Nel 2023 tasso di deforestazione dimezzato in Amazzonia, ma cresce nel Cerrado

Oliveira (Wwf): «La deforestazione minaccia la sicurezza idrica delle grandi città e soprattutto del settore agricolo»

[23 Gennaio 2024]

Con il ritorno di Lula alla presidenza del Brasile, nel gennaio di un anno fa, si è interrotta la crescita nella deforestazione dell’Amazzonia, anche se continua ad allarmare la situazione nella savana tropicale del Cerrado.

Il ministero brasiliano della Scienza (Inpe) documenta infatti che nel corso dell’ultimo anno il tasso di deforestazione si è quasi dimezzato in Amazzonia rispetto al 2022 (7.665 kmq contro 12.695 kmq); al contempo nel Cerrado, che copre circa il 20% della superficie del Brasile, sempre nel 2023 sono stati deforestati almeno 11.011 kmq (+15% rispetto alla media storica), superando i 10.688 kmq persi nel 2022.

Le principali cause sono legate alle attività agricole, come coltivazioni di soia e allevamento di bestiame: circa l’80% della deforestazione risulta concentrato negli Stati di Maranhão, Tocantins, Piauí e Bahia, una regione considerata la principale frontiera dell’espansione agricola in Brasile e uno dei principali fronti di distruzione degli ecosistemi nel mondo.

«Solo tra gennaio e aprile, il Cerrado ha perso 2.133 kmq. Purtroppo, questo numero si inserisce in un contesto di distruzione continua e crescente che si sta verificando da molto tempo. Questa devastazione ha già consumato metà del bioma, che è fortemente pressato dalle attività agricole», spiega Edegar de Oliveira, direttore del programma di Conservazione degli ecosistemi e restotation del Wwf-Brasile.

Un dato particolarmente preoccupante, visto anche che i principali bacini fluviali del Paese hanno origine nel Cerrado: «La deforestazione – aggiunge Oliveira – minaccia la sicurezza idrica delle grandi città e soprattutto del settore agricolo, che ha bisogno di un regime pluviometrico sicuro per mantenere la propria produttività».

Secondo il Wwf la crescita della deforestazione nel Cerrado è comunque «legata a diverse azioni intraprese dalla precedente amministrazione», quando Bolsonaro guidava il Brasile: per primo l’indebolimento del quadro di protezione ambientale in Brasile; le azioni di deregolamentazione che hanno ridotto i diritti delle popolazioni indigene in merito alla delimitazione delle loro terre; un governo totalmente permissivo nei confronti delle illegalità legate all’uso della terra; i successivi tagli al budget e la sostituzione delle posizioni di leadership negli organismi governativi che contribuiscono alle azioni di monitoraggio, alla gestione delle risorse naturali e alla lotta alla deforestazione.

A livello globale, e non solo in Brasile, la deforestazione resta un pericolo critico da affrontare: il Wwf ha infatti registrato un aumento del 21% della perdita di foreste fino al 2022, con la scomparsa di ben 6,6 milioni di ettari di area forestale, mettendo in ombra gli obiettivi di deforestazione stabiliti alla conferenza sul clima del 2021 (Cop26), che miravano a fermare la deforestazione entro il 2030.