Più di 100 ricercatori chiedono al governo di istituire una grande riserva marina nel Canale di Otranto

L’appello per la Fisheries Restricted Area (FRA) partito da scienziati di 37 università e centri di ricerca

[16 Marzo 2021]

100 ricercatori facenti capo a 37 Università e Centri di ricerca italiani e esteri hanno firmato un appello indirizzato al governo italiano per sostenere urgentemente l’istituzione di una riserva marina nel canale di Otranto tra Italia e Albania.

Ecco cosa scrivono gli scienziati:

«Il degrado degli ecosistemi marini e l’eccessivo sfruttamento delle risorse ittiche è una preoccupazione crescente nel Mediterraneo, in particolare in Adriatico, dove la pesca a strascico -particolarmente distruttiva per gli ecosistemi marini bentonici – è praticata con grande intensità alterando gli habitat dei fondali e impoverendo gli stock ittici.

Per contrastare il declino dell’Adriatico, nel 2017 la Commissione Generale per la Pesca del Mediterraneo (CGPM) ha istituito una Zona di Restrizione alla Pesca (Fisheries Restricted Area, FRA) nella Fossa di Pomo. Da allora si è registrata nella zona una ripresa sorprendente della biomassa di scampi e naselli, più che raddoppiata dall’istituzione della FRA . L’aumento di densità e abbondanza di giovanili di nasello, scampo e gambero rosa è stato osservato non solo all’interno della FRA – chiusa alla pesca di fondo – ma anche nelle aree adiacenti, suggerendo l’effetto spillover delle misure di tutela .

Il successo della FRA di Pomo sta sollevando grande interesse da parte della comunità internazionale quale esempio di best practice e modello replicabile in altre aree del bacino.

Nel 2018, è stata presentata alla CGPM una proposta per l’istituzione di una seconda FRA in Adriatico, nel Canale di Otranto, sulla quale il governo ancora non si è espresso.

La proposta prevede la chiusura di una zona ricca di habitat sensibili e una riduzione dello sforzo di pesca nelle aree limitrofe. L’area ospita infatti importanti aree di nursery di specie come il gambero rosa, il nasello, lo scampo, il gambero rosso, il gattuccio boccanera e una varietà di habitat vulnerabili, tra cui comunità di coralli profondi, spugne, corallo bambù e pennatule. Tali specie creano eterogeneità e stabilità negli ambienti di fondo, aumentando la biodiversità e fornendo un importante rifugio a pesci e invertebrati, anche di valore commerciale. Inoltre, gli habitat a Isidella elongata e le comunità di coralli profondi agiscono come aree di riproduzione permettendo il rinnovamento di specie ittiche sovrasfruttate, svolgendo un ruolo fondamentale negli ecosistemi dell’Adriatico.

Chiediamo pertanto al governo italiano di intervenire urgentemente sostenendo l’istituzione della FRA di Otranto, contribuendo così al recupero di stock ittici in grave sofferenza, alla conservazione di ecosistemi marini vulnerabili e al ripopolamento dell’Adriatico».

L‘iniziativa per una FRA – un’area di ripopolamento ittico che è qualcosa di diverso da un’Area marina protetta – nel Canale di Otranto è appoggiata da MedReAct  e Legambiente che sottolineano: «Basti pensare che proprio all’Adriatico spetta il triste primato della più alta intensità di pesca a strascico al mondo, con il risultato che vede oggi più del 90% delle risorse in via di esaurimento e una diminuzione del 70% di biomassa pescata rispetto a 35 anni fa».

Domitilla Senni di MedReAct  evidenzia che «I risultati della chiusura Fossa di Pomo – ha dichiarato  – dimostrano come l’istituzione di riserve marine o zone di restrizione alla pesca  possano contribuire al recupero della risorse ittiche e della biodiversità marina, ce andrebbero replicate anche nell’Adriaco meridionale sostenendo il futuro di una pesca più responsabile e sostenibile».

Secondo lo studio “A global network of marine protected areas for food” pubblicato nel novembre 2020 su Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) da un team di ricercatori statunitens, proteggere solo il 5% di mare dalla pesca intensiva produrrebbe un aumento del 25% di stock su scala globale. Per questo nel 2018 è stata presentata alla CGPM una proposta per l’istituzione di una seconda FRA in Adriatico, nel Canale di Otranto, sulla quale il governo italiano però ancora non si è espresso.

Federica Barbera, dell’ufficio aree protette e biodiversità di Legambiente, conclude: «Rafforzare la tutela di aree marine particolarmente significative per la tutela della biodiversità va nella direzione di fermare la drammatica perdita di specie e habitat che sta minacciando il nostro mare e, al contempo, di garantire la ricostituzione di stock ittici importanti dal punto di vista commerciale  Per questo motivo la nuova Strategia europea della biodiversità al 2030 sottolinea tra gli obiettivi chiave quello di incrementare le aree protette e le zone di tutela integrale e per questo chiediamo al ministro Patuanelli di ascoltare l’appello di tanti scienziati sostenendo l’istituzione dell’area di restrizione alla pesca nel Canale di Otranto per ripopolare il mare e garantire un futuro alla pesca».