

Il Climate Change Committee (CCC) ha accolto con favore la notizia che il governo conservatore britannico ha pubblicazione del rapporto “UK Climate Change Risk Assessment 2022” (CCRA3) “Climate Change Risk Assessment” sui rischi e le opportunità che il Regno Unito deve affrontare a causa dei cambiamenti climatic e che si basa proprio sull’”Independent Assessment of UK Climate Risk” pubblicato dal CCC nel giugno 2021. Il governo di Boris Jhonson ha riconosciuto le difficoltà della «Sfida senza precedenti per garantire che il Regno Unito sia resiliente ai cambiamenti climatici» e ridefinendo il lavoro già in corso per affrontare questa sfida. La baronessa Brown di Cambridge, presidente dell’Adaptation Committee del CCC, ha commentato «Accogliamo con favore la valutazione del rischio del cambiamento climatico del governo, che si basa molto strettamente sulla visione indipendente del CCC del rischio climatico nel Regno Unito. Ma concordare sui rischi è una cosa, agire per affrontarli è un’altra. Costruire la resilienza a un cocktail di impatti climatici che deve  affrontare il nostro Paese, tra i quali inondazioni, siccità, esposizione al caldo ed eventi meteorologici estremi, è un compito mastodontico e siamo molto indietro».

Il rapporto quinquennale, presentato dal governo in Parlamento ai sensi del Climate Change Act 2008, individua 8 rischi prioritari che richiedono un intervento urgente: Rischi per la vitalità e  diversità degli habitat e delle specie terrestri e d’acqua dolce derivanti da molteplici rischi; Rischi per la salute del suolo dovuti all’aumento delle inondazioni e della siccità; Rischi per le riserve naturali di e il sequestro di carbonio derivanti da molteplici rischi, con conseguente aumento delle emissioni; Rischi per colture, bestiame e alberi di valore commerciale dovuti a molteplici rischi climatici; Rischi per la fornitura di cibo, beni e servizi vitali dovuti al crollo delle catene di approvvigionamento e delle reti di distribuzione legati al clima; Rischi per le persone e per l’economia derivanti da guasti al sistema elettrico legati al clima; Rischi per la salute umana, il benessere e la produttività derivanti da una maggiore esposizione al caldo  nelle case e in altri edifici; Rischi multipli per il Regno Unito dovuti agli impatti dei cambiamenti climatici all’estero.

Il governo britannico dice che «Per gli 8 rischi individuali, con un aumento della temperatura di 2° C, i danni economici potrebbero superare 1 miliardo di sterline all’anno ciascuno entro il 2050, con il costo del cambiamento climatico per il Regno Unito che salirà almeno all’1% del PIL entro il 2045».

Di fatto, come fanno notare molti commentatori, il governo conservatore ha ammesso che i suoi sforzi per evitare al Regno Unito i peggiori impatti del riscaldamento globale  sono inadeguati e il rapporto inizia quasi con una citazione degli allarmi lanciati dagli ambientalisti e che finora venivano ritenuti eccessivi; «Il cambiamento climatico sta avvenendo ora. E’ una delle maggiori sfide della nostra generazione e ha già iniziato a causare danni irreversibili al nostro pianeta e al nostro modo di vivere».  I rischi elencati sono ben 61 e interessano praticamente tutti i settori della società britannica, tanto che «La salute e la produttività potrebbero risentirne, afferma, con ripercussioni su molte famiglie, imprese e servizi pubblici».

Ad esempio, «A meno che il Regno Unito non intraprenda ulteriori azioni, si prevede che il costo dei danni causati dalle inondazioni alle proprietà non residenziali aumenterà del 27% entro il 2050 e del 40% entro il 2080. Questo con un aumento della temperatura di soli 2° C». E visto che sarà difficile restare entro quel limite, il rapporto avverte che se la temperatura salirà di  4° C, cosa che secondo i consulenti scientifici del governo è possibile, questi danni aumenteranno rispettivamente al 44% e al 75%.

E questo in una situazione politico-decisionale molto più avanzata sulle tematiche del riscaldamento globale e dell’adattamento rispetto a quella italiana. Infatti, il lavoro intrapreso dal governo centrale del Regno Unito e dalle amministrazioni decentrate per adattarsi al clima prevede di: Investire un record di 5,2 miliardi di sterline per costruire 2.000 nuove difese contro le inondazioni entro il 2027; Proseguimento dei lavori sulla Green Finance Strategy per allineare i flussi finanziari del settore privato a una crescita pulita, sostenibile dal punto di vista ambientale e resiliente; Aumento della spesa totale del Nature for Climate Fund per il ripristino delle torbiere, la creazione e la gestione dei boschi a oltre 750 milioni di sterline entro il 2025; Garantire che la scienza e la ricerca climatiche, come UK Climate Projections 2018, siano completamente integrate nella pianificazione e nel processo decisionale, anche sulle principali infrastrutture.

