Quando le balene camminavano lungo le coste del Nord America

L'aumento dei ritrovamenti fossili sta aiutando i ricercatori a capire come le prime balene siano arrivate in America e siano diventate animali completamente acquatici

[4 Gennaio 2022]

Nel 1973, il paleontologo dilettante Peter Harmatuk trovò uno strano dente di un “mammifero” non meglio identificato nella roccia di una cava di pietra vicino a Castle Hayne, in North Carolina. A quel tempo, l’identità del dente non era chiara al di là di “mammifero”. Secondo il recente studio “The first possible remingtonocetid stem whale from North America”, pubblicato su Acta Palaeontologica Polonica  dal paleontologo  Mark Uhen della George Mason University, e da Carlos Mauricio Peredo dell’università del Michigan, quel dente trovato quasi 50 anni fa apparterrebbe a un gruppo di strane balene dal muso lungo chiamate remingtonocetidi che avevano un aspetto simile a una grande lontra con un muso comicamente lungo. Si trattava di creature che erano in grado sia di nuotare tra le onde che di camminare lungo le spiagge.

Come evidenzia Su Smithsonian Magazine Riley Black, una scrittrice scientifica freelance specializzata in evoluzione, paleontologia e storia naturale, «Forse sembra strano. Le balene ci sono più familiari come creature del mare, poiché si spingono attraverso l’acqua con le loro passere accoppiate. In qualche modo, tuttavia, balene simili a foche erano arrivate sulle coste nordamericane dell’antico dall’Asia meridionale».

Uhen, spiega: «Si pensa che i remingtonocetidi fossero animali costieri”, più simili alle foche e ai leoni marini moderni. Invece di nuotare dritti attraverso l’antico Atlantico, quindi, potrebbero aver gradualmente ampliato il loro raggio d’azione dal loro luogo di origine vicino all’antico Pakistan e India attraverso l’Eurasia, attraversando alla fine una distanza molto più breve verso il Nord America settentrionale, forse in quello che è oggi il Canada, e poi spostandosi a sud».

Tracciare il percorso preso da queste antiche balene con le zampe potrebbe essere difficile: «Rocce di età rilevante – dice Uhen – non si trovano a nord del New Jersey. Gli indizi sulla rotta costiera presa dalla balena simile a una lontra potrebbero essere andati persi a causa di queste stranezze geologiche. Ma questo non significa che la pista sia diventata completamente fredda. Indubbiamente ci sono più balene semi-acquatiche dell’Eocene medio da scoprire e descrivere in Nord America. I fossili sono relativamente rari e difficili da trovare, ma ci sono. La formazione rocciosa da cui proviene il nuovo dente, ad esempio, ha anche restituito i resti di un protocetide, o proto balena, chiamato Crenatocetus e balene completamente acquatiche chiamate Pachycetus e Cynthiacetus , tutte denominate dal 1990».

Grazie a tali reperti, i paleontologi sono stati in grado di delineare in modo più dettagliato l’albero genealogico degli  antenati delle odierne balene e i ricercatori continuano a scoprire nuove strane specie di antichi cetacei, spesso in luoghi inaspettati.

La Black  fa notare che «Molte delle prime balene non erano così strettamente legate alla terra come si pensava in precedenza, e reperti come il remingtonocetide della North Carolina stanno dimostrando come una vasta gamma di balene anfibie sia stata in grado di diffondersi in tutto il mondo».

Sin dalla metà del XIX secolo, i paleontologi e gli anatomisti hanno cercato di ricostruire il l’affascinante puzzle di come le balene siano passate dal vivere sulla terraferma al trascorrere l’intera vita in mare, ma i fossili che servivano a spiegare questa transizione erano sfuggenti e gli esperti potevano solo immaginare come si fossero originate le balene. Tutto è cambiato negli anni ’70.

La scoperta del Pakicetus, una balena vissuta circa 55 milioni di anni fa, ha permesso ai  paleontologi di concentrare la loro attenzione sui fossili trovati in Pakistan, India ed Egitto, e presto ci fu una vera e propria abbondanza di resti delle prime specie di balene. Anche nel 2021 il paleontologo Abdullah Gohar e il suo team del Mansoura University Vertebrate Paleontology Center Centro di paleontologia hanno denominato scientificamente un’antica specie di balena, Phiomicetus anubis, trovata in Egitto.

