Missione Unesco scopre una rara barriera corallina profonda al largo di Tahiti

Si estende a profondità tra 30 e 65 metri e sembra completamente intatta. Nuove speranze per i coralli nel mare sempre più caldo

[20 Gennaio 2022]

Un team di esploratori marini guidati dall’UNESCO  che partecipano alla missione globale di mappatura dei fondali marini “Seabed2030 Project”, ha scoperto una barriera corallina “incontaminata” che si estende per 3 km a una profondità tra i 30 e i 65 metri. La direttrice generale dell’Unesco, Audrey Azoulay ha sottolineato che «Ad oggi, conosciamo la superficie della luna meglio del profondo oceano. Solo il 20% dell’intero fondale marino è stato mappato. Questa straordinaria scoperta a Tahiti dimostra l’incredibile lavoro degli scienziati che, con il supporto dell’Unesco, ampliano la nostra conoscenza di ciò che si trova sotto».

La barriera corallina è stata scoperta a novembre, durante una spedizione subacquea a nella “zona crepuscolare” dell’oceano Pacifico al largo della costa di Tahiti, nella Polinesia francese, si tratta di una delle più grandi scoperte a quella profondità.

Secondo Julian Barbiere, capo Marine Policy and Regional Implementation Section del segretarioto IOC Unesco, «E’ molto insolita perché, fino ad ora, la stragrande maggioranza delle barriere coralline conosciute al mondo si trova a profondità fino a 25 m. Quindi questa scoperta suggerisce che ci sono molte più grandi barriere coralline là fuori, a profondità di oltre 30 metri, in quella che è conosciuta come la “zona crepuscolare” dell’oceano, di cui semplicemente non siamo a conoscenza».

Le barriere coralline sono un’importante fonte di cibo per altri organismi, quindi la loro localizzazione può aiutare la ricerca sulla biodiversità. Gli organismi che vivono sulle scogliere possono essere importanti per la ricerca medica e le barriere coralline possono anche fornire protezione dall’erosione costiera e persino dagli tsunami.

La campagna di ricerca #1Ocean è guidata dal fotografo subacqueo francese Alexis Rosenfeld in partnership con Unesco per la  Decade of Ocean Science for Sustainable Development, Rosenfeld ha raccontato che «E’ stato magico vedere giganteschi e splendidi coralli rosa che si estendono a perdita d’occhio, Era come un’opera d’arte».

Le barriere coralline sono tra gli ecosistemi più minacciati dell’oceano: sono a rischio inquinamento, per l’aumento delle temperature marine e per il cambiamento nella chimica del mare causata alle emissioni di anidride carbonica assorbite dall’oceano.

Murray Roberts, uno dei principali scienziati marini dell’università di Edimburgo, ha detto a BBC News che «La scoperta dimostra quanto ancora abbiamo da imparare sull’oceano. Associamo ancora i coralli ai mari tropicali meno profondi, ma qui abbiamo trovato un enorme sistema di barriera corallina precedentemente sconosciuto. Dato che le acque poco profonde si riscaldano più velocemente delle acque più profonde, in futuro potremmo scoprire che questi sistemi di barriere coralline più profonde saranno rifugi per i coralli. Dobbiamo andare là fuori per mappare questi luoghi speciali, capire il loro ruolo ecologico e assicurarci di proteggerli per il futuro».

Barbiere evidenzia che  la barriera profonda sembra integra e che al momento non ci sono prove che sia stata danneggiata da qualche attività antropica: «La sua insolita profondità è stata una delle ragioni per cui è rimasta in un ottimo stato. In genere le troviamo a profondità minori perché le alghe che vivono all’interno delle strutture dei coralli hanno bisogno di luce. Ma qui siamo in una parte dell’oceano che è lontana dalla terraferma, quindi ci sono meno sedimenti che finiscono nell’oceano. La scoperta ci fornisce  un’importante visione della biodiversità oceanica. Sappiamo che circa il 25% delle specie marine si trova nelle barriere coralline, quindi la fase successiva è trovare quali specie vivono intorno a questo tipo di barriera corallina».

Finora pochissimi scienziati sono stati in grado di localizzare, investigare e studiare le barriere coralline a profondità superiori a 30 m. Tuttavia, grazie alla tecnologia, ora sono possibili immersioni più lunghe a queste profondità. In totale il team ha effettuato immersioni per un totale di circa 200 ore per studiare la barriera corallina e ha potuto assistere alla diffusione delle uova dei coralli. Ulteriori immersioni sono previste nei prossimi mesi per continuare le indagini intorno alla barriera corallina.

Laetitia Hedouin, una subacquea specializzata in coralli del Centre national de la recherche scientifique (CNRS) francese conclude: «La Polinesia francese ha subito un significativo evento di sbiancamento nel 2019, tuttavia questa barriera corallina non sembra essere stata colpita in modo significativo. Ci aspettiamo che una barriera corallina come questa impieghi circa 25 anni per crescere e svilupparsi in questo modo. Pensiamo che le barriere coralline più profonde possano essere meglio protette dal riscaldamento globale. La scoperta di questa barriera corallina in condizioni così incontaminate è una buona notizia e può ispirare la conservazione futura. Pensiamo che le barriere coralline più profonde possano essere meglio protette dal riscaldamento globale».