Proteggere le specie per combattere il cambiamento climatico

Come il clima può trarre vantaggio dalla conservazione della biodiversità

[26 Aprile 2022]

Finora, spesso le misure per proteggere il clima e la biodiversità sono state sviluppate parallelamente ma si tratta di un approccio ormai considerato obsoleto perché molte azioni possono proteggere sia il clima che la biodiversità.Secondo lo studio “Actions to halt biodiversity loss generally benefit the climate”, pubblicato su Global Change Biology da un team internazionale di ricercatori  guidato da Yunne-Jai Shin dell’Université de Montpellier de destinato alla prossima Conferenza delle parti della Convention on biological diversity (COP15 CBD) e in particolare ai Post-2020 Action Targets for 2030, «Circa due terzi di questi taergeti possono anche aiutare a rallentare cambiamento climatico».

Quando la COP15 CBD si riunirà in autunno in Cina per il suo secondo segmento, dovrà adottare la anche i nuovi obiettivi della biodiversità dell’Onu che sostituiranno gli Aichi Targets per il 2020 e all’Helmholtz-Zentrums für Umweltforschung (UFZ) che ha partecipato allo studio ricordano che «I 21 “Post-2020 Action Targets for 2030” sono già stati preformulati. Sebbene debbano ancora essere definitivamente concordati, mirano a ridurre le potenziali minacce alla biodiversità, migliorare il benessere degli esseri umani e implementare strumenti e soluzioni per la conservazione della biodiversità». Il nuovo studio di revisione ha valutato in che misura questi 21 obiettivi della biodiversità possono anche rallentare il cambiamento climatico. La conclusione è che «14 su 21 (ossia due terzi) di tutti gli obiettivi stanno dando un contributo positivo alla protezione del clima».  La Shin  s evidenzia: «Abbiamo scoperto che le misure di conservazione che arrestano, rallentano o invertono la perdita di biodiversità possono allo stesso tempo rallentare notevolmente il cambiamento climatico indotto dall’uomo».

Questo vale tra l’altro anche per l’obiettivo di collegare aree protette tramite corridoi o ulteriori aree protette su almeno il 30% della superficie terrestre. Josef Settele dell’UFZ conferma: «Vi sono prove crescenti che la creazione di nuove aree protette e l’adeguata gestione di quelle esistenti sulla terraferma e in mare aiutano a mitigare i cambiamenti climatici attraverso la cattura e lo stoccaggio del carbonio». Ad esempio, si stima che tutte le aree protette terrestri del mondo attualmente stocchino il 12-16% dello stock globale di carbonio e, sebbene le conoscenze siano ancora limitate, gli ecosistemi di acque profonde possono anche contenere importanti stock di carbonio sul fondo del mare, ad esempio su isole remote, montagne sottomarine di profondità e le piattaforme continentali artiche e antartiche.

Tuttavia, l’obiettivo del 30% di terra e mare protetti è ancora lontano dall’essere raggiunto. Secondo i più frecenti dati Onu, nel 2021 la copertura delle aree protette terrestri era del 15,7%  e in mare il 7,7%.

Ma il clima beneficia anche di alcuni degli altri nuovi obiettivi globali sulla biodiversità: «Ad esempio – dicono all’UFZ – un obiettivo è anche ripristinare almeno il 20% degli ecosistemi degradati (ad esempio  foreste tropicali e subtropicali) o degli habitat costieri (ad esempio barriere coralline, praterie di alghe e foreste di mangrovie). Secondo lo studio, la cattura globale del carbonio nei sistemi costieri è considerevolmente inferiore rispetto alle foreste terrestri a causa delle loro dimensioni più ridotte. Tuttavia, la quantità di carbonio catturata per unità di area di vegetazione costiera è considerevolmente più alta».

Tenere conto della biodiversità nelle leggi, nelle direttive e nei processi di pianificazione territoriale aiuta anche a proteggere il clima perché, tra l’altro, impedisce il disboscamento delle foreste, che sono un’importante serbatoio di CO2. Altri obiettivi positivi sia per la biodiversità che per la protezione del clima includono l’espansione delle infrastrutture verdi e blu nelle città (ad esempio parchi, tetti verdi e laghi) o un migliore lavoro informativo per incoraggiare la cittadinanza a gestire i rifiuti in modo più modo sostenibile e di consumare meno.

Gli autori hanno compilato 12 casi di studio per illustrare come questi obiettivi della biodiversità siano già attuati nella pratica (ad esempio nella conservazione delle torbiere africane, nella protezione della mega-fauna nell’Oceano Antartico o nel salvataggio delle più grandi foreste di mangrovie della Terra, le  Sundarban, al confine tra India e Bangladesh). Tuttavia, potrebbero esserci anche obiettivi contrastanti tra la protezione del clima e la biodiversità. Nell’Europa centrale, la conservazione del paesaggio culturale è un esempio che mostra che non tutto è facilmente conciliabile. Da un lato, imitare i sistemi tradizionali di uso del suolo invece di intensificare o addirittura abbandonare l’uso del suolo presenta evidenti vantaggi per la conservazione della biodiversità.

Settele sottolinea che «Questi sistemi riducono il rischio di estinzione di specie e varietà rare che si adattano abbastanza bene a una forma estensiva di uso agricolo e promuovono la conservazione di un’elevata diversità di impollinatori e nemici naturali dei parassiti. Ci sono conflitti perché alcune delle misure sono, di fatto, dannose per il clima. Poiché gran parte della terra è utilizzata per l’agricoltura, la percentuale di foreste non è così elevata e viene immagazzinato meno carbonio. L’allevamento di bovini, ovini e maiali rilascia metano, dannoso per il clima. C’è consenso sul fatto che dobbiamo fermare il cambiamento climatico, ma questo non deve andare a scapito della natura. Dobbiamo quindi trovare metodi per rallentare il cambiamento climatico e attuare misure di adattamento senza perdere la biodiversità. Questo spesso è possibile solo attraverso compromessi».

Sarebbe quindi positivo se venissero attuati molti dei nuovi obiettivi globali sulla biodiversità della CBD. Nel giugno 2021, gli scienziati dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) e dell’Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services (IPBES) avevano già messo le cose in chiaro in un Workshop Report on Biodiversity and Climate Change  congiunto nel quale hanno raccolto le attuali conoscenze sulla biodiversità e sui cambiamenti climatici e linee d’azione definite e prioritarie che un altro autore dello studio, il climatologo Hans-Otto Pörtner dell’Alfred-Wegener-Institut, Helmholtz-Zentrum für Polar- und Meeresforschung (AWI), ruiassume così concludendo: «Il problema del clima è ormai ben compreso. Tuttavia, la questione della biodiversità è trattata in completa separazione, anche quando si tratta di possibili soluzioni. C’è anche il rischio che si parli della natura come veicolo per la soluzione del problema climatico; questo è abbastanza problematico. La capacità degli ecosistemi di rallentare il cambiamento climatico è sopravvalutata, e il cambiamento climatico sta danneggiando questa capacità. Tuttavia, gli esseri umani credono che la natura sia in grado di superare la crisi climatica e permetterci di continuare o prolungare l’uso dei combustibili fossili. Ma è il contrario: solo quando riusciremo a ridurre drasticamente le emissioni dei combustibili fossili la natura potrà aiutarci a stabilizzare il clima».