Quresti resti fossili non rficostruiscono ancora del tutto la linea evolutiva che ha portato dei mammiferi terrestri a sentirsi sempre più a loro agio in mare.  Gohar  spiega ancora su Smithsonian Magazine; «Diverse specie di antiche balene si sono sovrapposte nel tempo e nello spazio. Phiomicetus è  solo un esempio. La balena viveva accanto a un’altra balena simile a una lontra chiamata Rayanistes e  la balena dai denti aguzzi Fiomiceto potrebbe aver preso di mira i ciccioli della sua parente. Le prime specie di balene non apparivano una dopo l’altra, ma rappresentavano un’intera famiglia che proliferava lungo il bordo dell’acqua prima che le balene diventassero completamente a loro agio nel mare».

In questa antichissima storia svolgono infatti un ruolo anche le coste preistoriche del Nord America giocano un ruolo nella storia. Durante il XIX secolo, gli schiavi neri scoprirono grandi ossa nei campi del sud degli attuali Usa. Fossili che successivamente furono denominati e descritti da paleontologi statunitensi e britannici. Ma i ricercatori non sempre sapevano cosa stavano guardando, Ad esempio, il naturalista Richard Harlan era convinto  che alcune di quelle ossa appartenessero a un’enorme lucertola marina alla quale dette il nome di Basilosaurus, fino a che l’anatomista Richard Owen non determinò che la creatura era un mammifero e probabilmente una grande balena fossile lunga più di 2° metri, il più grande mammifero comnosciuto mai esistito fino a quando non fecero la loro comparsa le moderne famiglie di balene. E il Basilosauro non era solo. Ora i paleontologi si stanno rendendo conto che c’era una maggiore bidiversità delle prime balene in Nord America di quanto si aspettassero in precedenza.

Se qualcuno avesse potuto visitare 40 milioni di anni fa quella che oggi è la North Georgia, lungo le sue spiagge si sarebbe imbattuto nel Georgiacetus, uno strano mammifero che caracollava lungo la riva o si nascondeva in un estuario come un grande coccodrillo peloso, una delle tante prime balene i cui fossili hanno aiutato gli esperti a cominciare a capire  come le balene siano diventate da mammiferi anfibi  i giganteschi animali marini dotati di uno spesso strato di grasso e di pinne che conosciamo oggi.

Gohar, sottolinea che «Come il nuovo Phiomicetus, la creatura apparteneva a un antico gruppo di protocetidi che rappresentano un punto di svolta nell’evoluzione delle balene. Denominato nel 1998, Georgiacetus assomiglia ad altre prime balene trovate nell’Africa settentrionale, in Asia e, come recentemente chiarito, in Sud America. La balena era più anfibia e conservava gli arti posteriori funzionali che avrebbero permesso al mammifero di stare in piedi sulla terraferma. Il fatto che il Georgiacetus sia comparso nelle rocce del Nord America indica che le balene erano in grado di nuotare attraverso interi oceani, come l’antico Atlantico, anche prima che si adattassero completamente alla vita in mare. I protocetidi sono considerati i primi cetacei che hanno conquistato gli oceani».

Comunque, via terra o via mare, le antiche balene si sono diffuse nei vari continenti e costituivano una parte più ampia dell’antica ecologia terrestre di quanto si aspettassero i paleontologi.

La Black  conclude: «Scovare nuove informazioni sulle prime balene non significa solo aggiungere nuove specie alla crescente lista di specie fossili. Il fatto che le prime balene continuino a comparire in luoghi inaspettati indica che alcune erano probabilmente più abili nell’acqua di quanto precedentemente riconosciuto. Per mare o per costa, le balene hanno iniziato a spostarsi sempre più lontano molto rapidamente dopo la loro origine, le loro vite erano profondamente legate all’acqua. Molto prima dell’evoluzione degli sfiatatoi o del grasso, le balene erano di casa nei mari. Non è chiaro dove si presenterà la prossima eclatante scoperta, ma, date le sorprendenti scoperte degli ultimi tre decenni, le balene fossili continueranno sicuramente a essere sulla cresta dell’onda».