Il CCRA3 include anche il riconoscimento degli ulteriori progressi che il governo del Regno Unito cercherà di realizzare attraverso il National Adaptation Program (NAP3), che sarà presentato in Parlamento nel 2023.

Il rapporto, che arriva dopo 3 mesi da quando il Regno Unito ha ospitato (co-organizzandola con l’Italia) la COP26 Unfccc a Glasgow, dimostra che nemmeno le molte promesse fatte e gli impegni presi in quell’occasione permetteranno al Paese di restare entro la soglia di più 1,5° C,

La ministro per l’adattamento climatico, Jo Churchill ha sottolineato che «La portata e la gravità della sfida posta dal cambiamento climatico significano che non possiamo affrontarla dall’oggi al domani e, sebbene negli ultimi anni abbiamo fatto buoni progressi, c’è chiaramente molto di più che dobbiamo fare. Riconoscendo gli ulteriori progressi che devono essere compiuti, ci impegniamo ad aumentare in modo significativo i nostri sforzi e a stabilire un percorso verso il terzo National Adaptation Programme che definirà politiche ambiziose e solide per assicurarci di essere resilienti ai cambiamenti climatici in futuro».

Secondo Greg Hands, ministro dell’energia, della crescita pulita e del cambiamento climatico, «Questo rapporto chiarisce i rischi di non agire sui cambiamenti climatici e che l’approccio da leader mondiale del Regno Unito per il net zero deve includere azioni sull’adattamento per garantire la nostra resilienza ai cambiamenti climatici in futuro. Questo comprende il fatto che dobbiamo basarci sui nostri forti progressi per arrivare a un’industria dell’energia rinnovabile affidabile e realizzata in patria, fornire posti di lavoro altamente qualificati e garantire investimenti, mentre costruiamo un futuro più pulito».

La ministro per il sistema scolastico, la baronessa Barran, ha dichiarato: «Costruire un futuro più sostenibile è fondamentale e l’istruzione ha un ruolo da svolgere. Vogliamo che i nostri asili nido, scuole, college e università siano più puliti e più ecologici. Nell’ambito del nostro programma di ricostruzione delle scuole, tutti i nuovi edifici devono essere operativi a zero emissioni e stiamo prendendo provvedimenti per comprendere i rischi e adattare il nostro patrimonio scolastico per far fronte ai cambiamenti climatici, alla scarsità d’acqua, insieme ai rischi delle ondate di caldo e delle inondazioni. Stiamo anche dando opportunità educative ai giovani per fa loro conoscere gli impatti dei cambiamenti climatici, incluso come adattarsi e affrontare i problemi che dobbiamo affrontare».

Il ministro per l’edilizia abitativa, Eddie Hughes, ha sottolineato che «La riduzione delle emissioni di carbonio delle abitazioni è una parte essenziale della nostra risposta ai cambiamenti climatici e stiamo facendo grandi progressi. Da giugno di quest’anno le nuove case dovrebbero produrre circa il 30% in meno di emissioni di CO2, salendo al 75% dal 2025. Abbiamo anche aggiornato le regole di pianificazione per porre maggiore enfasi sullo sviluppo sostenibile e un approccio più proattivo alla mitigazione e all’adattamento al clima modificare».

Dopo il completamento del CCRA e per sostenere lo sviluppo del NAP3, il governo del Regno Unito ha annunciato altre iniziative per sviluppare politiche nuove ed esistenti, per affrontare i rischi e impegnarsi con gli stakeholders  esterni per sviluppare ulteriormente gli obiettivi prima della pubblicazione del NAP3. Per questo, è stato creato un programma di ricerca che include un ulteriore sviluppo della comprensione delle scienze climatiche, un migliore accesso alla scienza per aiutare i decision-makers  a comprendere meglio il rischio, valutazioni del rischio climatico più localizzate e una migliore misurazione dell’adattamento che consenta al governo di monitorare meglio i progressi.

Ma l’opposizione dice che gli sforzi finora fatti sono stati diluiti a causa di finanziamenti inadeguati da parte del Tesoro per i progetti a lungo termine e che il cancelliere non ha menzionato il cambiamento climatico una volta nella sua relazione sul bilancio.

Per la deputata dei Greeen  Caroline Lucas, «E’ chiarissimo che non ci stiamo muovendo abbastanza velocemente per arrivare alle emissioni net zero e che più a lungo rimandiamo, più ci costerà. Il governo riconosce i rischi. Dobbiamo ancora vedere il piano d’azione che se ne occuperà».

Il mis nistro ombra per l’ambiente del Labour Party, Jim McMahon, attacca le politiche del governo: «Dopo oltre un decennio al potere, i conservatori non sono riusciti a costruire le case efficienti, il rafforzamento delle difese contro le inondazioni e gli habitat naturali resilienti necessari per affrontare la crisi climatica. La loro mancanza di azione e le vuote promesse stanno mettendo a rischio le persone, la natura e la nostra economia».