Stiamo rimpicciolendo le balene franche nordatlantiche in via di estinzione

Le balene sono circa 1 metro più corte di 40 anni fa. Anche i cuccioli delle femmine che restano impigliate durante l'allattamento sono più piccoli

[14 Giugno 2021]

Le balene franche nordatlantiche (Eubalaena glacialis) adulte misurano dagli 11 ai 17 metri di lunghezza e pesano fino a oltre 60 tonnellate; l’esemplare misurato più grande era lungo 18,2 metri e pesava 106,5 tonnellate. Ora, gli impigliamenti negli attrezzi da pesca e altri fattori stanno facendo regredire la crescita delle balene franche nordatlantiche, una nuova minaccia per questi cetacei in estinzione (ne sono rimaste meno di 400) perché le rende più piccole e più vulnerabili ad altre minacce.

A dimostrare il rimpicciolimento delle balene franche nordatlantiche è lo studio “Decreasing body lengths in North Atlantic right whales”, pubblicato recentemente su Current Biology da un team di ricercatori statunitensi che rivela anche che quando gli impigliamenti negli attrezzi da pesca non provocano direttamente alla morte delle balene franche nordatlantiche, possono avere effetti duraturi su una popolazione di mammiferi marini così vulnerabile.

Gli scienziati statunitensi dicono che un’odierna balena franca nordatlantica è lunga circa un metro in meno di quanto è una balena nata nel 1980.

Il principale autore dello studio, Joshua Stewart del Southwest Fisheries Science Center della National Marine Fisheries Service della National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa) spiega che «Normalmente vediamo questi importanti impatti sulla life-history nelle specie commerciali fortemente sfruttate. Mentre il calo della dimensione corporea media è sorprendente, ci sono alcuni esempi davvero estremi in cui le balene di 5 e 10  anni sono più corte di un normale cucciolo di 1 o 2 anni».

Secondo lo studio, i piccoli delle femmine di balene franche nordatlanti che hanno problemi di “statura” rimangono impigliati durante l’allattamento.

Un altro autore dello studio, Michael Moore della Woods Hole Oceanographic Institution,  evidenzia che «Questa è un’ulteriore prova che la salute delle balene è a rischio. Non possiamo recuperarle semplicemente riducendo la mortalità, dobbiamo prestare attenzione alla salute delle singole balene e affrontare anche questo problema».

Per misurare le dimensioni delle balene franche nordatlantiche appartenenti alla popolazione che studiano da vicino, i ricercatori statunitensi hanno utilizzato fotografie aeree ad alta risoluzione scattate da aeroplani e droni e John Durban dell’Oregon State University, spiega a sua volta che è così che «Siamo stati in grado di misurare le balene facendo volare una telecamera in alto sopra di loro, essenzialmente facendo loro dando loro un check sanitario senza che loro sapessero che eravamo lì».

Quello che sembra assodato è che «La crescita stentata delle balene coincide con un aumento del tasso di eventi pericolosi per la loro vita, lasciando ai singoli animali meno energia da dedicare alla crescita». Gli scienziati suggeriscono che lo stress continuo causato da questi pericoli uò ridurre il tasso riproduttivo delle femmine e probabilmente influenzare la sopravvivenza sia dei cuccioli che degli adulti.

Tuttavia, gli impigliamenti non spiegano l del tutto la riduzione della crescita di questi giganti del mare: «Altri fattori che vanno dal rumore delle navi alla disponibilità variabile dei minuscoli copepodi che sono la loro preda principale possono anche contribuire alla loro salute in declino. Possono anche renderle  più vulnerabili agli impigliamenti letali».

Stewart  fa notare che «C’è una crescente impronta umana nell’oceano, ed è probabilmente una combinazione di diversi fattori che sta influenzando la crescita e la life-history di questi animali vulnerabili. Altre popolazioni di balene in tutto il mondo stanno probabilmente sperimentando effetti simili derivanti dalle attività umane. Tuttavia, non sono così ben studiati come le balene franche nordatlantiche, quindi ci sono meno dati per documentarlo.

La Noaa Fisheries ha designato le balene franche nordatlantiche tra le 9 “Species in the Spotlight” altamente a rischio e che  giustificano azioni di ripristino mirate. Per questo, un piano d’azione per la specie delinea le azioni prioritarie di recupero, compresa l’indagine sull’abbondanza e la salute delle balene e su come questo influisca sulla loro sopravvivenza. Dal 2017 si registra anche un evento di mortalità insolita (UME), le cui cause principali sono gli impigliamenti negli attrezzi da pesca e le collisioni con le navi. Questi dati aiuteranno il team che si dell’UME e la Noaa a comprendere meglio le cause degli impatti documentarti  che provocano decessi e le lesioni gravi.

Secondo i ricercatori, «I risultati sottolineano l’importanza di quelli che i biologi chiamano “effetti sub-letali”. Questi effetti non uccidono del tutto le balene, ma drenano la loro energia, rendendole più vulnerabili ad altri rischi».

Le dimensioni corporee e le condizioni delle balene potrebbero influenzare i loro tassi riproduttivi e la sopravvivenza. Influiscono anche sulla loro resilienza ad altri impatti come il cambiamento climatico e le perturbazioni sopra e vicino alle loro aree di alimentazione e riproduzione. Questo significa che la riduzione delle dimensioni corporee potrebbe tradursi in una diminuzione dei trend riproduttivi della popolazione e influenzare le prospettive generali per le balene franche nordatlantiche. Gli scienziati dicono che «La gestione degli impatti umani sulla popolazione richiede un approccio olistico».

Il New England Aquarium cura il North Atlantic Right Whale Catalog  e monitora gli impatti umani e i loro effetti sulla salute delle balene utilizzando più di un milione di fotografie. Questi database dettagliati custoditi dagli anni ’80 sono stati essenziali per lo studio, ma queste informazioni ad alta risoluzione sono rare per le specie marine.